Bullismo: ‘Aiuto, mio figlio è una vittima’, ecco come aiutarlo

Non passa giorno senza che le cronache raccontino atroci vicende di bullismo che sconfinano, ormai sempre più spesso, in crimini efferati. L’ultimo caso, quello del tredicenne di Giugliano, in Campania, violentato da undici coetanei per quattro anni.

Molti si chiedono come sia possibile che casi del genere sfuggano alla percezione delle persone vicine, familiari, insegnanti, amici. Spesso è proprio la vergogna della vittima a coprire gli aguzzini. Nel caso di Giugliano è stata la madre a improvvisarsi detective e a scoprire la verità, denunciando tutto ai carabinieri. Ma può essere utile fornire alcuni strumenti per capire se nostro figlio è coinvolto in dinamiche che hanno a che fare con il bullismo. Continuiamo perciò a seguire la traccia fornita dall’opuscolo diffuso da Telefono Azzurro contro il bullismo.

Quali sono allora i segnali da cogliere per capire se vostro figlio è vittima di bullismo? Oltre ai segnali esterni – ematomi o contusioni, oggetti personali rotti o scomparsi – esistono anche segnali fisiologici come la carenza di energie, problemi legati al sonno, la modifica delle abitudini alimentari, e segnali comportamentali: il controllo ossessivo di cellulare, computer, tablet, la tendenza ad essere introverso, l’aggressività. A scuola poi si registra spesso un calo improvviso del rendimento, il rifiuto di andare a scuola, il calo delle uscite con i coetanei.

Una volta individuato il problema come bullismo, ed escludendo che la situazione nasca da altre problematiche familiari – una su tutte, la separazione dei genitori – Telefono Azzurro fornisce anche una lista di comportamenti utili per i genitori o gli adulti di riferimento:

Dite al ragazzo di non reagire: è esattamente quello su cui il bullo conta.
Tenete un registro: raccogliete quante più informazioni possibile riguardo a quanto avviene e al bullo, così da poter esaminare al meglio la situazione. Se le molestie avvengono online, raccogliete prove fotografando, stampando e copiando le schermate dei messaggi incriminanti.
Cercate aiuto: a volte, oltre a chiedere l’aiuto dei genitori, i ragazzi potrebbero sentire il bisogno di rivolgersi a persone terze. In questi casi, l’aiuto di uno psicoterapeuta esperto può essere prezioso. È quindi importante che vostro figlio sappia a chi può chiedere un aiuto.
Ampliate il campo di amicizie e interessi di vostro figlio: incoraggiate vostro figlio a sviluppare amicizie al di fuori della sfera scolastica, e a partecipare ad attività che aiutino a rinforzarne l’autostima e la consapevolezza di sé (come ad esempio recitazione, danza, arti marziali, sport di squadra, associazioni giovanili di quartiere).
Aiutate vostro figlio a coltivare le proprie competenze affettive e socio-relazionali: aiutatelo, ad esempio, a lavorare sulle sue capacità di reazione e di ripresa, a trarre lezioni dagli ostacoli che incontra nella vita quotidiana, a fronteggiare circostanze sfavorevoli e a sviluppare strategie di risposta efficaci.
Allertate la Polizia: se l’aggressione assume caratteristiche più gravi e allarmanti, degenerando ad esempio in episodi di violenza, ricatto o tentata estorsione, o sfociando in episodi di autolesionismo o di tentato suicidio, non esitate a rivolgervi alle autorità.
Partecipate alle attività scolastiche volte a contrastare il bullismo.