EducherAI: l’enciclica di Papa Leone e la scuola

Un invito rivolto alla politica, all’economia, alla scienza e alla cultura affinché l’intelligenza artificiale non diventi uno strumento di disuguaglianza o dominio, ma un’occasione per costruire una società più giusta, umana e fraterna. E una grande attenzione all’educazione, che ha un ruolo decisivo nel tempo dell’IA, perché è il luogo in cuisi custodisce ciò che la tecnologia da sola non può garantire: verità,senso critico, libertà interiore, responsabilità, relazioni affidabili e dignità della persona. La prima enciclica di Papa Leone XIV – la “Magnifica humanitatis” – guarda anche al mondo della scuola, dove l’intelligenza artificiale ha ormai conquistato tantissimistudenti e altrettanti docenti (vedi box) ed è ormai uno strumento di uso comune nelle aule di ogni ordine e grado.Autilizzarla sono circa 7 docentisu 10 e oltre il 90 per cento degli studenti, che la sfruttano prevalentemente in autonomia, spesso per superare i carichi di lavoro a casa. Ma manca – ancora adesso – una regolamentazione chiara: si stima che circa il 39 per cento degli studenti non abbia mai affrontato linee guida o patti d’uso dell’IA con i propri professori. Ecco perché l’attenzione del Papa e della Chiesa per l’IA e l’educazione non è solo formale.

È una rivoluzione ancora più grande di quella industriale. E non riguarda solo il mondo del lavoro, come quella che portò papa Leone XIII a scrivere la “Rerum novarum”, l’enciclica sociale promulgata il 15 maggio 1891 con la quale per la prima volta il Pontefice prese posizione in ordine alle questioni sociali e fondò la moderna dottrina sociale della Chiesa. Ora la partita è assai più complessa e più grande. Perché l’intelligenza artificiale mette in gioco tutti e chiama in causa la verità come bene comune e come elemento essenziale della democrazia. In un tempo segnato da trasformazioni rapidissime, il Papa invita allora a non cedere alla sindrome di Babele, cioè alla tentazione di costruire un futuro dominato dalla tecnica, dal profitto e dall’omologazione, dimenticando la centralità della persona.Al contrario, propone la via di Neemia: ricostruire legami, comunità e responsabilità condivise.

E la scuola non può restare a guardare, non può restare inoperosa, davanti a una sfida così grande. Il punto centrale è che l’educazione non deve limitarsi a insegnare a usare l’IA, ma deve aiutare a discernere quando usarla, come usarla e quando non usarla. Al paragrafo 140 il Papa scrive che «ogni tecnologia educa chi l’utilizza» e che educare all’uso dell’IA implica anche «educare a decidere quando e per cosa non usarla». Qui l’educazione diventa una forma di resistenza alla “macchina perfetta”, cioè alla tentazione di rendere inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario.

Un secondo ruolo dell’educazione è proteggere la ricerca della verità. Al paragrafo 139, Leone XIV afferma che, in un tempo in cui la verità è spesso piegata a interessi e strategie comunicative, «il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo». La cultura digitale dell’immediatezza e dell’iperstimolazione rischia di spegnere la fatica necessaria per cercare la verità. La scuola, in particolare, ha un ruolo insostituibile.Al paragrafo 143 viene definita il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a «cercare e amare la verità», a interrogarsi sul «senso della vita» e sulla «dignità di ogni persona». Per questo è anche un’alleata delle famiglie nell’educazione dei figli. Leone XIV collega poi l’educazione alla formazione dei docenti.Al paragrafo 145 dice che l’IA rende inadeguati molti programmi pensati per un’altra epoca e chiede di ripensare organizzazione della scuola, metodi di valutazione e figura dell’insegnante. Per questo serve formazione continua dei docenti, affinché aiutino gli studenti a usare le tecnologie in modo «responsabile, critico e creativo» e a non subirne passivamente l’influsso.

Infine, l’educazione ha una funzione sapienziale: deve contrastare la frammentazione delle informazioni e promuovere pensiero critico, creativo e capacità di dare senso.

Questo è solo un estratto dell’articolo presente nel numero 663 di Tuttoscuola.
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Chi è l’autore?
Maurizio Amoroso
Caporedattore della rivista Tuttoscuola e Vice direttore di News Mediaset.

Di più all’interno del numero 663 di Tuttoscuola

Intelligenza artificiale, nuove sfide educative, politica scolastica, didattica e vita quotidiana nelle scuole: il numero 663 di Tuttoscuola offre strumenti, analisi e punti di vista per leggere una scuola che sta cambiando rapidamente. In primo piano il rapporto tra IA ed educazione, affrontato a partire dalle riflessioni sull’“alleanza educativa per l’era digitale” e sul ruolo insostituibile della scuola nel custodire pensiero critico, responsabilità e relazioni, ma anche attraverso esperienze concrete di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella didattica.

Il numero approfondisce poi alcuni dei temi più attuali del dibattito scolastico: dalle Indicazioni nazionali per i licei al dimensionamento, dai giovani a rischio di dispersione all’istruzione degli adulti, fino agli esami, alla formazione professionale e alle esperienze innovative realizzate nelle scuole. Non mancano riflessioni sul rapporto scuola-famiglia, sul benessere e sulle fragilità degli studenti, insieme alle rubriche dedicate a tecnologie, sostenibilità, DSGA, genitori e consulenza psicologica. Acquistare questo numero – e scegliere di abbonarsi a Tuttoscuola – significa andare oltre la notizia del giorno per comprenderne implicazioni, problemi e prospettive, con approfondimenti pensati per chi la scuola la vive, la guida e la costruisce ogni giorno.

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