L’animatore

“Miser Catulle, desinas ineptire”
carme VIII – Gaio Valerio Catullo

Quando si parla di animatori, il pensiero vola alle vacanze, ai luoghi dove ci si reca per rilassarsi, divertirsi, “rianimarsi”. Commedianti, cantanti, affabulatori che intrattengono il pubblico, rendendo piacevole, divertente e sereno i loro spazi di vita, sono sempre esistiti, i giullari, in tempi lontani, rallegravano i banchetti di re e signori. Molti noti attori oggi hanno iniziato la loro carriera dello spettacolo facendo gli animatori nei villaggi turistici, dando prova del loro estro, della duttilità e innanzitutto della loro abilità nel coinvolgere i villeggianti. Fiorello è uno di quelli ed ha ottenuto un elevato successo per le sue qualità canore, per le sue capacità imitative, per la sua travolgente verve e non è certo l’unico.

Per essere bravi animatori bisogna essere loquaci, arguti, avere la battuta facile, unire insieme molte qualità non ultima quella di far partecipare, entusiasmare gli spettatori, anche i più timidi e riottosi.

Potrebbe essere costui anche un buono insegnante?

Penso proprio di si!

Certo dovrebbe possedere, per essere tale, adeguata scienza ma, è pur noto che chi possiede ampia cultura possa essere spesso del tutto incapace di trasmetterla per basse doti di comunicazione, una spiccata freddezza emotiva che non suscita interesse e motivazione, le sue parole annoiano, non animano. Requisito però essenziale, cosa di cui ben poco si parla, per un docente è essere persona equilibrata, in psicologia si dice di chi vive in armonia con se stesso e con il mondo, cosa veramente non da poco, perché in lui si sono ben combinati un buon patrimonio genetico con un ambiente educativo altrettanto positivo. Comunque sia, ritengo, che nessuno vorrebbe i propri figli in balia di uno “squilibrato” o un semplice nevrotico facilmente irritabile. Questo presupporrebbe un’adeguata selezione psicologica attitudinale, cosa che non si fa, anche se la formazione delle nuove generazioni è riconosciuta da tutti importante, impegnativa e molto delicata. Si potrebbe forse evitare almeno: “Preside non tollero questi ragazzi, mi innervosiscono!” affermazione fattami da un docente sceso in presidenza, fuori dalla grazia di Dio, stravolto dal chiasso irrispettoso di una ventina di scalmanati, esuberanti giovincelli di una periferia romana. Alla risposta: “Caro professore, proverò ad aiutarla, ma tenga pur conto che sono ragazzi vivaci, di periferia e con pazienza vanno catturati…”

“Io non catturo proprio nessuno! – esclamò stizzito – E quando io parlo devono far silenzio questi maleducati cafoni!” 

Siamo molto lontani dall’essere un coinvolgente animatore, un sollecitatore di interessi e motivazioni. E’ mia ferma convinzione che costoro dovrebbero tenersi ben lontano dai banchi di scuola e fare altro, tutto meno gli insegnanti, finirebbero col creare pasticci, a volte anche come genitori.

Essere bravi docenti oggi con i detti “nativi digitali”, generazione con lo smartphone tra le mani, non è per nulla facile e mettersi in comunicazione con molti di loro talora è una vera impresa. Le  doti quindi devono essere elevate, non comuni, essere animatori non fischiati è di certo un buon vantaggio, ma necessitano pazienza, autorevolezza apprezzata, grande capacità di dialogo, essere un modello adulto di spessore, che trascina e comprende le loro emozioni.

Catturò una intera classe di primo liceo di cui facevo parte, tanti anni fa, lo rammento ancora con vivo piacere, un giovane brillante professore di latino che ci presentò Catullo, il suo tormentato amore per Lesbia e le odi e i carmi a lei dedicati, l’audace docente (anno ’59) colpì nel segno e alla fine in classe, in breve arco di tempo, si parlava in latino e qualcuno si cimentava persino a scrivere poesie all’amata del momento.

Certo è, ricordando Daniela Lucangeli: “Se l’insegnante se ne sta asserragliato dietro la cattedra con la schiena curva e lo sguardo basso, accartocciato su se stesso, non trasmette nulla se non lo stesso grigiore emotivo” (Daniela Lucangeli, A mente accesa, Oscar, saggi, 2022).

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