Stipendi nella scuola, tra accuse di toni trionfalistici e dati obiettivi. Ma il nostro personale resta tra i meno pagati in Europa
“La FLC CGIL consiglia al ministro Giuseppe Valditara toni meno trionfalistici riguardo la sottoscrizione dei contratti Istruzione e Ricerca. La narrazione proposta si scontra con la dura realtà: docenti e personale ATA continuano a percepire stipendi tra i più bassi d’Europa e anche molto distanti da quelli del resto della pubblica amministrazione nel nostro Paese”. Una nota del sindacato commenta così le dichiarazioni rilasciate dal ministro Valditara durante il Question Time svoltosi mercoledì 8 aprile alla Camera.
In tale occasione il ministro aveva parlato di un “risultato storico: la sottoscrizione di tre contratti del comparto scuola in tre anni e mezzo. Un traguardo che segna una netta discontinuità rispetto al passato e pone fine alla stagione dei blocchi e dei ritardi che, per circa un decennio, dal 2009 al 2018 e poi dal 2019 al 2022, ha lasciato il personale scolastico senza rinnovi contrattuali e con stipendi fermi”.
I tre contratti sottoscritti, ha sottolineato Valditara, hanno comportato “incrementi retributivi complessivi pari a 412 euro mensili per i docenti e 304 euro per il personale Ata”, e questo consentirebbe al personale della scuola italiana di avvicinarsi agli standard europei. Troppo poco per Gianna Fracassi, segretaria della Flc Cgil, perché “il contratto 2022/2024 è stato rinnovato con risorse che coprono appena un terzo dell’inflazione registrata nel triennio, determinando di fatto un ulteriore impoverimento salariale”. E restano insolute “questioni centrali come il precariato, l’aumento dei carichi di lavoro e le condizioni organizzative sempre più critiche all’interno delle istituzioni scolastiche”. Quelle del ministro sono “dichiarazioni autocelebrative”, conclude la nota.
Ma come stanno effettivamente le cose? Detto in sintesi l’aumento degli stipendi c’è stato, ma il divario con gli standard europei è rimasto rilevante. Del resto si partiva da uno scarto molto forte con la maggior parte dei paesi europei. Basti pensare che nel 2024 – in base al rapporto “Regards sur l’Education dell’Ocse – un insegnante italiano della scuola secondaria di secondo grado guadagnava dopo 15 anni 50 mila euro circa contro i 105 mila di un collega tedesco, i 99 mila di un olandese, i 66 mila di uno spagnolo. Solo nei Paesi dell’Europa orientale ex comunista ci sono salari inferiori: Ungheria, Bulgaria, Polonia, Slovacchia, Romania. L’Italia è in una fascia medio-bassa in compagnia di Grecia, Croazia e Repubblica Ceca (un quadro comparativo più completo è presente nel numero di marzo della rivista).
In media gli stipendi italiani sono circa il 15% sotto la media europea. Nessun Governo, del passato e anche del futuro, di qualsiasi colore, è stato e sarà in grado di eliminare questo divario, a meno di svolte in positivo nelle finanze pubbliche (che non si intravedono, tanto meno con il trend demografico in corso e le conseguenti pressioni sul fronte pensionistico e assistenziale) o di soluzioni innovative e anche ardite (se ne parla nelle successive notizie). Ciò che ha fatto a riguardo il Governo Meloni non è poco, e neanche si può fare una colpa se i costi energetici alle stelle e i conseguenti effetti inflattivi si mangeranno gli aumenti salariali.
Né obiettivamente va dimenticato che tra il 2016 e il 2026 il numero complessivo degli insegnanti – cioè della categoria nettamente maggioritaria tra il personale della scuola – è salito del 18,4%: +138 mila docenti (soprattutto di sostegno): l’incremento retributivo degli ultimi contratti è stato assicurato a un numero molto più alto di persone, con un’impennata della spesa per stipendi (che però è stata ripartita tra molte più “teste”).
Da ciò si deduce anche che, a parità di spesa totale alla quale si è arrivati con gli ultimi contratti, se l’aumento del numero di insegnanti in servizio fosse stato inferiore (quello di alunni e dirigenti scolastici nello stesso periodo è addirittura diminuito del 10-12%), gli scatti stipendiali sarebbero potuti essere ben più corposi.
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