Ritorno a scuola tra precariato e divari. Fracassi (Flc Cgil): ‘Serve un cambio di rotta’
Con l’avvio delle lezioni in tutte le regioni italiane torna al centro del dibattito il futuro della scuola. Sono circa 8 milioni gli studenti e le studentesse che rientrano in aula e quasi 900 mila i docenti chiamati a garantire il funzionamento del sistema, tra personale di ruolo e supplenti. Una ripartenza che arriva dopo un anno segnato da pochi segnali positivi e da molte questioni ancora aperte: dalla stabilizzazione dei precari alla questione salariale, dalle riforme dell’istruzione tecnica al ruolo della scuola nella formazione dei cittadini. A fare il punto è Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, che descrive gli ultimi mesi come una fase caratterizzata da “un anno molto difficile”, nel quale, a suo giudizio, il governo e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara hanno portato avanti numerosi interventi di riforma senza un confronto sufficiente con le rappresentanze del mondo scolastico.
Riforme e istruzione tecnica: il nodo del rapporto tra scuola e lavoro
Tra i provvedimenti più discussi c’è la riforma dell’istruzione tecnica e professionale, inserita nel quadro degli interventi legati al PNRR. Secondo Fracassi, il rischio è quello di una scuola sempre più orientata alle esigenze immediate del mercato del lavoro e meno attenta alla formazione complessiva della persona.
“Il compito della scuola – sottolinea la segretaria generale della Flc Cgil – non è soltanto preparare all’occupabilità, ma fornire gli strumenti per affrontare l’intero percorso della vita lavorativa e civile”.
La critica riguarda anche la filiera tecnologico-professionale quadriennale e il liceo del Made in Italy, percorsi che, secondo il sindacato, potrebbero contribuire a creare una distinzione tra indirizzi considerati più prestigiosi e altri maggiormente legati a una formazione esecutiva.
Il tema, al centro del confronto politico e culturale sulla scuola, riguarda una domanda più ampia: quale deve essere la finalità dell’istruzione in una società in trasformazione? Da un lato la necessità di rafforzare il rapporto tra scuola e mondo produttivo, dall’altro l’esigenza di garantire una preparazione ampia, capace di includere competenze culturali, sociali e civiche.
Proprio su questo punto Fracassi richiama il valore delle discipline trasversali: storia, geografia, diritto ed educazione alla cittadinanza. “Per essere cittadini consapevoli – afferma – servono conoscenze che vadano oltre le competenze strettamente professionali”.
Una questione che assume ulteriore rilievo in una fase segnata dalla diffusione dell’intelligenza artificiale e dai cambiamenti nei lavori e nelle professioni. La scuola, secondo la dirigente sindacale, deve continuare a essere un luogo di partecipazione democratica e costruzione del pensiero critico.
Precariato: oltre 200 mila supplenze anche quest’anno
Tra le emergenze che accompagnano l’inizio dell’anno scolastico c’è ancora quella del precariato. Il ministro Valditara ha indicato in circa 155 mila i docenti precari, ma il dato non comprende il personale Ata, che aggiunge altre migliaia di lavoratori con contratto a tempo determinato.
Per Fracassi il fenomeno resta strutturale: “Lo scorso anno ci sono stati 302 mila incarichi a tempo determinato: significa che una parte consistente del personale scolastico lavora in condizioni di precarietà”.
Secondo la Flc Cgil, all’inizio di settembre il numero complessivo dei precari tra docenti e Ata era già superiore alle 200 mila unità. In particolare, il sostegno continua a rappresentare uno dei settori dove la presenza di supplenze è più stabile nel tempo.
La questione della continuità didattica, soprattutto per gli alunni con disabilità, resta quindi uno dei nodi principali della ripartenza. La richiesta del sindacato è quella di un piano strutturale di assunzioni, in grado di ridurre il ricorso sistematico ai contratti temporanei.
Contratti e stipendi: il problema del riconoscimento del lavoro scolastico
Tra gli elementi positivi dell’ultimo anno c’è stato il rinnovo del contratto nazionale della scuola. Un risultato che, tuttavia, secondo Fracassi non risolve il problema del livello delle retribuzioni.
La segretaria generale della Flc Cgil ricorda che il precedente contratto non era stato sottoscritto dal sindacato perché ritenuto insufficiente rispetto alla perdita del potere d’acquisto determinata dall’inflazione.
“Considerare chi lavora nella scuola come un lavoratore da pagare meno – afferma – restituisce l’idea del riconoscimento che il Paese attribuisce a queste professionalità”.
Secondo il sindacato resta un divario salariale significativo rispetto ad altri comparti della pubblica amministrazione. Per questo la richiesta alla prossima legge di bilancio è l’individuazione di risorse aggiuntive e di un fondo perequativo che consenta un recupero degli stipendi.
Il tema economico si intreccia con quello della valorizzazione professionale: dalla qualità della formazione iniziale e in servizio alla capacità del sistema di attrarre nuovi insegnanti.
Scuola e identità: il confronto sulle nuove indicazioni
Un altro fronte di discussione riguarda le scelte culturali e valoriali dell’attuale governo sulla scuola. Fracassi critica quello che definisce un approccio “identitario e securitario”, sostenendo che alcune iniziative rischierebbero di limitare il pluralismo culturale della scuola pubblica.
Al centro del dibattito anche le nuove Indicazioni nazionali per infanzia e primaria, dopo alcune formulazioni che hanno suscitato discussioni nel mondo accademico e scolastico, tra cui il riferimento al ruolo dell’Occidente nella storia.
Secondo la Flc Cgil la scuola deve mantenere una funzione costituzionale di apertura e confronto. “Non deve essere un luogo dove affermare un’identità politica – sostiene Fracassi – ma uno spazio plurale, aperto a tutti”.
Il confronto su questi temi evidenzia una questione più generale: quale equilibrio trovare tra trasmissione del patrimonio culturale, educazione alla cittadinanza e pluralità delle prospettive?
Un autunno di confronto sulla scuola
La ripartenza dell’anno scolastico porta dunque con sé una serie di questioni irrisolte. Precariato, salari, riforme degli ordinamenti e ruolo educativo della scuola saranno probabilmente al centro del confronto nei prossimi mesi.
Per Fracassi il passaggio decisivo sarà la legge di bilancio: “Sulla questione salariale e sulla stabilizzazione dei precari non possiamo stare fermi. Le risorse dovranno essere collocate in quella norma”.
Se sarà un autunno di mobilitazioni o di confronto istituzionale dipenderà anche dalle scelte che verranno compiute nei prossimi mesi. Resta però una domanda di fondo che riguarda l’intero sistema educativo: quali investimenti e quale idea di scuola servono per affrontare le trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche in corso?
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