Munteanu sull’AI in classe: un consiglio agli insegnanti
Alex Munteanu, apprezzato docente e formatore noto ai lettori di Tuttoscuola, pubblica sulla piattaforma online Substack una riflessione su cosa significhi e comporti, per gli insegnanti, il fatto che lo scibile umano si avvii ormai ad essere attingibile da uno smartphone, dando un enorme potere di condizionamento a chi controlla le piattaforme che gestiscono le informazioni. Ragione per la quale un Paese come la Cina sta investendo tanto nella produzione all’AI sovrana: “non per orgoglio, ma perché non può permettersi di perdere il controllo del modello che gira nelle tasche dei suoi cittadini”.
Anche la Commissione europea nel febbraio 2025 ha lanciato InvestAI: duecento miliardi di euro mobilitati per l’intelligenza artificiale, di cui venti per le cosiddette gigafactory. Ma l’Europa è in ritardo nella produzione di un suo modello, e finora si è limitata a regolamentare l’uso delle piattaforme americane, quelle delle big tech.
Comunque per chi insegna, tutto questo “significa che, entro pochi anni, ogni studente avrà in tasca un tutor, un consulente, un confessore e un falsario, gratis e perennemente disponibile”. Uno strumento che potrà rispondere a qualunque domanda. Ma allora, visto che i contenuti li fornisce l’AI, che cosa resta da fare all’insegnante? Se le rispostele dà l’AI, riflette Munteanu, il docente deve insegnare a fare le domande giuste, attività in cui è e resterà insostituibile.
Poi parla della sua esperienza personale, che riportiamo nel punto essenziale, relativo all’esercizio da assegnare agli studenti in classe: “Io lo faccio così. Do agli studenti un modello capace e un problema vero, e poi valuto non la risposta che ottengono — quella è quasi gratis — ma la sequenza di domande con cui ci sono arrivati. Chi pone tre domande pigre ottiene una risposta mediocre; chi ne pone dieci precise ottiene qualcosa che vale. È l’inverso della scuola che ho fatto io, dove contava la risposta. In un mondo di risposte infinite e gratuite, l’unica cosa che possiamo ancora insegnare a produrre sono buone domande”.
La scuola tradizionale, che continua a insegnare contenuti e a premiare chi ricorda le risposte “sta allenando per un mondo che non esiste più”, è la sua conclusione provocatoria, ma forse lungimirante.
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