Francia, tra “successo tecnico” e “fallimento nazionale”: pioggia di critiche alla piattaforma Parcoursup

Di Costanza Mililli

L’istituzione della piattaforma Parcoursup risale al 2018 ed è stata pensata per raccogliere i dossier degli studenti dell’ultimo anno di scuola superiore per agevolare la loro selezione universitaria post-diploma. Non è stata una novità assoluta in Francia: dal 1987 al 2008 era in uso il sistema RAVEL, poi sostituito fino al 2017 da Admission post-bac (APB), che prevedeva un vero e proprio sorteggio casuale dei candidati. Un articolo del 2018 di Dinamopress offre un’attenta ricostruzione del suo funzionamento: ciascun liceale, al momento della scelta dei corsi universitari di suo interesse, è tenuto a caricare sul sistema la propria candidatura corredata da un dossier comprensivo di voti, curriculum accademico, lettera di motivazione. In aggiunta, è previsto il caricamento anche di una “fiche avenir”: vera e propria scheda di valutazione complessiva dell’allievo, stilata dai docenti e destinata a definirne le potenzialità per una futura carriera universitaria. Ciascun dossier è successivamente valutato da un’apposita commissione e corredato da un codice pubblico, per poi essere, grazie a questo, indirizzato alle diverse università scelte tramite un algoritmo apposito.

La scontentezza generalizzata in merito alla piattaforma non è cosa nuova: sin dalla sua fondazione ha generato critiche e proposte parlamentari di revisione sostanziale, che si sono poi tradotte per lo più in migliorie tecniche. LCP-Assemblée nationale (canale televisivo pubblico e divulgativo su vita politica e parlamentare) parla di “un successo tecnico” ma allo stesso tempo anche di “un fallimento nazionale” come evidenzia un rapporto pubblicato a febbraio e che sottolinea la mancanza di trasparenza dei criteri e degli strumenti utilizzati dalle commissioni in fase di valutazione dei dossier. Altro punto fortemente criticato è il profondo stress provocato dalla scrittura della lettera motivazionale, dai lunghi mesi di attesa prima di ricevere risposte e dal numero di posti ampiamente inferiore alla domanda. 

Risulta evidente la grande implementazione degli aspetti tecnici di Parcoursup rispetto alle precedenti piattaforme, tuttavia, secondo varie testimonianze, continua ad essere assai carente dal punto di vista della trasparenza dei criteri applicati in fase di valutazione e selezione dei candidati. Quel che emerge all’unanimità dalle più disparate testate giornalistiche, argomento di punta in questi giorni grazie alle proteste del movimento studentesco, è che la piattaforma rappresenti di fatto una notevole fonte di stress per gli studenti e le studentesse che si accingono a presentare domanda per l’Università e che non sempre riescono ad accedere ai percorsi prescelti, né tantomeno all’università.

Proteste studentesche: a che punto siamo?

Venerdì 9 ottobre restano chiuse ancora 141 scuole in Francia. Tra le prime misure emergenziali, incalzate dalla quarta ondata di proteste che ha visto partecipi più di 70.000 persone, è previsto il coinvolgimento di 3.000 nuovi supplenti, numero che i sindacati definiscono “un primo passo, seppur insufficiente”. Ricordiamo che in Francia la carenza d’insegnanti e personale scolastico va a toccare un numero di oltre 500 scuole superiori su un totale di 3.700 (114 con carenza di personale e 400 con carenza d’insegnanti). Non si è arrivati che a una prima timida risposta a una delle numerose istanze, le questioni ancora aperte riguardano: Parcoursup, la salute a scuola, gli orari di lezione prolungati, la strutturazione di un’interazione democratica e continuativa tra studenti e classe politica.

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