Maturità 2026, Valditara agli studenti: ‘Non è un esame della burocrazia, ma della vostra crescita’

A pochi giorni dall’inizio degli Esami di Stato, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha scelto di rivolgersi direttamente agli studenti con una lettera pubblicata sulle pagine de Il Sole 24 Ore. Un intervento che va oltre il tradizionale augurio della vigilia e che richiama una visione precisa del significato educativo della prova conclusiva del secondo ciclo.

Al centro del messaggio c’è innanzitutto il ritorno alla denominazione di “Maturità”, una scelta fortemente sostenuta dal ministro fin dal suo insediamento. Secondo Valditara, non si tratta di una semplice questione terminologica, ma di una definizione capace di restituire il senso profondo di un passaggio che coinvolge non solo il percorso scolastico, ma la crescita personale degli studenti.

«È tornato anche formalmente a chiamarsi Maturità», sottolinea il ministro, evidenziando come il nome stesso richiami una dimensione educativa più ampia rispetto a quella amministrativa o certificativa dell’esame.

Oltre la prova finale

Nel suo intervento, Valditara invita i maturandi a considerare l’esame come il punto di arrivo di un cammino costruito negli anni. Una tappa che certifica conoscenze e competenze, ma che rappresenta soprattutto la conclusione di un percorso di formazione culturale e umana.

L’idea proposta dal ministro si colloca in una visione della scuola che punta a valorizzare la crescita integrale della persona. In quest’ottica, l’Esame di Stato non sarebbe soltanto un momento di verifica degli apprendimenti, ma un’occasione per prendere consapevolezza del cammino compiuto e delle esperienze maturate dentro e fuori le aule scolastiche.

Un messaggio che arriva mentre migliaia di studenti si preparano ad affrontare una delle prove più significative della propria esperienza scolastica, spesso accompagnata da aspettative, timori e interrogativi sul futuro.

L’invito a guardare avanti

Nella parte finale della lettera, il ministro si rivolge direttamente ai giovani, esortandoli a non perdere di vista le proprie aspirazioni e la propria identità. Un richiamo che coinvolge non solo i successi raggiunti, ma anche gli errori e le difficoltà incontrate lungo il percorso.

Per Valditara, infatti, anche gli sbagli possono trasformarsi in occasioni di apprendimento e crescita, contribuendo a costruire quella maturità che l’esame è chiamato simbolicamente a rappresentare.

Mentre il conto alla rovescia verso la prima prova scritta entra nelle sue ultime giornate, il messaggio del ministro riporta al centro una domanda che accompagna da sempre l’esame conclusivo della scuola secondaria: la Maturità serve soltanto a certificare ciò che gli studenti sanno o può ancora essere l’occasione per riflettere su ciò che stanno diventando?

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