Famiglia nel bosco. Perché no all’homeschooling?

Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha di fatto parzialmente bocciato il ricorso della difesa della famiglia nel bosco circa il ricongiungimento immediato dei tre figli, ponendo una serie di condizioni per il rientro a casa dei tre minori, separati da novembre scorso dai genitori ai quali era stata sospesa la responsabilità genitoriale. 

In primo luogo i tre bambini dovranno frequentare la scuola pubblica dell’obbligo, prevedibilmente a Vasto dove c’è la casa famiglia che ospita i piccoli da nove mesi. Da notare che la scuola di Vasto funziona a tempo pieno, con uscita alle 16, e che alle 18 i bambini dovranno rientrare nella casa famiglia alle 18. I genitori, Nathan e Catherine, che risiedono a Palmoli (distante 30 chilometri), avrebbero insomma circa due ore di tempo per incontrare i figli. Alla loro richiesta di provvedere all’istruzione dei figli tramite l’homeschoolingpossibilità perfettamente legittima in Italia – è stata sovrapposta la decisione del tribunale dell’Aquila di decidere al posto loro il modello educativo dei bambini, quello secondo i giudici più corrispondente al loro interesse oggettivo (non coincidente, con ogni evidenza, con quello soggettivo).

In secondo luogo, con una certa ipocrisia, l’ordinanza del tribunale si esprime favorevolmente alla possibilità di “liberalizzare e ampliare la frequentazione tra i minori e la coppia genitoriale all’esito dello stabile inserimento dei minori nelle classi dopo l’inizio dell’anno scolastico”. Tale frequentazione potrebbe avvenire “presso la loro attuale abitazione, nonché, in conformità del desiderio espresso dai bambini, delle pertinenze dell’abitazione originaria o dei luoghi in cui sono comunque custoditi i loro animali”. Ma non viene fissata alcuna data in cui ciò potrebbe avvenire.

È quanto nota la Garante per l’infanzia, Marina Terragni, che afferma che “la decisione del Tribunale non sembra tenere nella necessaria considerazione quanto espresso dal servizio di neuropsichiatria infantile della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, che ha descritto alcuni comportamenti dei bambini come sintomi di una sindrome da stress postraumatico, parlando di ‘urgenza clinica’, e ha indicato come necessario e indifferibile il reinserimento immediato in famiglia”.

Accanto alle ragioni giuridiche (la piena legittimità dell’homeschooling) ci sono insomma anche ragioni mediche che rendono difficilmente comprensibile l’operato dei giudici dell’Aquila. “Summum ius, summa iniuria”?

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