Parità scolastica, rinvio infinito: docenti invisibili e diritti negati

Le calende greche, come è noto, non esistono perché sono previste solo dal calendario romano (il primo giorno del mese). Rinviare alle calende greche significa in pratica rinviare a mai. Ed è ciò che è successo in tema di piena attuazione della parità scolastica nel nostro Paese con governi di ogni colore politico, e perfino con l’attuale di centro-destra, che pure l’aveva messa nel suo programma elettorale.

Su queste pagine web è stata più volte esposta la tesi che il problema resterà insoluto fin che non sarà data all’espressione “senza oneri per lo Stato” il significato che essa doveva avere secondo i suoi stessi proponenti in sede di Assemblea Costituente, il liberale Epicarmo Corbino e il socialista Tristano Codignola: un divieto di finanziamento automatico delle scuole private, non un divieto per lo Stato di finanziare le scuole paritarie con propria legge.

Uno degli effetti della mancata attuazione della parità anche economica tra i dipendenti delle scuole statali e quelli delle paritarie è quello lamentato da Carlo Simone, dottore di ricerca in Culture della Comunicazione in Università Cattolica del Sacro Cuore in un articolo pubblicato da “Tempi”: “In Italia”, scrive Simone, “ai docenti delle paritarie si richiede di lavorare di più (per l’ideale alto che tali scuole si prefiggono), ma li si paga di meno (…). Se ciò non bastasse, nel momento che essi, per inseguire quei pochi euro in più che lo Stato garantisce ai docenti delle statali, dovessero fare un concorso e ritrovarsi di ruolo nella scuola statale, vivrebbero la surreale situazione di ritrovarsi senza storia scolastica. È la tragicomica situazione in cui chi effettua questo passaggio paritarie-statali si ritrova, ogni qual volta debba riferire quanti anni di esperienza pre-ruolo egli abbia accumulato nella sua carriera. Semplicemente, per la scuola statale gli anni trascorsi a insegnare nella paritaria non esistono, a meno che non siano stati maturati all’infanzia o alle elementari. Peraltro, non parliamo di anni di pre-ruolo frammentati in mezze supplenze in venti scuole statali diverse; bensì di anni di continuità didattica, spesso con compiti di coordinamento, maturati in ambienti ambiziosi, con proposte culturali alte, e con un accompagnamento di docenti esperti molto più consistente che nelle statali”.

Furibonda nei toni l’esortazione con la quale si conclude l’articolo: “Lo Stato riconosca i prof delle paritarie come figli legittimi, non bastardi”.

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