Dirigenti scolastici, firmato il CCNL 2022-2024. Sindacati divisi: ‘Importante dare certezze’, ma restano nodi aperti
Dopo meno di due mesi dall’avvio delle trattative, è stata sottoscritta l’ipotesi di CCNL 2022-2024 dell’Area Istruzione e Ricerca relativa ai dirigenti scolastici. La firma, arrivata l’11 maggio all’ARAN, chiude una negoziazione attesa da tempo ma non spegne il confronto sulle criticità ancora aperte, a partire dal tema delle retribuzioni, della mobilità interregionale e del riconoscimento della specificità della dirigenza scolastica.
A sottoscrivere il contratto sono state, tra le altre organizzazioni, UIL Scuola Rua e ANP, entrambe orientate a privilegiare la necessità di garantire rapidamente aumenti e certezze normative ai dirigenti scolastici, pur senza nascondere limiti e questioni irrisolte.
Per la UIL Scuola, la firma rappresenta “un passaggio importante che consente di dare certezza normativa ed economica ai dirigenti scolastici”. Il segretario generale Giuseppe D’Aprile sottolinea che gli aumenti previsti ammontano al 5,78%, a cui si aggiunge uno 0,22% derivante da ulteriori risorse ordinarie, per un incremento complessivo pari al 6%.
Ma, avverte D’Aprile, il contratto “non esaurisce le questioni ancora aperte”. I dirigenti scolastici, osserva il segretario UIL, “non possono essere ridotti a semplici gestori di adempimenti burocratici”, ma devono essere riconosciuti come figure centrali della comunità educante, con funzioni educative, organizzative e di guida delle istituzioni scolastiche.
Tra i temi che il sindacato intende continuare a rivendicare figurano il raggiungimento del 100% dei posti disponibili per la mobilità interregionale, la valorizzazione delle responsabilità dirigenziali, la semplificazione degli adempimenti amministrativi e il rafforzamento dell’autonomia scolastica.
Sulla stessa linea anche l’ANP, che spiega di aver firmato “al fine prioritario di garantire che tutti i colleghi percepiscano prima possibile gli aumenti previsti”, considerando il “grave ritardo” con cui si è arrivati alla conclusione della trattativa.
Nel dettaglio, l’ARAN – rappresentata dal presidente Antonio Naddeo – ha introdotto alcune modifiche migliorative alla parte normativa del contratto: la quota dei posti disponibili per la mobilità interregionale passa dal 60% all’80%; viene esteso fino alla conclusione dell’anno successivo il termine per fruire delle ferie non godute; il permesso per lutto viene ampliato da sette a quindici giorni lavorativi; vengono migliorate le modalità di differimento del periodo di prova e innalzata da venti a trenta giorni la soglia della sospensione disciplinare che può determinare recidiva ai fini del licenziamento.
Per l’ANP, l’incremento all’80% della mobilità è stato ritenuto accoglibile anche perché, per il 2026, continuerà ad applicarsi il 100% dei posti disponibili per effetto di una specifica disposizione legislativa. Resta però confermata la richiesta di stabilizzare definitivamente questa soglia anche nei prossimi rinnovi contrattuali.
Più critico il giudizio espresso da Dirigentiscuola. Il presidente nazionale Attilio Fratta parla di una firma arrivata “in grave ritardo” e afferma apertamente che il contratto “non lascia soddisfatti”.
Secondo Fratta, la parte economica prevede aumenti “non in linea con la complessità del ruolo dei dirigenti scolastici e la loro esposizione, unica nel panorama della dirigenza pubblica”. Anche gli arretrati, osserva, saranno limitati, poiché “in gran parte già corrisposti in indennità di vacanza contrattuale”.
Dirigentiscuola torna inoltre a sollecitare “l’equiparazione piena con gli altri dirigenti pubblici”, chiedendo risorse aggiuntive per finanziare una retribuzione di risultato adeguata. Critiche vengono rivolte anche alla parte normativa, considerata ancora incompleta su diversi aspetti cruciali, dalla mobilità interregionale – per la quale il sindacato continua a chiedere il 100% dei posti – fino alle sanzioni disciplinari.
Proprio su questo ultimo punto, Fratta rivendica il risultato ottenuto con l’innalzamento a trenta giorni della soglia di sospensione che può comportare recidiva ai fini del licenziamento disciplinare.
La firma del contratto arriva in una fase particolarmente complessa per la dirigenza scolastica. Negli ultimi anni i dirigenti sono stati chiamati a gestire nuove responsabilità legate al PNRR, alla sicurezza, all’inclusione, alla transizione digitale e ai rapporti con territori e famiglie, in un quadro che molti continuano a giudicare sbilanciato tra carichi amministrativi e riconoscimento professionale.
Resta così sullo sfondo una questione che accompagna ormai da tempo il dibattito sulla governance scolastica: il progressivo ampliamento delle funzioni attribuite ai dirigenti scolastici e la difficoltà di tradurre questa evoluzione in un effettivo riconoscimento economico e professionale comparabile a quello delle altre dirigenze pubbliche.
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