La Scuola Come Centro di Ricerca per suscitare domande autentiche: il nuovo progetto editoriale di Tuttoscuola

La scuola al tempo dell’Intelligenza Artificiale non può più essere il luogo della trasmissione delle informazioni, che sono ampiamente disponibili nella rete o reperibili chiedendo a uno dei tanti chatbot tutto quello che si desidera conoscere. Fare domande e ottenere risposte è facile e automatico e gli algoritmi ci risparmiano la fatica una volta necessaria. Il rischio di abitare una realtà che ci esime dal pensare è molto elevato, e inquietante. Ma come già era successo in passato di fronte alle grandi rivoluzioni tecnologiche, l’avvento della televisione, la rivoluzione di internet, la scuola non ha esaurito la sua funzione, purché sappia rinnovarsi, accettare le nuove sfide, identificare i nuovi rischi, e rimodulare le proprie modalità formative.

Come scrive Papa Leone, a proposito di IA: «…Occorre superare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo,spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici completi in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono un’esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano una relazione, non riconoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità».

La posizione non è di rifiuto, ma di un ridimensionamento che restituisce all’IA il suo essere uno strumento, un mezzo a disposizione dell’esperienza umana, che resta irripetibile nella sua originalità, e che è fatta di corpo, emozioni, relazioni, responsabilità e – aggiungiamo – pensiero. La scuola rappresenta l’irripetibile ambiente di una alfabetizzazione integrale, il cui significato più autentico è quello non di togliere la fatica dell’apprendere, delegandola agli algoritmi, ma di significarla, mettendola alservizio della pienezza umana, della ‘magnificenza’umana.

Una scuola di umanizzazione richiede metodi che lo consentano. Metodi che riconsegnino al soggetto che apprende il senso dell’apprendimento, il gusto della scoperta, la corposità dell’esperienza fatta direlazioni, scambi, confronti, solidarietà e che richiede di esserci attivamente, non come spettatori o fruitori, che ricevono risposte che non sono nate da problemi, e che non sono state conquistate da un impegno individuale e collettivo. Il Dossier e lo speciale che proponiamo cerca di offrire dei suggerimenti in questa direzione. La scuola che sogniamo è una scuola abitata da domande autentiche, che riguardano la realtà e che aiutano a incontrarla e a esplorarla. Una scuola nella quale le discipline non sono contenitori di nozioni, ma linguaggi culturali, e le tecnologie non sono le protesi sostitutive del pensiero, ma strumenti che lo potenziano. Una scuola centro di ricerca perché ambiente che suscita e incoraggia domande autentiche, pertinenti, significative.

Una proposta per l’oggi

Il cuore didattico della scuola, oggi, non può essere la trasmissione delle conoscenze, ma la cura dell’apprendimento, l’insegnare a pensare. Questa consapevolezza emerge in maniera nitida sul finire delsecolo scorso, quando isistemi di istruzione devono fare i conti con la loro impossibilità a inseguire le rapidissime trasformazioni che si manifestano ad ogni livello, scientifico, tecnologico, sociale, lavorativo. L’istruzione formale viene assediata e sopraffatta da quella informale e non formale, resa possibile dalla rivoluzione digitale.

La consolidata convinzione che la formazione scolastica o universitaria sia adeguata a preparare alle professioni viene sbriciolata. Tutto cambia così rapidamente da rendere presto obsolete le conoscenze e le abilità che l’istruzione formale fornisce. È necessario ripensare la relazione tra scuola e mondo del lavoro, consapevoli che i curricoli devono consentire un nuovo tipo di apprendimento: l’apprendimento dell’apprendimento. ‘Insegnare ad apprendere’, ecco il nuovo focus dell’insegnamento. Questa convinzione è oggi notevolmente rafforzata dalla irruzione dell’Intelligenza Artificiale. Ciascuno di noi porta nella tasca della propria giacca o nella propria borsetta potentissimi sistemi di erogazione delle informazioni, che erano inimmaginabili fino a pochi anni fa. Insegnare a pensare Affascinante e inquietante, il nuovo scenario richiede che finalmente si superi il modello della trasmissione per padroneggiare quello dell’insegnare a pensare. A questo ha invitato incessantemente E. Morin, per il quale l’urgenza della riforma della scuola doveva portare non tanto a modificare i contenuti del curricolo quanto a cambiare il paradigma di riferimento: non trasmettere nozioni ma insegnare a pensare. Questa fondamentale attenzione educativa è, invece, trascurata: «È sorprendente che l’educazione, che mira a comunicare conoscenze, sia cieca su ciò che è la conoscenza umana,su ciò che sono isuoi dispositivi, le sue menomazioni, le sue difficoltà, le sue propensioni all’errore e all’illusione, e che non si preoccupi affatto di far conoscere che cosa è conoscere».

A questa stessa considerazione, in tempi che oggisentiamo storicamente e culturalmente molto lontani, era giunto un pensatore e uomo discuola, un maestro elementare dello scorso secolo. Ci piace ricordare il contributo, molto meno conosciuto, di questo eccezionale insegnante, Alfredo Giunti, che fin dagli anni Sessanta dello scorso secolo aveva non solo capito che la formazione del pensiero doveva essere la direzione da dare all’azione didattica, ma l’aveva sperimentata, prima con i suoi alunni, successivamente dando vita ad un gruppo di insegnanti sperimentatori, impegnati a mettere alla prova le ipotesi di una innovativa proposta didattica chiamata “Scuola Centro di Ricerca” (SCR). 

Perché proporre una scuola che fa ricerca

Desideriamo riprendere alcune delle idee che sono alla base della SCR, per due ragioni. La prima è affettiva. Ci piace ricordare l’impegno e la passione di un gruppo di uomini e donne di scuola, maestre e maestri, ma poi anche insegnanti degli altri ordini di scuola, che hanno fatto progredire le nostre attuali consapevolezze attraverso un lavoro di ricerca, di scambio professionale, di messa in discussione delle vecchie e rassicuranti pratiche che la tradizione aveva loro consegnato. Questo è avvenuto in un dialogo costante con il mondo della ricerca scientifica, confrontandosi con linguisti, storici, matematici, esperti delle diverse discipline scientifiche… Dal basso, dall’esperienza guidata da precise ipotesi, misurandosi con la realtà nelle loro aule, nei diversi contesti del nostro Paese, hanno saputo mettersi in discussione, hanno saputo cambiare.

La seconda ragione è scientifica. Consideriamo la SCR un’ipotesi di lavoro per l’oggi, non un reperto da ammirare nel museo della didattica. Naturalmente siamo in un Paese diverso, in una società molto lontana dagli ultimi decenni del secolo scorso. Ma, proprio per questo, oggi è più facile capire come la scuola non può essere né quella delle ‘nozioni’, né quella delle ‘occasioni’, per utilizzare una delle affermazioni che A. Giunti amava ripetere. Ma da dove iniziare?

Partire dalla realtà

In un contesto nel quale la realtà virtuale sostituisce quella reale e la concretezza delle esperienze evapora, si corre il rischio che l’insegnare a pensare si risolva nell’insegnare una certa agilità cognitiva, una certa dimestichezza a navigare nell’universo dei dati, un’alfabetizzazione digitale asettica, un addestramento della mente senza il corpo, senza i corpi, un navigare nel mare delle informazioni e degli algoritmi perdendo di vista la vita. Provocare emozioni senza educare sentimenti; fornire informazioni senza svelarne la natura; porre domande accettandone acriticamente le risposte, senza assumersi la fatica della ricerca; allearsi all’IA finendo per delegarle ciò che ci caratterizza come esseri umani, lasciando che sintetizzi, valuti, pensi per noi, ecco il rischio che stiamo correndo.

«Nel nostro tempo si va allargando una frattura… Tra la realtà delle trasformazioni materiali e la struttura simbolica che dovrebbe renderla intellegibile. La crisi della società contemporanea non consiste solo nell’emergere di problemi inediti, ma nel fatto che ci manca una grammatica condivisa per raccontarli, comprenderli e affrontarli insieme».  La SCR rappresenta un’ipotesi alternativa, non solo rispetto alla rigida sistematicità trasmissiva di un insegnamento incapace di partire dalla realtà dell’alunno, che fa della scuola «un mondo rarefatto di parole, principi, regole, idee a lui estraneo, arcigno, vuoto di significato e di valore» o alla evanescente scuola delle occasioni spontanee, che finisce per svuotare disignificato proprio i ‘vissuti’ degli alunni, che pure si vorrebbe valorizzare; la SCR è alternativa anche nei confronti della esasperata virtualizzazione delle proposte didattiche.

La SCR non rifiuta i contenuti significativi, non è disattenta ai ‘vissuti’ degli alunni, non è contraria all’utilizzo delle tecnologie digitali, ma lo fa non saltando l’esperienza, ma partendo da essa.

«In questa scuola, dunque, ci si tiene ugualmente distanti sia dal caos dell’occasionalità radicale, sia dal letto di Procuste dirigidi e preformati piani culturali ed educativi. I ‘vissuti’risultano “le occasioni autentiche” dei processi scolastici; ma il significato e il valore di questi vissuti vengono scoperti o riscoperti dagli alunni proprio mediante un’applicazione agli stessi delle capacità logico-razionali. Questa impostazione, se viene condotta coerentemente fino alle sue estreme conseguenze, modifica radicalmente molti aspetti della tradizione scolastica».

La scuola ha lo straordinario compito di insegnare a pensare. Non di insegnare ‘cosa’pensare, ma di insegnare ‘come’. Più ancora delle risposte che può offrire, il suo significato è dato dalle domande che sa accendere e dai percorsi di ricerca che sa sostenere. Questa è una urgenza, prima che didattica, etica. È la condizione della cittadinanza esercitata. È l’humus della democrazia.

Il progetto

La Scuola Centro di Ricerca è il progetto editoriale di Tuttoscuola che mette in dialogo la riflessione pedagogica sulle nuove Indicazioni nazionali con esperienze concrete di insegnamento.

Ogni due mesi vengono pubblicate tre proposte didattiche dedicate a scienze, italiano e storia. I contributi presentano attività, osservazioni e riflessioni nate dal lavoro in classe, valorizzando la scuola come luogo di ricerca e sperimentazione. Un concreto venir incontro agli insegnanti impegnati a misurarsi con le nuove Indicazioni, ma desiderosi di un approccio didatticamente innovativo.

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