Supplenze docenti 2026-2028: l’Ordinanza è imminente. Perché il MIM punta sulle certificazioni accreditate

L’Ordinanza ministeriale che disciplinerà le GPS per il triennio 2026-2028 è ormai attesa a breve. Come già avvenuto in occasione delle precedenti tornate, il provvedimento è destinato a incidere in modo significativo sulle regole di accesso e di valutazione dei titoli, in particolare per quanto riguarda le competenze digitali e le relative certificazioni. Secondo le indicazioni che emergono dal dibattito in corso e dalle scelte già operate dal Ministero negli ultimi anni, è sempre più chiaro l’orientamento del Ministero dell’Istruzione e del Meritovalorizzare esclusivamente certificazioni rilasciate da enti accreditati, superando definitivamente l’ambiguità che in passato ha favorito il proliferare dei cosiddetti “certificatifici”.

Perché il Ministero stringe sulle certificazioni

La scelta del MIM non è casuale né improvvisata. Negli ultimi anni sono emersi con evidenza i limiti di un sistema che ha consentito l’accumulo di titoli poco trasparenti, talvolta rilasciati senza reali verifiche delle competenze dichiarate. Le inchieste giornalistiche – alcune arrivate anche al grande pubblico – hanno mostrato quanto fragile fosse il meccanismo di riconoscimento di molte certificazioni “autodichiarate” da parte di enti improbabili o poco onesti.

Da qui la decisione di puntare su un criterio oggettivo e verificabile: la certificazione sotto accreditamento, già introdotta in altri ambiti del sistema scolastico e formativo. Una linea che il Ministero ha seguito, ad esempio, per il personale ATA con la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale (CIAD) e che potrebbe ora essere estesa anche al personale docente, a partire proprio dalle GPS 2026-2028.

Che cos’è una certificazione sotto accreditamento

Una certificazione sotto accreditamento non è semplicemente un attestato rilasciato da un ente privato. È il risultato di un sistema di garanzia pubblico, basato su controlli indipendenti e continuativi.

Il sistema di certificazione sotto accreditamento è uno dei meccanismi più affidabili per garantire la conformità di prodotti, servizi e sistemi di gestione alle norme tecniche riconosciute a livello nazionale e internazionale. Lo si utilizza in tutti i campi – dall’aerospazio all’agricoltura ai servizi – e in tutto il mondo. Costituisce uno strumento essenziale per il miglioramento della qualità e il rafforzamento della fiducia tra organizzazioni, utenti (o consumatori) e istituzioni.

Vi operano tre tipologie di enti, con ruoli diversi. In estrema sintesi, gli enti di normazione UNI (Ente Italiano di Normazione)EN (norme europee) e ISO (International Organization for Standardization) definiscono le norme tecniche, stabilendo gli standard di qualità e di sicurezza di prodotti, processi, servizi, a tutela dei cittadini, come consumatori e come lavoratori; l’ente unico di accreditamento (ce ne è uno in ogni Paese, in Italia è ACCREDIA[1]) “accredita” gli enti di certificazione, ossia verifica che siano adeguati e poi vigila su di essi; gli enti di certificazione rilasciano le certificazioni dopo aver verificato la conformità rispetto a uno standard di riferimento oggetto della certificazione.

Una certificazione “sotto accreditamento” è rilasciata appunto da un ente terzo indipendente, accreditato da ACCREDIA. A sua volta, ACCREDIA è riconosciuto in tutta Europa attraverso il circuito EA (European cooperation for Accreditation). Questo significa che la certificazione delle competenze è il risultato di un processo rigoroso, imparziale e trasparente, basato sulla norma internazionale UNI CEI EN ISO/IEC 17024, che disciplina la certificazione delle persone[2].

Per fare un esempio concreto: un conto è dire “ho frequentato un corso”; un altro è poter affermare “le mie competenze sono state valutate e certificate da un organismo accreditato, secondo standard europei”. Una differenza che conta, soprattutto nel mondo del lavoro e della scuola.

Questo sistema è già entrato nella scuola italiana con il CCNL firmato nel 2024, che ha previsto per essere inseriti nelle graduatorie di III fascia del personale ATA (esclusi i collaboratori scolastici) il possesso della certificazione internazionale di alfabetizzazione informatica rilasciata da un ente accreditato presso l’ente di accreditamento nazionale, appunto ACCREDIA. Tale certificazione internazionale (in gergo CIAD) è stata prevista dal MIM anche nel recente bando per il concorso per funzionari e elevate qualificazioni con incarichi (DSGA).

Nel caso delle competenze digitali, il riferimento principale è ai framework europei, come DigComp 2.2 per i cittadini e DigCompEdu per i docenti. Certificare le competenze digitali secondo questi quadri significa non solo attestare il possesso di abilità tecniche, ma dimostrare livelli di padronanza riconosciuti e confrontabili, in Italia e a livello internazionale.

È questa la direzione verso cui si muove il sistema: rendere le competenze leggibili, verificabili e spendibili, evitando scorciatoie e titoli di facciata. Una scelta che tutela l’amministrazione, ma soprattutto i docenti che investono seriamente nella propria formazione.

Cosa aspettarsi dall’Ordinanza GPS 2026-2028

In attesa del testo ufficiale, il messaggio che arriva dal Ministero è chiaro: chi intende valorizzare le proprie competenze digitali nelle graduatorie dovrà farlo attraverso certificazioni accreditate. Una linea coerente con le scelte già adottate per ATA e concorsi, e destinata a diventare strutturale.

Muoversi per tempo, comprendendo la differenza tra un semplice attestato e una certificazione sotto accreditamento, significa evitare brutte sorprese e investire su titoli realmente riconosciuti.

Su questo scenario Tuttoscuola segue da tempo l’evoluzione normativa e culturale, offrendo analisi e strumenti per orientarsi in un sistema che cambia, con l’obiettivo di riportare credibilità, qualità e trasparenza nel riconoscimento delle competenze.

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Certificazione accreditata: come riconoscerla in 5 punti

Non tutte le certificazioni sono uguali. In vista della nuova Ordinanza sulle supplenze, è fondamentale saper distinguere una certificazione realmente riconosciuta da un semplice attestato. Ecco 5 elementi chiave per capire se una certificazione è sotto accreditamento.

1️⃣ È rilasciata da un ente accreditato
Una certificazione valida non è rilasciata “in autonomia” dall’ente che la propone.
L’organismo che certifica deve essere accreditato da un ente terzo, in Italia Accredia, unico ente nazionale di accreditamento riconosciuto dallo Stato.

2️⃣ Fa riferimento a uno standard o framework riconosciuto
La certificazione deve essere ancorata a standard chiari e pubblici, come i framework europei per le competenze digitali (es. DigComp o DigCompEdu). Diffidare di certificazioni basate su “modelli proprietari” poco trasparenti.

3️⃣ Prevede esami strutturati e verificabili
Una certificazione sotto accreditamento non si ottiene con un semplice corso o test online.
Prevede prove d’esame tracciabili, criteri di valutazione definiti e procedure controllate.

4️⃣ È verificabile in un registro pubblico
I certificati accreditati sono inseriti in registri ufficiali: chiunque (scuole, amministrazione, cittadini) può verificarne autenticità e validità.
Se un certificato non è verificabile, non offre garanzie.

5️⃣ Ha valore nazionale e internazionale
Grazie al sistema di accreditamento e agli accordi di mutuo riconoscimento, una certificazione accreditata è valida non solo in Italia, ma anche all’estero.
Un titolo “spendibile” nel tempo e in contesti diversi, non legato a una singola graduatoria.

✔️ In sintesi
Una certificazione sotto accreditamento tutela chi la consegue, l’amministrazione che la valuta e il sistema nel suo complesso. È per questo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sta orientando sempre più chiaramente le proprie scelte in questa direzione.

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