Scuola, verso la prima campanella con il nodo precariato. Flc Cgil: ‘Oltre 200mila supplenze, problema strutturale’
La scuola si prepara a riaprire i cancelli, ma dietro la promessa di un avvio ordinato del nuovo anno scolastico sembrano restare alcune questioni tutt’altro che risolte. Cattedre da assegnare, personale Ata insufficiente, supplenze e soprattutto sostegno continuano a rappresentare i punti più delicati della macchina organizzativa. A riaccendere l’attenzione sul tema è la Flc Cgil, che contesta l’immagine di una scuola pronta alla ripartenza e mette al centro un dato: oltre 200mila supplenze complessive tra docenti e personale Ata. Per Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, il problema non può più essere letto come una difficoltà contingente legata all’avvio delle lezioni. Il precariato, sostiene, sarebbe ormai diventato strutturale.
“Alla vigilia dell’avvio del nuovo anno scolastico, il Governo continua con la consueta narrazione di una scuola pronta a ripartire. I numeri, però, restituiscono una realtà molto diversa”, afferma Fracassi all’Adnkronos. Secondo la sindacalista, il sistema pubblico continua a reggersi “con oltre 200 mila supplenze complessive tra docenti e personale Ata”, una dimensione che trasformerebbe il precariato da fenomeno emergenziale in un vero e proprio “modello di gestione della scuola italiana”.
Personale Ata, il divario tra posti vacanti e assunzioni
Uno dei fronti indicati dalla Flc Cgil riguarda il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, fondamentale per il funzionamento quotidiano degli istituti. Secondo i numeri riportati da Fracassi, a fronte di quasi 34mila posti vacanti sarebbero state autorizzate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito 12.284 assunzioni. Il divario è consistente e rischia di tradursi ancora una volta nel ricorso ai contratti a tempo determinato. Ma la questione non riguarda soltanto le condizioni dei lavoratori. Segreterie, sorveglianza, assistenza e funzionamento degli edifici scolastici dipendono da organici adeguati: quando questi mancano, le conseguenze possono ricadere direttamente sulla capacità delle scuole di assicurare i servizi.
Sostegno, continuità didattica ancora sotto pressione
Ancora più delicata è la situazione degli insegnanti di sostegno. Secondo Fracassi “Oltre la metà dei posti, circa 140 mila nell’ultimo anno scolastico, continua a essere collocata nell’organico di fatto e coperta con supplenze annuali. Decine di migliaia di cattedre vengono così affidate a personale non specializzato, a causa della mancata stabilizzazione dei posti e del cronico disallineamento tra il numero dei percorsi di specializzazione attivati e il reale fabbisogno delle scuole. – precisa – Una scelta che colpisce direttamente il diritto all’inclusione e alla continuità didattica delle alunne e degli alunni con disabilità”.
A questo si aggiunge la questione della specializzazione. Secondo la segretaria della Flc Cgil, “decine di migliaia di cattedre” continuano a essere affidate a personale non specializzato, conseguenza sia della mancata stabilizzazione dei posti sia del disallineamento tra i percorsi di specializzazione attivati e il fabbisogno effettivo delle scuole.
Concorsi e graduatorie: il reclutamento non chiude il cerchio
Sul tavolo resta anche l’efficacia delle procedure concorsuali avviate negli ultimi anni. Concorsi ordinari e straordinari avrebbero dovuto contribuire a ridurre il ricorso al precariato e a rendere più stabile il reclutamento. Secondo la Flc Cgil, tuttavia, il risultato resta insufficiente.
Il quadro, peraltro, non è uniforme sul territorio nazionale. In alcune regioni e per determinate classi di concorso le graduatorie sarebbero già esaurite o incapienti; altrove, invece, docenti in possesso dei requisiti necessari resterebbero senza possibilità di stabilizzazione per l’insufficienza delle assunzioni autorizzate.
Una situazione che mette in evidenza uno dei paradossi del sistema: possono convivere posti disponibili, aspiranti docenti qualificati e, allo stesso tempo, un elevato numero di supplenze. Il problema, dunque, non sembra riducibile alla sola disponibilità di candidati, ma coinvolge la programmazione dei fabbisogni, le procedure di reclutamento e la trasformazione dei posti disponibili in assunzioni stabili.
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