PNRR: scongiurare il fallimento

Il Pnrr destinato all’edilizia scolastica, con 17 miliardi stanziati, ma di cui è stato speso solo il 50 per cento, rischia il fallimento. I deputati Pd denunciano ritardi burocratici, imprese inadempienti e la necessità di un intervento urgente del governo per salvare i cantieri. In Italia ci sono scuole rase al suolo che non verranno ricostruite in tempo, studenti trasferiti in aule improvvisate, comuni lasciati soli a fronteggiare ritardi che non hanno causato. È l’immagine più netta – e più dura – che emerge dalla conferenza stampa “Scuole e Pnrr – Scongiurare il fallimento”, convocata alla Camera dai deputati del Partito democratico Anna Ascani, Simona Bonafè, Piero De Luca, Ilenia Malavasi e Irene Manzi. Un atto d’accusa preciso: il governo sa che c’è un problema, ma non interviene. «Da mesi riceviamo lo stesso allarme da diversi sindaci – ha spiegato Ascani –.

Nel Pnrr si stanno accumulando ritardi tali da mettere a rischio la realizzazione di numerosi interventi sulle scuole. E la responsabilità viene scaricata sistematicamente sugli enti locali. Chiediamo al governo di affrontare subito questa situazione». Il tema principale riguarda la sostituzione di vecchi edifici scolastici tramite demolizione e ricostruzione. Molti comuni hanno già completato la demolizione, ma l’avvio della nuova costruzione è bloccato per ritardi, rimpalli tra amministrazioni centrali e stazioni appaltanti, o per l’inadempienza delle imprese. Il sindaco di San Polo d’Enza, Franco Palù, ha illustrato un caso particolarmente critico: «Il progetto preliminare che il ministero avrebbe dovuto inviarci entro dicembre 2022 è arrivato solo a marzo 2023. Per questo ci è stato imposto di passare per Invitalia come centrale di committenza. Oggi non abbiamo certezze: non sappiamo se riusciremo a far tornare gli studenti a scuola a settembre, per ora sono dislocati in varie sedi. E se perdiamo i fondi, il Comune rischia il commissariamento». Situazioni analoghe vengono segnalate in più territori. Il sindaco di San Gimignano, Andrea Marrucci, ha ricordato che solo nella provincia di Siena «quattro comuni si trovano con scuole demolite e cantieri fermi», mentre l’accordo quadro per selezionare gli operatori economici è nel frattempo scaduto.

Il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, ha denunciato «un silenzio totale» da parte del governo nonostante le comunicazioni inviate: «Nella mia esperienza ho conosciuto gli enti inutili, adesso anche quelli dannosi». A Roseto degli Abruzzi il Comune rischia la richiesta di restituzione di due milioni di euro a causa dei blocchi nei lavori. La deputata Irene Manzi, responsabile scuola del Pd, ha contestualizzato il problema: «Scongiuriamo il fallimento, non si può perdere un obiettivo importante. Gli interventi riguardano adeguamento sismico, nuovi spazi didattici e una riqualificazione profonda delle strutture. Sono investimenti urgenti. Gli imprevisti e le complessità degli appalti non possono ricadere sui comuni. Serve che il Ministero dell’Istruzione prenda in carico la gestione delle criticità». Mentre la dem Ilenia Malavasi, che ha annunciato un’interpellanza parlamentare, ha evidenziato che «in diversi casi i comuni non hanno ricevuto in tempo la progettazione necessaria e non hanno potuto bandire le gare. Ora ci viene chiesto di mettere a bilancio risorse del Pnrr: è una richiesta ingiusta e impraticabile. Gli amministratori non sono responsabili dei ritardi avvenuti a monte. Servono soluzioni alternative di finanziamento e un’assunzione di responsabilità da parte del governo».

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