Vincenzo Incenzo: “Immagino una scuola bottega dell’anima e del pensiero critico, dove l’errore è tappa fondamentale del processo creativo”
Di Sara Morandi
Vincenzo Incenzo è un artista italiano di straordinario talento. Cantautore, scrittore, compositore, paroliere, poeta, regista e autore teatrale, ha lavorato al fianco di icone della musica italiana come Renato Zero, Lucio Dalla e Antonello Venditti, lasciando un’impronta significativa nel panorama musicale e teatrale. Con la sua capacità di intrecciare parole e note, Incenzo crea opere che risuonano profondamente nell’anima. La sua visione di una scuola ideale per i giovani del futuro è quella di una “bottega dell’anima”, dove l’errore è considerato un passo essenziale del processo creativo. Incenzo immagina un luogo in cui la scrittura, il teatro e la musica sono strumenti fondamentali per aiutare i giovani a scoprire e difendere la loro unicità, in una società sempre più orientata verso la digitalizzazione e l’omologazione.
Ormai una pluriennale esperienza nel campo artistico/musicale. Potrebbe condividere con noi qual è, secondo lei, l’elemento più essenziale per una canzone che riesce a parlare alla gente e a lasciare un’impronta nel tempo?
“L’essenza è la verità emotiva veicolata dalla sintesi. Una canzone che resta nel tempo non cerca di impressionare, ma di “riconoscere”: mette in musica un sentimento che l’ascoltatore aveva già dentro, ma a cui non sapeva dare nome. È il miracolo del cortocircuito tra una parola semplice e l’armonia giusta. La tecnica si impara, ma la capacità di essere vulnerabili e diretti — togliendo il superfluo finché non resta solo il nucleo vivo dell’emozione — è ciò che trasforma un testo in un patrimonio collettivo”.
Ha collaborato con alcuni dei più grandi nomi della musica italiana, come Renato Zero, Lucio Dalla e Antonello Venditti. Quale di queste collaborazioni ha avuto un impatto significativo sul suo modo di scrivere e quali lezioni ha appreso lavorando con questi artisti?
“Ogni grande incontro ha lasciato un’impronta indelebile nel mio codice genetico d’autore: certo è che Renato Zero mi ha insegnato il coraggio della provocazione poetica e la centralità della visione d’insieme. Con Renato la parola non è mai solo testo, ma abito scenico, atto d’amore e gesto teatrale”.
La sua esperienza si estende anche al teatro e alla televisione. Come riesce a conciliare le diverse forme di espressione artistica, come la scrittura di canzoni, la regia teatrale e la composizione musicale, mantenendo una coerenza artistica e creativa?
“Non si tratta di dividersi, ma di cambiare strumento mantenendo lo stesso sguardo. Che si tratti di tre minuti di canzone, della regia di un musical o delle pagine di un saggio, il motore è sempre la parola e la sua capacità di evocare mondi. La coerenza artistica risiede nell’identità poetica: il teatro ti regala lo spazio e la tridimensionalità, la musica il ritmo e la sintesi, la saggistica la riflessione. Sono linguaggi diversi per tradurre la stessa urgenza espressiva”.
Può anticiparci i suoi prossimi progetti professionali?
“Una collaborazione internazionale top secret e concerti in America Latina. Poi ripartiranno in teatro “La Sciantosa” con Serena Autieri e “Frida Opera Musical”. Continuano le mie masterclass di scrittura creativa”.
Parlando di educazione, come immagina la scuola dei sogni per i giovani del futuro? Quali valori e strumenti ritiene siano fondamentali per coltivare il talento e l’originalità dei giovani?
“La scuola del futuro deve smettere di essere un luogo di nozioni per diventare una bottega dell’anima e del pensiero critico. I valori: l’errore come tappa fondamentale del processo creativo, l’empatia e la lentezza, necessaria per assimilare e creare in un mondo troppo rapido. Gli strumenti: maieutica e interdisciplinarietà. La scrittura creativa, il teatro e la musica non dovrebbero essere materie accessorie, ma strumenti fondamentali per insegnare ai ragazzi a conoscersi, a decodificare le proprie emozioni e a difendere la propria unicità in un’epoca di omologazione digitale”.
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