Educazione sessuo-affettiva a scuola, raccolta firme per il referendum. FLC CGIL invita a firmare perabrogazione della legge 104/2026
Al centro della richiesta referendaria c’è la legge 9 giugno 2026, n. 104, recante “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 22 giugno ed entrata in vigore il 7 luglio. La norma stabilisce che le istituzioni scolastiche debbano acquisire il consenso informato preventivo dei genitori – o degli studenti stessi se maggiorenni – per la partecipazione ad alcune attività riguardanti temi attinenti alla sessualità. Per le attività extracurricolari e quelle di ampliamento dell’offerta formativa il consenso deve essere espresso in forma scritta, dopo che la scuola ha messo a disposizione delle famiglie il materiale didattico e fornito informazioni su finalità, contenuti, modalità di svolgimento ed eventuale presenza di esperti esterni.
Per la scuola dell’infanzia e la primaria, invece, la legge esclude le attività didattiche e progettuali aventi per oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità, facendo comunque salvi i contenuti previsti dalle Indicazioni nazionali. È su questo impianto che interviene la proposta referendaria sostenuta dalla FLC CGIL.
FLC CGIL: “Una pesante regressione”
La posizione del sindacato è netta. La FLC CGIL ricorda di essersi opposta al provvedimento fin dall’avvio dell’iter parlamentare, giudicandolo una “pesante regressione” rispetto al diritto delle nuove generazioni a una formazione laica e pluralista e, contemporaneamente, un’ingerenza nell’autonomia delle istituzioni scolastiche e nella libertà di insegnamento. Secondo il sindacato, l’educazione all’affettività e alla sessualità dovrebbe essere considerata parte integrante del percorso di crescita di bambini e ragazzi, perché legata alla salute, al benessere personale, alla conoscenza di sé e alla costruzione di relazioni fondate sul rispetto.
Da qui il sostegno al referendum abrogativo, promosso da un gruppo di cittadini appartenenti a diverse associazioni e appoggiato, secondo quanto riferisce la FLC CGIL, anche da esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo e da personale della scuola. L’obiettivo dichiarato è consentire nuovamente agli istituti di progettare, nell’ambito dei Piani triennali dell’Offerta Formativa (PTOF), interventi di educazione sessuale e affettiva rivolti agli studenti come attività inclusive.
Cosa prevede davvero la legge 104/2026
La questione, tuttavia, richiede alcune distinzioni. La legge non introduce infatti un divieto generalizzato dell’educazione affettiva in tutte le scuole. Il testo normativo parla specificamente di attività riguardanti “temi attinenti all’ambito della sessualità”. Nella scuola dell’infanzia e nella primaria tali attività didattiche e progettuali sono escluse, fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali. Nelle scuole secondarie, invece, possono essere svolte, ma per determinate attività inserite nell’offerta formativa è richiesto il consenso preventivo scritto delle famiglie o dello studente, se maggiorenne.
In caso di mancata adesione alle attività extracurricolari, gli studenti non partecipano; quando si tratta di attività di ampliamento dell’offerta formativa, la scuola deve invece garantire attività alternative attraverso gli strumenti dell’autonomia didattica e organizzativa. La legge disciplina anche l’intervento di esperti esterni: il loro coinvolgimento deve essere deliberato dal collegio dei docenti e approvato dal consiglio di istituto, mentre il collegio è chiamato a definire criteri per valutarne titoli, esperienza e adeguatezza rispetto all’età degli studenti e alle finalità educative.
È dunque intorno all’equilibrio tra questi vincoli e l’autonomia professionale e progettuale delle scuole che si concentra lo scontro.
Famiglia e scuola: dove passa il confine?
Il confronto tocca infatti una questione educativa più ampia della singola disposizione legislativa: chi decide come e quando affrontare a scuola i temi legati alla sessualità e alle relazioni?
La legge 104/2026 rafforza il ruolo delle famiglie, introducendo obblighi di informazione e consenso e rendendo conoscibili preventivamente materiali, obiettivi e modalità delle attività. Per i sostenitori di questo approccio, si tratta di tutelare la responsabilità educativa dei genitori su argomenti considerati particolarmente sensibili. La FLC CGIL legge invece la stessa scelta da una prospettiva opposta: subordinare la partecipazione degli studenti al consenso preventivo rischierebbe di frammentare l’esperienza educativa della classe e di limitare l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento.
Due principi – responsabilità educativa delle famiglie e autonomia della scuola – che non sono necessariamente incompatibili, ma che la nuova legge mette in una relazione diversa rispetto al passato. Ed è proprio su questo equilibrio che il referendum punta a chiamare direttamente in causa gli elettori.
Servono 500mila firme
La strada perché il quesito arrivi alle urne è ancora lunga. L’articolo 75 della Costituzione prevede infatti che un referendum abrogativo possa essere richiesto da 500mila elettori oppure da cinque Consigli regionali.
La raccolta delle firme per l’iniziativa “Sì Educazione Affettiva nelle scuole” è iniziata il 6 agosto. La FLC CGIL invita esplicitamente le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza ad aderire, sostenendo che la scuola debba mantenere un ruolo centrale anche nell’educazione alle relazioni e alla sessualità.
La preoccupazione espressa dal sindacato è che, in assenza di percorsi educativi strutturati, ragazze e ragazzi finiscano per cercare altrove le proprie informazioni, affidandosi soprattutto alla rete e, nei casi più problematici, alla pornografia online, con il rischio di incontrare rappresentazioni della sessualità prive di un adeguato contesto educativo legato a rispetto, consenso, emozioni e relazioni.
Piattaforma ufficiale per la raccolta delle firme digitali
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