Università telematiche promosse dal Censis
Negli ultimi 10 anni gli iscritti alle università telematiche sono cresciuti di quasi il 470%, e i laureati di oltre l’860%, arrivando a rappresentare il 18% del totale dei laureati italiani. Nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti agli atenei telematici hanno superato le 309.000 unità, pari al 15,3% del totale degli studenti universitari italiani, contro il 3,2% registrato dieci anni prima.
Questi dati sono contenuti nel “Primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale” presentato lo scorso 15 settembre alla Camera dei deputati da Giorgio De Rita, Segretario generale Censis e Andrea Toma, Responsabile Area Economia, lavoro e territorio Censis, e discusso da Francesco Battistoni, Ufficio di Presidenza Forza Italia della Camera dei Deputati, Federico Freni, Sottosegretario MEF, Paolo Miccoli, Presidente United (Associazione delle Università Italiane Telematiche e Digitali), già presidente ANVUR, e Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
Per i 3.993 laureati delle 7 università telematiche (su 11) che fanno capo a United consultati dai ricercatori, gli atenei digitali non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre più rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. Non emerge però un giudizio negativo sulle università tradizionali: per l’81,6% degli intervistati i due modelli formativi si integrano, contribuendo ad arricchire il panorama dell’offerta universitaria italiana e a rispondere a bisogni formativi sempre più differenziati: più della metà dei laureati ha conseguito una laurea triennale (57,1%), il 53,7% è donna, e quasi il 40% ha almeno 46 anni, e al momento dell’iscrizione il 75,3% degli studenti risultava occupato.
Interessante anche la distribuzione territoriale: oltre la metà degli intervistati risiede nel Mezzogiorno (51,2%), un segnale della capacità delle università telematiche di contribuire a ridurre i divari territoriali nell’accesso all’istruzione universitaria.
Soddisfatti gli studenti: oltre 9 laureati su 10 si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti del percorso svolto, che ha dato loro la possibilità di conciliare studio, lavoro e vita personale (82,5%) e di gestire in autonomia le modalità di studio (47,7%). Molto positivi anche i giudizi sulla qualità della didattica e sulle tecnologie utilizzate: oltre il 96% degli intervistati considera facilmente accessibili i materiali online e intuitive le piattaforme di e-learning. Il 78,4% valuta positivamente anche l’impiego di strumenti avanzati come intelligenza artificiale, metaverso e laboratori virtuali.
Intelligenza artificiale, chatbot didattici, ambienti immersivi e strumenti di apprendimento personalizzato stanno progressivamente ridefinendo le modalità della formazione universitaria digitale, rendendo i percorsi sempre più accessibili, interattivi e flessibili. La modalità asincrona viene apprezzata soprattutto per la possibilità di personalizzare i tempi di apprendimento e rivedere più volte i contenuti. Complessivamente, il 73,9% dei laureati dichiara che si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso nello stesso Ateneo.
Un giudizio ampiamente positivo, nel complesso, quello contenuto nel Rapporto Censis, in totale contrasto con quello drasticamente negativo della Flc Cgil, che nei giorni scorsi ha dato ampio spazio a un’indagine della Procura di Napoli su una nota università telematica di quella città.
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