Scuola dell’Infanzia: tutto quello che non sai (e che invece tuo figlio vorrebbe che conoscessi)

La scuola dell’infanzia, che molti di noi chiamano ancora ostinatamente “materna” o, peggio, “asilo”, può essere gestita da tre tipi di enti: lo Stato, i comuni, e i privati, che spesso sono congregazione religiose. Queste tre gestioni appartengono tutte alla dimensione pubblica, anche le scuole delle “suore” che per effetto della legge sulla parità  rientrano nel sistema pubblico, così come le scuole comunali (ma su queste nessuno, credo, nutriva dubbi).

La scuola dell’infanzia non serve a gettare le basi per la scuola primaria e lo stesso discorso vale per ogni ordine e grado scolastico: si va a scuola per sviluppare precise finalità e non per un’eterna rincorsa e preparazione per lo step successivo (pensate che ansia se dovesse essere proprio così!).

La scuola dell’infanzia ha quattro finalità presentate dal testo di riferimento per la scuola, le “Indicazioni nazionali per il curricolo”.

Le finalità sono lo sviluppo delle competenze, dell’autonomia, e dell’identità,  queste presenti anche nel testo di riferimento prima delle Indicazioni, chiamato “Orientamenti”. A queste si è aggiunta la quarta finalità, la promozione della cittadinanza.

In altre parole i nostri figli vanno alla scuola dell’infanzia non per colorare dentro i margini, per completare schede o per scrivere la lettera a babbo Natale da mostrare alle nonne alla cena della Vigilia.

I bambini vanno a scuola per sviluppare le proprie competenze, per costruire insieme agli altri la propria identità, per essere soggetti protagonisti e autonomi e per diventare, da subito cittadini migliori.

La scuola dell’infanzia, non è dunque un asilo, un posto cioè dove i bambini sono solo accuditi, né un’eterna preparazione alla scuola del domani. La scuola dell’infanzia, al contrario è la scuola dell’oggi, delle competenze in azione, del confronto, della metacognizione, della riflessione e della realtà.

Le esperienze che più esportiamo al mondo in ambito pedagogico si riferiscono proprio a quest’ordine di scuola: mi riferisco all’approccio montessoriano e a Reggio children, esperienze di scuola che il mondo ci invita e che studia con passione.

Per approfondire l’importanza di questa scuola, nella quale il pensiero creativo si sviluppa e si arricchisce anche con esperienze legate all’innovazione tecnologica, consigliamo il bel libro di Mitchel Resnick (docente al MIT di Boston, intitolato “Come i bambini”, nel quale si porta avanti un’idea suggestiva e affascinante: invece di considerare la scuola dell’infanzia come primo gradino verso gli ordini successivi, proviamo a trasformare le scuole “dei grandi” seguendo il modello delle scuole dell’infanzia, rendendole dunque creative, accoglienti, reali e inclusive.

Non sono dunque le basi l’interesse della scuola dell’infanzia, ma le altezze dei nostri bambini, dei loro sogni e del desiderio che deve svilupparsi giorno dopo giorno, di essere cittadini con una propria identità sviluppata, autonomi e competenti. Ci crediamo veramente? Allora smettiamola di dover anticipare attività e routines tipiche di altre età, diamo loro tempi lunghi per sperimentare e per conoscere attraverso il loro corpo, insegniamo la passione per la lettura leggendo centinaia di volte la stessa storia o centinaia di storie diverse, aiutiamoli a formulare domande sempre nuove e a uscire anche con la pioggia. Forse ci ringrazieranno.