GenAI: il suo uso scorretto danneggia il pensiero critico. Una ricerca Cambridge

Un pool di ricercatori dell’università di inglese Cambridge e della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in collaborazione con la Microsoft, ha realizzato un’accurata indagine sull’impatto che l’uso dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) esercita sull’attività dei lavoratori della conoscenza (knowledge workers) con particolare riferimento alla loro capacità mantenere adeguati standard di pensiero critico (qui il testo della ricerca).

Sono stati per questo scopo intervistati 319 lavoratori intellettuali di 5 diversi Paesi (Regno Unito, Canada, USA, Sudafrica e Polonia) per indagare 1) qual è la loro percezione dell’impiego del pensiero critico quando utilizzano strumenti di GenAI (ChatGPT, Copilot) e 2) quando e perché la GenAI influisce sulla qualità critica del loro lavoro. Le categorie interessate sono state in netta prevalenza quelle più investite dall’automatizzazione delle loro attività (informatici, statistici, progettisti, impiegati amministrativi, operatori commerciali e finanziari), ma sono stati considerati anche insegnanti e bibliotecari.

Ai partecipanti sono stati sottoposti 936 esempi diretti di utilizzo della GenAI nelle attività lavorative.

Ne è risultato che, dal punto di vista quantitativo, la loro fiducia in se stessi nello svolgimento delle attività specifiche assegnate e la loro fiducia nella GenAI sono entrambi predittivi della capacità di mantenere il pensiero critico. Ma una maggiore fiducia nella GenAI è associata a un pensiero critico minore, mentre una maggiore fiducia in se stessi è associata a un pensiero critico maggiore. La GenAI sposta infatti il focus del pensiero critico verso la verifica delle informazioni, l’integrazione delle risposte e la gestione delle attività, riducendo così i margini di autonomia creativa del lavoratore intellettuale. Ne consegue che mentre la GenAI può migliorare l’efficienza dei lavoratori, può però anche inibirne l’impegno critico nel lavoro, e a lungo termine ciò può potenzialmente portare a un eccessivo affidamento allo strumento e a una diminuzione delle capacità di risoluzione indipendente dei problemi.

L’esito dell’indagine induce i ricercatori a suggerire che i futuri strumenti GenAI siano progettati in modo tale da supportare l’uso del pensiero critico da parte dei lavoratori della conoscenza, incentivando la loro motivazione e capacità.

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