La libertà del docente e quella dello studente
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Così esordisce l’art. 33 della nostra Costituzione, che scelse questa formulazione proprio per evidenziare il radicale superamento della subordinazione dell’arte e della scienza al primato della politica che era stato teorizzato e praticato dal fascismo, culminato nel giuramento di fedeltà al re e al regime fascista imposto per legge nel 1931 ai docenti delle università italiane, preceduto nel 1929 da una decisione equivalente, anche se passata di fatto inosservata, per gli altri livelli di scuola.
Questo significa che il docente è libero di “fare politica” a scuola, nel senso di indottrinare gli studenti, avvalendosi della propria autorità/autorevolezza, per orientarli politicamente in modo unilaterale? No, stando alla lettera di quanto prescritto nel “Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici”, confermato nel 2025 in applicazione del quadro normativo aggiornato dal D.P.R. 81/2023, che ha a sua volta modificato il testo originario del 2013. Chiare e invariate sono le norme riguardanti i doveri di “imparzialità, lealtà e trasparenza” cui sono tenuti tutti i dipendenti pubblici e il richiamo al “dovere costituzionale di servire esclusivamente la Nazione con disciplina e onore e di rispettare i principi di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione” (art. 2). Se ne dedurrebbe un obbligo quanto meno di neutralità.
La questione se sia giusto che gli insegnanti si schierino politicamente in classe è tuttavia assai complessa: qual è il punto di equilibrio tra la libertà di espressione del docente e il suo dovere di imparzialità? Tra i compiti dell’educazione civica c’è anche quello di fornire strumenti critici per comprendere la democrazia e l’impegno civile, favorendo il confronto di opinioni (legge n. 92/2019, art. 2). Da questo punto di vista stimolare il pensiero critico su questioni sociali, storiche e politiche è parte dell’educazione civica. In qualche misura l’insegnante può anche esprimere un suo punto di vista soggettivo, ma è essenziale che, se decide di farlo, lo presenti come tale, e che esponga in modo corretto anche i punti di vista alternativi, favorendo il confronto tra gli studenti in un libero debate.
L’insegnante è un cittadino libero di avere le sue opinioni in politica, ma se fa bene il suo mestiere ha anche il dovere di rispettare, e anzi stimolare, la libertà dei suoi alunni.
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