Alunni stranieri, Valditara difende il decreto: ‘Vogliamo integrare, non classi ghetto. Nessun taglio a docenti e risorse’

“Questo decreto vuole integrare, non vogliamo le classi ghetto”. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, difende in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook le nuove misure sull’integrazione degli studenti stranieri e replica alle critiche rivolte al decreto-legge n. 170 del 30 settembre 2026, entrato in vigore il 1° ottobre. 

A chi considera il provvedimento un testo varato anche in funzione della campagna elettorale, il ministro risponde rivendicando un percorso già avviato. “Ci si dimentica che arriva a coronamento di un percorso”, afferma Valditara, richiamando Agenda Nord e la previsione di più docenti nelle scuole fragili delle periferie delle grandi città. Il ministro ricorda inoltre la formazione di “1000 docenti destinati a insegnare l’italiano agli stranieri”.

Anche la questione dei limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi, secondo Valditara, non nascerebbe con l’ultimo decreto. “Il discorso dei tetti lo avevamo già avviato”, sostiene, ricordando inoltre l’incremento delle risorse destinate ai Cpia.

Il ministro interviene anche sulle contestazioni relative alla necessità e urgenza del provvedimento e sui suoi tempi di applicazione. Alcune disposizioni, sottolinea, riguardano già gli studenti che si iscrivono “in corso d’opera”, mentre per il prossimo anno scolastico il passaggio decisivo arriverà con le iscrizioni di gennaio.

Al centro resta soprattutto la conoscenza dell’italiano, considerata dal ministro uno strumento necessario non soltanto per gli studenti, ma anche per favorire il rapporto tra famiglie e scuola. “Credo sia importante partecipare alla vita scolastica del proprio figlio conoscendo l’italiano”, afferma.

Valditara respinge poi le accuse di una riduzione delle risorse: “Sono stati tagliati docenti e risorse? Falso, i docenti sono aumentati di 500 unità, le risorse dei Cpia sono state triplicate”.

La finalità dichiarata dal ministro è quella di evitare concentrazioni che possano ostacolare l’integrazione e il lavoro didattico: “Mi piacciono le classi dove c’è vera integrazione, dove gli stessi docenti non hanno difficoltà a fare il loro lavoro”.

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