Stipendi scuola, in arrivo aumenti e arretrati per oltre 1,2 milioni di lavoratori: possibile accredito già a luglio

Dopo il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri, si avvicina il momento dell’erogazione degli aumenti stipendiali e degli arretrati previsti dalla parte economica del Contratto del Comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027. Il provvedimento riguarda oltre 1,2 milioni di lavoratrici e lavoratori della scuola, tra docenti e personale ATA, che potrebbero vedere gli importi accreditati già con la busta paga di luglio o, al più tardi, nel corso dell’estate.

L’approvazione del testo, sottoscritto il 1° aprile scorso, rappresenta l’ultimo passaggio necessario per rendere operative le misure economiche previste dal rinnovo contrattuale. Salvo rallentamenti di natura tecnica o amministrativa, il pagamento degli incrementi retributivi e delle somme arretrate appare ormai imminente.

Quanto aumentano gli stipendi

Gli aumenti previsti corrispondono mediamente a circa il 5% delle retribuzioni. Nel dettaglio, per i docenti è previsto un incremento medio lordo mensile di 143 euro, mentre per il personale ATA l’aumento medio si attesta a 107 euro lordi.

A questi importi si aggiungeranno gli arretrati maturati, che ammontano mediamente a 855 euro lordi per gli insegnanti e a 633 euro lordi per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Si tratta di risorse che arrivano in una fase in cui il tema del potere d’acquisto continua a essere al centro del dibattito pubblico, soprattutto per i dipendenti pubblici che negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con l’aumento del costo della vita e con un’inflazione che ha inciso significativamente sui redditi reali.

La valorizzazione del personale scolastico al centro dell’azione del Governo

Commentando il via libera al contratto, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha ribadito che la valorizzazione del personale della scuola rappresenta una delle priorità dell’Esecutivo.

Secondo il ministro, gli interventi realizzati dall’inizio della legislatura hanno consentito di rafforzare progressivamente le retribuzioni del comparto attraverso il rinnovo di tre contratti consecutivi. Un percorso che, nelle stime del Ministero, avrebbe determinato incrementi complessivi pari a 412 euro mensili per i docenti e 304 euro per il personale ATA.

Valditara ha inoltre ricordato il contributo delle risorse aggiuntive stanziate dal Ministero per sostenere i rinnovi contrattuali precedenti, oltre ai finanziamenti previsti nelle leggi di bilancio.

Il nodo del potere d’acquisto

Il tema degli stipendi pubblici è stato richiamato nelle scorse settimane anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta alla Camera durante il question time. Rispondendo a un’interrogazione sul tema della tutela dei salari, la premier ha sostenuto che le misure adottate dal Governo sul fronte fiscale e contributivo stanno contribuendo a rafforzare il reddito disponibile delle famiglie.

Nel suo intervento, Meloni ha citato proprio il comparto scuola come esempio di un settore nel quale si sono succeduti più rinnovi contrattuali, evidenziando gli incrementi retributivi complessivi riconosciuti negli ultimi anni.

Una risposta attesa, ma resta aperta la questione dell’attrattività della professione

L’arrivo degli aumenti e degli arretrati rappresenta certamente una notizia attesa da centinaia di migliaia di lavoratori della scuola. Resta però aperta una questione più ampia, che riguarda la capacità delle retribuzioni italiane di rendere attrattive le professioni dell’istruzione rispetto agli standard europei.

Se il rinnovo contrattuale offre una risposta immediata sul piano economico, il dibattito sulla valorizzazione del personale scolastico continua infatti a intrecciarsi con temi strutturali come le prospettive di carriera, il riconoscimento sociale della professione docente, il benessere organizzativo e la capacità del sistema di attrarre nuove generazioni di insegnanti.

L’accredito degli aumenti atteso nelle prossime settimane rappresenterà dunque un passaggio importante, ma non esaurisce il confronto sul futuro del lavoro nella scuola italiana.

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