Se gli agenti AI lavorano al posto tuo…

Gli agenti AI personali di Meta, OpenAI e altri operatori iniziano a navigare e svolgere operazioni complesse per conto degli utenti. L’app Muse di Meta, lanciata l’8 settembre 2026 (per ora non disponibile in Europa), in poco più di quaranta giorni ha raggiunto quasi 11 milioni di download negli Usa e in Canada.

Ne parlano Maurizio Carmignani, consulente e startup advisor, e Alessandro Longo, direttore del noto sito agendadigitale.eu, in un articolo pubblicato nell’edizione del 21 ottobre 2026.

Tali agenti personali “navigano, confrontano prezzi, compilano moduli e tentano acquisti per conto di un utente. Possono raggiungere in pochi minuti decine di siti, scegliere fra offerte e, quando sono autorizzati, concludere una transazione”.

Gli autori si occupano (e preoccupano) soprattutto dell’e-commerce, di questioni finanziarie e delle conseguenze di tali AI personali multitasking sul mercato pubblicitario, che rischia di essere bypassato se il cliente affida la scelta di un prodotto che intende acquistare all’app. Ma è evidente che notevoli conseguenze potrebbero riguardare anche i processi educativi, perché gli insegnanti potrebbero affidare all’AI una serie di compiti che ora devono eseguire personalmente, dalla preparazione dei materiali didattici alla correzione dei compiti, dedicando più tempo al rapporto personale con gli studenti.

Anche questi ultimi potrebbero avvalersi della grande capacità di raccolta ed elaborazione comparativa dei dati di una app come Muse, che certamente potrebbe aiutarli a studiare, ma anche indurli a far svolgere i compiti loro assegnati dai docenti senza impegnarvisi personalmente. Con grave pregiudizio per la qualità della loro formazione dal punto di vista della capacità riflessiva e dello sviluppo del senso critico. Il rischio è che la delega all’AI della incombenza di scegliere come risolvere i propri compiti/problemi finisca per affidare le decisioni a oscuri soggetti tecnologici (dietro i quali stanno interessi concreti) con grave limitazione della libertà individuale. Un tema approfondito anche in un interessante articolo di Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone sul Corriere della sera del 24 ottobre 2026, dal titolo “Calcolare non è giudicare”. Un’avvertenza che, nel mondo della scuola, vale per gli studenti ma anche per gli insegnanti…

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