Gabriel Garko: ‘Sogno una scuola che utilizzi la tecnologia come strumento educativo’

Di Sara Morandi

Gabriel Garko è pronto a tornare con una nuova avvincente avventura televisiva. Dal 30 gennaio, sarà protagonista della fiction “Colpa dei sensi”, trasmessa in prima serata su Canale 5. Accanto ad Anna Safroncik, sotto la direzione di Simona Izzo e Ricky Tognazzi, Garko interpreterà Davide, un uomo che torna ad Ancona per confrontarsi con un passato intricato e sfide personali intense. Oltre al suo talento come attore, Garko nutre un sogno speciale: una scuola che insegni il rispetto. Immagina un’istituzione educativa che dia valore agli insegnanti e ai genitori e che valorizzi lo studio. L’attore sottolinea l’importanza di usare la tecnologia come risorsa educativa piuttosto che come semplice passatempo. Se fosse un insegnante, si dedicherebbe alla psicologia, una disciplina che lo ha sempre affascinato per le sue innumerevoli sfumature e per la complessità del comportamento umano.

Ad inizio della stagione teatrale 2025-2026 è stato protagonista sul Red Carpet del festival “Tratti di Siena”, dando il via alla nuova stagione teatrale. Una delle sue interpretazioni più memorabili risale al 2001, nel film “Le Fate Ignoranti”, diretto da Ferzan Özpetek, un ruolo che le ha conferito una certa notorietà.

“Sì, sicuramente è stata un’opportunità che mi ha permesso di mostrare la mia versatilità come attore. È stato un vero e proprio trampolino di lancio importante”.

In qualità di attore, cosa pensa della fusione tra due mondi apparentemente distanti ma in realtà molto vicini: l’armonia fra cinema e teatro, ovvero la visione artistica del direttore de “I Teatri di Siena”, Vincenzo Bocciarelli?

“Trovo che il cinema e il teatro possano integrarsi magnificamente. Essere un attore significa saper esprimersi in diversi contesti artistici, e trovo naturale muoversi tra cinema, teatro e televisione. Non esistono categorie: si è attori a 360°, ma forse in Italia persiste ancora l’abitudine di classificare gli attori. Gli attori sono corpi che vivono in tante anime e in scenari diversi”.

Secondo lei, è più difficile recitare in teatro rispetto al cinema o alla televisione?

“Il teatro è sicuramente più impegnativo. Non puoi ripetere una scena, devi saper gestire gli errori tuoi e dei colleghi sul momento. È una prova di abilità unica che richiede grande presenza di spirito. È una palestra continua, una sfida che a mio avviso qualsiasi attore/attrice dovrebbe provare”.

A settembre è stato ospite del programma “Da noi… A ruota libera” condotto da Francesca Fialdini dove ha parlato dei momenti chiave della propria vita, anche professionale. Quali sacrifici ha fatto per diventare attore?

“Il mio percorso è stato lungo e faticoso. Ho scelto di fare l’attore perché amo questo lavoro, non per la fama. Spesso oggi si diventa prima personaggi pubblici e poi attori, ma io credo nella gavetta. Si deve studiare. Il successo che si costruisce lentamente è più duraturo”.

Dal 30 gennaio, in prima serata su Canale 5, sarà in onda con la serie tv “Colpa dei sensi”, accanto ad Anna Safroncik, per la regia di Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Davide, il suo personaggio, si trova a fronteggiare il ritorno ad Ancona dopo molti anni e a confrontarsi con un passato complicato. In che modo ha preparato e interpretato le sfumature emotive di un uomo che deve affrontare eventi così intensi e personali?

“Mi sono trovato ad interpretare un personaggio che, in alcune sfaccettature, mi assomiglia. Sono una persona che, quando decido di voler fare qualcosa, o quando amo una persona, mi dedico completamente e faccio di tutto perché ciò avvenga. Davide riflette un po’ questo aspetto, perché ritorna ad un passato dal quale voleva scappare. Ci ritorna, nonostante tutto, per il malessere del padre. La storia è complessa: un passato difficile, una madre che è morta, un padre che è stato colpevolizzato e un amore interrotto. Ho imparato, con il tempo, a non confondere il personaggio con la mia vita personale e il mio passato, ma a costruire un passato per il personaggio, anche se non esiste nel copione. Mi invento una vita passata per il protagonista e attingo da questa per le emozioni necessarie, in modo che il personaggio non mi rimanga addosso. A volte, mi invento anche oggetti personali per il personaggio, che magari non si vedranno nel film, ma che porto con me perché mi aiutano a entrare nel ruolo. Questo è un supporto importante, come una sorta di amuleto”.

Qual è la scuola dei sogni di Gabriel Garko e se fosse un insegnante, quale disciplina le piacerebbe insegnare?

“Immagino una scuola che insegni il rispetto: per gli insegnanti, i genitori, e il valore dello studio. Vorrei che la tecnologia fosse utilizzata come strumento educativo, non di svago. Fin da giovanissimo, mi ha sempre affascinato la psicologia, quindi mi piacerebbe insegnare in questo campo. Trovo il comportamento umano affascinante e ricco di sfumature da esplorare”.

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