Nuova giornata di sciopero, venerdì 27 marzo, anche per il mondo della scuola. A proclamare l’astensione dal lavoro è il Sisa, Sindacato indipendente scuola e ambiente, che chiama alla mobilitazione il personale docente, dirigente e Ata, sia di ruolo sia precario, in Italia e all’estero. Per le scuole si profila dunque una giornata potenzialmente complicata sul piano dell’organizzazione, con possibili ripercussioni sulle lezioni, sui servizi amministrativi e sulla vigilanza.
Più che il quadro generale degli scioperi di trasporti e informazione, è soprattutto il settore scolastico a interrogarsi sulle conseguenze concrete della protesta. Come avviene in questi casi, l’impatto varierà da territorio a territorio e da istituto a istituto, in base al tasso di adesione del personale. Le famiglie potrebbero trovarsi di fronte a ingressi posticipati, uscite anticipate, rimodulazioni dell’orario o, in alcuni casi, alla mancata regolarità delle attività didattiche.
Lo sciopero riguarda infatti non solo i docenti, ma anche i dirigenti scolastici e il personale Ata. Questo significa che, oltre alle lezioni, potrebbero risentirne anche attività essenziali per il funzionamento quotidiano delle scuole: apertura dei plessi, sorveglianza degli alunni, supporto agli uffici di segreteria, gestione amministrativa e servizi ausiliari. In particolare negli istituti con organici già ridotti o con un alto numero di supplenze, anche un’adesione non massiccia potrebbe creare criticità organizzative.
Ma la giornata del 27 marzo è anche l’occasione per riportare al centro alcune richieste che toccano nodi strutturali del sistema scolastico. Il Sisa lega la mobilitazione a un giudizio severo sulle condizioni della scuola pubblica e, più in generale, sul peggioramento delle condizioni di vita del personale. Tra i punti rivendicati c’è l’assunzione su tutti i posti vacanti e disponibili, sia per i docenti sia per il personale Ata. Un tema che per il settore scolastico significa soprattutto contrasto al precariato e maggiore continuità didattica, due questioni che continuano a pesare sul funzionamento ordinario delle scuole.
Un altro punto forte della piattaforma riguarda la richiesta di un ruolo unico docente, con uguale orario e uguale salario dall’infanzia fino alla secondaria di secondo grado. È una proposta radicale, che mette in discussione l’attuale articolazione del lavoro insegnante nei diversi gradi scolastici e rilancia il tema, mai risolto, della valorizzazione economica della professione docente.
Sul versante retributivo, il sindacato chiede un recupero dell’inflazione attraverso aumenti stipendiali almeno del 20% netto. Anche qui il messaggio è chiaro: il disagio del personale scolastico non viene letto come una questione episodica, ma come il riflesso di una perdita di potere d’acquisto ormai strutturale. Per la scuola, questa rivendicazione si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda l’attrattività della professione e la tenuta del sistema pubblico di istruzione.
Tra le richieste compare anche la riduzione dei costi del Tfa universitario, un tema particolarmente sensibile per chi aspira alla specializzazione o all’abilitazione. Per il comparto scuola, questo significa riaprire il dossier dell’accesso alla professione e della formazione iniziale, ancora percepita da molti aspiranti docenti come lunga, onerosa e poco sostenibile.
C’è poi un passaggio che riguarda direttamente la governance degli istituti: l’abolizione del concorso per dirigente scolastico e il passaggio a una figura elettiva sul modello universitario, scelta dal collegio dei docenti tra figure interne con requisiti definiti. È una proposta che, sebbene molto distante dall’impianto attuale, segnala un malessere che attraversa anche il tema della leadership scolastica e del rapporto tra collegialità e funzioni dirigenziali.
Infine, lo sciopero richiama l’attenzione anche sul personale Ata, con la richiesta di assunzioni su tutti i posti vacanti e di una revisione dei requisiti per i collaboratori scolastici. Un punto che interessa da vicino la qualità della vita nelle scuole, perché proprio il personale amministrativo, tecnico e ausiliario rappresenta una componente decisiva per la tenuta organizzativa degli istituti.
Il dato che emerge, al di là della singola giornata di protesta, è che la mobilitazione del 27 marzo rimette sul tavolo alcune questioni centrali per il futuro della scuola: stabilizzazione del personale, salari, formazione, organizzazione del lavoro, modello di governance. Resta da vedere quale sarà l’adesione effettiva e quanto la protesta inciderà sul normale svolgimento delle attività scolastiche.
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