Verso la parità/1. Passi importanti per una offerta formativa integrata
Gradualmente, e attraverso una pluralità di vie diverse (contributi ministeriali, dote scuola della Regione Lombardia, voucher della Regione Piemonte, Buono scuola della Regione Veneto, altre misure di minore impatto in altre Regioni), anche l’Italia si sta forse avvicinando a quella piena parità anche economica tra scuole pubbliche e scuole private (in alcuni casi alcune convenzionate, in altri totalmente libere, come in Olanda, Belgio, Finlandia, Svezia) che è la condizione normale in quasi tutta l’Europa comunitaria. Fanno eccezione solo la Grecia, la cui Costituzione vieta qualsiasi finanziamento, e parzialmente anche l’Italia, dove la totale parità è stata riconosciuta finora solo sul piano giuridico, e solo in misura poco più che simbolica sul piano economico.
Per la verità la strada appare ancora lunga, ma qualcosa si sta muovendo e va registrato con interesse.
Facendo un po’ di storia, la proposta del buono scuola alle famiglie come forma di finanziamento indiretto di tutte le scuole, pubbliche e private, avanzata dal cattolico Dario Antiseri e rilanciata, sia pure provocatoriamente, dal socialista Claudio Martelli nella seconda metà degli anni Ottanta, ha ceduto il passo al compromesso berlingueriano della legge 62/2000: sì alla parità giuridica, no a quella economica, salvo modesti contributi diretti alle scuole, non alle famiglie.
Da questo punto di vista la Legge di Bilancio 2026, nella quale si prevede per la prima volta un contributo finanziario fino a 1500 euro alle famiglie con redditi bassi (Isee inferiore a 30.000 euro) con figli iscritti alle scuole paritarie, costituisce una svolta radicale, se non storica, nell’interpretazione del divieto costituzionale (“senza oneri per lo Stato”), reso ora più compatibile con quanto avviene nel resto dell’Europa.
Il ministro del MIM, Giuseppe Valditara, ha infatti firmato il decreto interministeriale che rende operativo il “Bonus scuole paritarie”, previsto dalla Legge di Bilancio 2026, e per completare l’iter manca ora solo la firma del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Un segnale importante di attenzione verso le famiglie e verso l’intero sistema delle scuole paritarie” secondo la presidente nazionale della FIDAE, Virginia Kaladich, ma ancora “non un punto di arrivo”, che si avrà solo quando anche in Italia il servizio scolastico sarà pienamente integrato.
In questo panorama in movimento si inseriscono anche significative iniziative di enti e istituzioni che operano nel settore del privato sociale a sostegno di un più ampio accesso ai servizi educativi esteso alle famiglie che scelgono le scuole paritarie, come mostriamo nella notizia successiva.
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