IEA-TIMSS conferma: in Italia i più piccoli vanno meglio

L’indagine TIMSS – Trends in International Mathematics and Science Study – è una rilevazione internazionale, avviata nel 1995 dalla IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement), finalizzata a valutare e porre a confronto ogni quattro anni le competenze in matematica e scienze acquisite dagli studenti iscritti al quarto e all’ottavo anno di scuola, corrispondenti in Italia al quarto anno della scuola primaria e al terzo anno della scuola secondaria di primo grado (terza media). La stessa organizzazione gestisce dal 2001 anche l’indagine quinquennale PIRLS (Progress in International Reading Literacy) sulle competenze di lettura degli studenti di quarta primaria.

La IEA, creata nei primi anni Sessanta dello scorso secolo da un ristretto numero di centri di ricerca

e università, ha coinvolto nel tempo un numero crescente di Paesi, arrivato a 60 per l’edizione 2019 dell’indagine, il cui esito per l’Italia è stato presentato dall’Invalsi, referente italiano della IEA, come  analiticamente riferito da Tuttoscuola nei giorni scorsi.

Il coinvolgimento dell’Italia nelle indagini comparative IEA risale al 1966, e si deve all’impegno di Giovanni Gozzer e soprattutto di Aldo Visalberghi, che partecipò personalmente alle ricerche attraverso il CNR e poi il CEDE (Centro Europeo dell’Educazione), trasformato nel 1999 nell’Invalsi. 

È impressionante notare come già allora emergessero con estrema chiarezza dalle comparazioni alcune delle caratteristiche del nostro sistema scolastico, tra le quali il progressivo peggioramento del livello dei risultati raggiunti dagli studenti a seconda del livello di scuola preso in considerazione: discreto per i bambini delle elementari, assai peggiore per i ragazzi di terza media, pessimo per i diplomati di secondaria superiore (un grado di scuola non incluso nelle successive indagini).

A distanza di quasi cinquanta anni, la situazione non è cambiata. I risultati del TIMSS 2019 (come quelli del PIRLS 2016, resi noti nel 2017) mostrano che la nostra scuola primaria funziona discretamente, mentre quella secondaria di primo grado continua a fare male, pur avendo registrato un lieve miglioramento. Altre conferme di continuità (in negativo) vengono da altri indicatori, già lucidamente delineati da Visalberghi nel 1973, come il forte divario Nord-Sud a scapito del Mezzogiorno e la difficoltà dei nostri studenti nell’utilizzare le competenze acquisite per affrontare compiti di realtà.

Cominciò allora la lunga battaglia dei sostenitori della necessità di dotare il nostro Paese di una sede istituzionale, meglio se autonoma e indipendente dal Ministero della PI (come l’Istat o la Banca d’Italia), cui affidare la realizzazione della valutazione di sistema. Una battaglia che si è dovuta misurare con la storica inclinazione del Ministero a regolamentare in modo totalizzante il funzionamento del sistema scolastico.