Europee, l’8 e il 9 giugno alle urne per rinnovare l’europarlamento. Le sfide per l’istruzione

L’ 8 e il 9 giugno 2024 i cittadini dell’Unione Europea saranno chiamati alle urne a votare per rinnovare la composizione dell’Europarlamento scegliendo i Deputati che siederanno nell’emiciclo di Bruxelles e Strasburgo fino al 2029. L’Unione Europea, e in particolare la Commissione Europea, non ha fatto mancare nella Legislatura appena conclusa (2019-2024) contributi significativi per la sfida delle competenze iniziata con la svolta di Lisbona del marzo 2000, che definì l’obiettivo strategico per l’Europa di “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.

In questi primi venti anni del XXI secolo l’Europa ha, insomma, indicato agli Stati membri la necessità di segnare una discontinuità con il Novecento e il superamento definitivo dell’era industriale fondata sui dispositivi meccanici per approdare, con l’avvento dello sviluppo delle tecnologie digitali, di internet e dell’intelligenza artificiale, a forme di conoscenza e di produzione innovative e tuttora inesplorate. In particolare, in questi ultimi cinque anni, nei Documenti europei frequenti sono risultati i rimandi ai cambiamenti epocali nelle nostre economie e nelle nostre società. Le industrie innovative (robotica, bioscienze, Big Data, cybersicurezza, intelligenza artificiale) hanno generato, infatti, cambiamenti non solo professionali (il 56% dei lavori attualista scomparendo o subirà imponenti trasformazioni entro pochi decenni), ma anche problemi etico-sociali e culturali. Per questo, la Commissione ha, da un lato puntato sull’innovazione nel senso di sostenere il cambiamento dei sistemi e delle reti di produzione, ma, dall’altro, e più ancora, ha invitato ripetutamente gli Stati membri a ripensare i modelli educativi e formativi per promuovere persone che possano non subire ma governare e controllare nel bene queste sfide.

L’investimento sull’educazione e sulla formazione iniziali e permanenti è diventato assolutamente prioritario. Prioritario anche rispetto al decremento demografico (degiovanimento) che porterà nei prossimi anni a una progressiva decrescita della popolazione studentesca in tutta Europa (a partire dall’Italia). La Commissione ha ritenuto per questo urgente passare dalla logica della meritocrazia scolastica e universitaria a quella della meritorietà personale, per un’educazione che valorizzi i talenti personali di tutti e di ciascuno.

La crisi pandemica del 2020 ha prodotto, tuttavia, un rallentamento delle trasformazioni in atto nei sistemi formativi. Molto valida è stata, per questo, la risposta che l’Unione europea ha saputo dare alla crisi pandemica con il Next Generation EU (NGEU) per accelerare la transizione ecologica e digitale, formare le nuove generazioni ai lavori 5.0 e perseguire il raggiungimento di una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.

Il focus delle politiche europee resta l’apprendimento per tutto l’arco della vita, lifelong learning, divenuto una dimensione cruciale per le politiche educative del nostro tempo, proprio perché i contesti lavorativi, sociali ed economici mutano con rapidità nell’arco di una vita e, a differenza che in passato, la persona, ogni persona, deve continuare ad imparare e quindi ad apprendere in tutte le fasi della vita per non correre il rischio di essere emarginato dalla società attiva.

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Chi è l’autore
Stefano Spennati
Docente a.c. di Metodi e tecniche della ricerca educativa dell’Università degli Studi di Bergamo.

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Un numero dedicato all’Europa per l’educazione con approfondimenti e interviste ad esperti come Luciana Volta, direttrice Usr Lombardia e Paola Bortoletto, presidente Andis. E poi ancora focus sui giovani e sulla comunicazione non violenta nelle scuole, un aiuto nella gestione della scuola con un articolo sulla dirigenza scolastica e le stem e il dossier de La Scuola che Sogniamo dedicato al maestro d’Italia, Alberto Manzi. Sfogliando il numero di maggio troverai inoltre anche tanti articoli dedicati alla didattica firmati da esperti quali Italo Fiorin, Franca Da Re, Mario Castoldi e anche dall’ex ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

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