Lavoro minorile, 138 milioni di bambini coinvolti. Il piano di azione in loro sostegno

Promossa da Education International, l’associazione mondiale dei sindacati scuola, si è svolta a Marrakech (Marocco) la sesta “Conferenza globale sull’eliminazione del lavoro infantile” (11-13 febbraio 2026). Il periodico online di E.I. In Focus informa sull’iniziativa, che si è conclusa con l’adozione all’unanimità di un nuovo “Quadro d’azione mondiale contro il lavoro minorile”, da attuare in coerenza con gli obiettivi stabiliti dall’UNESCO per il 2030 in materia di equità educativa. La Conferenza ha riunito governi, organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, nonché una consistente gamma di partner impegnati a promuovere l’attuazione rapida e coordinata delle misure necessarie.

Nel suo intervento alla sessione di apertura, il Direttore Generale dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro – agenzia facente capo all’ONU, con sede a Ginevra (Svizzera) – Gilbert F. Houngbo (già presidente del Togo), ha sottolineato l’urgenza di accelerare le iniziative per onorare gli impegni assunti a livello internazionale.

Secondo stime recenti, riportate nella Conferenza, sono ancora 138 milioni i bambini coinvolti nel lavoro minorile, di cui 54 milioni in lavori pericolosi. Il Quadro punta ad ampliare gli interventi che hanno già dimostrato la loro efficacia nel contrastare il fenomeno.

Un’attenzione particolare sarà rivolta alla prevenzione, soprattutto per i bambini più piccoli (tra i 5 e gli 11 anni) e nelle aree rurali, dato che la maggior parte del lavoro minorile si concentra nel settore agricolo. Tra le priorità figurano l’estensione dell’accesso universale all’istruzione di base gratuita, obbligatoria e di qualità; il rafforzamento dei sistemi universali di protezione sociale per i bambini e le famiglie; la promozione del lavoro dignitoso per gli adulti e i giovani.

Il Quadro invita ad adottare risposte integrate e multidimensionali, capaci di collegare istruzione, sviluppo delle competenze, occupazione e protezione sociale, al fine di affrontare le cause profonde del fenomeno e potenziare su larga scala le iniziative che producono risultati concreti. Tra le sfide emergenti individuate c’è anche lo sfruttamento sessuale a fini commerciali dei minori, facilitato dalle tecnologie digitali. Una particolare attenzione sarà riservata all’Africa, dove si registra la più alta incidenza e il numero assoluto più elevato di bambini coinvolti nel lavoro minorile e infantile.

Il Quadro si basa sul precedente Appello all’azione di Durban (2022) e lo integra, constatando che non è stato pienamente attuato. Il nuovo Quadro di Marrakech ribadisce pertanto che l’eliminazione del lavoro minorile deve restare una priorità nei piani internazionali di sviluppo sostenibile fino al 2030 e oltre, e sollecita una leadership politica costante, finanziamenti adeguati e solidi meccanismi di responsabilità affinché anche l’agenda post-2030 continui a guidare i progressi verso l’eliminazione del lavoro minorile ovunque nel mondo.

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