OCSE: l’IA non cambia la scuola, ma il lavoro degli insegnanti
Secondo l’OCSE, l’Intelligenza Artificiale non sta trasformando l’insegnamento in modo radicale, ma sta già incidendo in maniera concreta sull’organizzazione del lavoro docente. È questo il punto di partenza dell’Education Outlook, che descrive un’adozione dell’IA generativa guidata più dalla necessità che da una strategia educativa strutturata. L’uso più frequente dell’IA riguarda infatti attività di supporto: preparazione delle lezioni, produzione di materiali didattici, riorganizzazione di contenuti già esistenti, pianificazione. Non si tratta di interventi sul cuore della relazione educativa, ma di strumenti che alleggeriscono le parti più ripetitive del lavoro. L’effetto principale osservato dall’OCSE è una riduzione del tempo dedicato alla progettazione didattica. L’IA assorbe una quota del carico operativo e rende più efficienti alcune fasi del lavoro. Questo non equivale a una sostituzione del docente, ma a una redistribuzione delle attività.
Benefici concentrati su alcuni profili
L’OCSE segnala però che questi benefici non si distribuiscono in modo uniforme. Le evidenze indicano che a trarre maggiore vantaggio dall’uso dell’IA generativa sono soprattutto i docenti meno esperti o quelli con minore sicurezza nella progettazione didattica.
In questi casi, l’IA funziona come una struttura di supporto: suggerisce soluzioni, organizza contenuti, rende più leggibili processi che altrimenti richiederebbero tempo e tentativi. In alcuni studi citati dal rapporto, quando l’IA viene utilizzata da tutor o insegnanti all’inizio del percorso professionale, si osservano anche miglioramenti nei risultati degli studenti.
Per i docenti con pratiche già consolidate, invece, l’impatto dell’IA tende a ridursi. Il supporto rimane, ma cambia forma e diventa meno determinante.
Il rischio di una delega implicita
Accanto ai vantaggi, l’OCSE richiama con continuità alcune criticità. Una delle principali riguarda l’autonomia professionale. Quando l’IA entra in modo sistematico nella preparazione delle lezioni, nella valutazione o nella restituzione del feedback, il confine tra supporto e delega diventa sottile.
Il rischio, secondo il rapporto, non è una sostituzione improvvisa delle competenze docenti, ma una loro progressiva erosione per disuso. Se la struttura della lezione viene costantemente suggerita dall’IA, la progettazione rischia di perdere il suo ruolo di spazio di riflessione professionale.
A questo si affiancano questioni etiche già note: bias nei contenuti generati, opacità dei criteri, gestione dei dati. Temi che, come sottolinea l’OCSE, cessano di essere astratti nel momento in cui l’IA entra stabilmente nella pratica didattica.
La linea OCSE: dall’automazione all’“augmentation”
Per orientare le scelte, l’OCSE distingue tra tre modelli di utilizzo dell’IA nel lavoro docente: sostituzione, complementarità e aumento (augmentation). È quest’ultima la direzione indicata come più promettente.
Nel modello di augmentation, l’IA non prende decisioni al posto dell’insegnante. Produce bozze, suggerisce alternative, propone percorsi. Il docente resta responsabile della valutazione e delle scelte finali. Il lavoro non scompare, ma cambia forma, diventando meno lineare e più dialogico.
In questa prospettiva, l’IA non chiude il ragionamento, ma lo rende visibile. Tuttavia, perché questo approccio funzioni, il rapporto sottolinea la necessità di strumenti pensati specificamente per l’educazione.
Strumenti da progettare con i docenti
Uno dei limiti degli strumenti oggi più diffusi è la loro natura generalista. Chatbot progettati per usi trasversali vengono adattati alla scuola, ma senza tener conto dei curricoli, delle pratiche valutative e dei vincoli reali del lavoro docente.
L’OCSE evidenzia invece l’importanza di sistemi progettati insieme agli insegnanti, nei quali sia possibile decidere come l’IA risponde, quali dati utilizza e quali interazioni sono consentite agli studenti. Non si tratta di una scelta tecnica, ma di una questione di governance didattica.
Oltre la classe: sistemi e ricerca
Infine, il rapporto osserva che l’IA generativa è già utilizzata anche a livello di sistema: analisi dei curricula, orientamento, classificazione delle risorse, progettazione di prove standardizzate. Anche in questi ambiti i vantaggi riguardano soprattutto il risparmio di tempo e l’aumento della capacità di analisi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Solo gli utenti registrati possono commentare!
Effettua il Login o Registrati
oppure accedi via