Plusdotazione: quando il talento diventa un problema a scuola. La riflessione di una mamma
Riceviamo e pubblichiamo di seguito la riflessione che Franca, una mamma, ha inviato alla redazione di Tuttoscuola.
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Molti ragazzi con capacità intellettive superiori alla media vivono la scuola non come un’opportunità, ma come un luogo di frustrazione. Non perché manchi loro il talento, ma perché il sistema scolastico spesso non è preparato a riconoscere e gestire la plusdotazione. Così, paradossalmente, proprio chi avrebbe più strumenti per eccellere rischia di sentirsi fuori posto, incompreso o addirittura inadeguato.
La plusdotazione non si riduce a un quoziente intellettivo elevato. Comprende anche creatività, pensiero divergente e una sensibilità emotiva intensa. Caratteristiche che possono rendere un ragazzo brillante e originale, ma anche più vulnerabile se non adeguatamente comprese e supportate. In assenza di percorsi mirati, l’esperienza scolastica può trasformarsi in una fonte di noia, stress e disagio.
Il problema è anche strutturale. La formazione dei docenti su queste tematiche è ancora limitata e, in molte scuole, mancano riferimenti chiari e linee guida operative. I segnali di plusdotazione vengono così facilmente fraintesi: un bambino annoiato può essere considerato svogliato, un adolescente ipersensibile etichettato come “troppo emotivo”. Interventi non adeguati, dall’isolamento a richieste eccessive, rischiano di produrre più danni che benefici.
Le conseguenze non sono trascurabili. Frustrazione, senso di inadeguatezza e isolamento sociale sono esperienze frequenti. In alcuni casi emergono ansia, demotivazione o comportamenti oppositivi, in un circolo vizioso che indebolisce autostima e fiducia nelle proprie capacità. È un paradosso evidente: un talento può arrivare a sentirsi incapace proprio nell’ambiente che dovrebbe aiutarlo a crescere.
Eppure le soluzioni esistono. La formazione continua degli insegnanti è un primo passo fondamentale, insieme alla possibilità di confrontarsi con professionisti ed esperti. Anche senza stravolgere i programmi, si possono introdurre attività di approfondimento, percorsi personalizzati e progetti che stimolino curiosità e pensiero critico, permettendo agli studenti di esprimere il proprio potenziale.
Valorizzare questi ragazzi non è un privilegio per pochi, ma un investimento per tutti. Giovani capaci di pensare in modo creativo e originale rappresentano una risorsa per la società. Trascurarli significa disperdere competenze e possibilità preziose.
Riconoscere e valorizzare la plusdotazione non è quindi un lusso, ma un dovere educativo. I ragazzi con alto potenziale cognitivo meritano di essere accompagnati con competenza e attenzione, non ignorati o fraintesi.
Questo è anche lo sguardo di un genitore che, partendo da un’esperienza diretta, cerca di contribuire a migliorare la risposta della scuola non solo per il proprio figlio, ma per tutti i ragazzi che vivono situazioni simili. Il tempo di agire è ora: la scuola deve essere pronta a trasformare il talento in crescita, motivazione e opportunità.
Franca
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