I Jalisse: ‘Sogniamo una scuola in cui il rispetto e l’educazione siano per tutti’

Di Sara Morandi

I Jalisse, Alessandra Drusian e Fabio Ricci, hanno recentemente aggiunto un altro prestigioso riconoscimento alla loro carriera: il Premio “La Settima Nota”. Questo importante riconoscimento, consegnato al Teatro Manzoni di Milano, celebra la loro capacità di trasformare la fragilità in valore attraverso l’arte e la musica. Per i Jalisse, la musica è più di una semplice espressione artistica; è un ponte che connette le persone attraverso le loro vulnerabilità, creando tolleranza e comprensione reciproca. Nel corso degli anni, Alessandra e Fabio hanno saputo mantenere una cifra artistica coerente, navigando con successo tra le esigenze del mercato musicale contemporaneo senza mai perdere di vista la loro visione autentica. La loro recente produzione, il singolo “Taratatà”, ne è un esempio lampante. Con questa canzone, i Jalisse esplorano le sfide quotidiane delle relazioni umane, con un linguaggio semplice e universale che risuona con chiunque abbia mai affrontato le piccole e grandi difficoltà della vita. Guardando al futuro, i Jalisse immaginano una scuola dei sogni per i giovani di domani, un luogo dove l’apprendimento non è solo teorico ma pratico e umano. In questa scuola ideale, i valori fondamentali sarebbero il rispetto, l’educazione e l’amore per il sapere. Gli studenti sarebbero incoraggiati ad essere esigenti con sé stessi, ad apprendere attraverso l’esperienza e a comprendere che il vero valore di un traguardo sta nel sacrificio e nella dedizione. In un mondo che spesso sembra diviso, i Jalisse sognano una generazione futura preparata a costruire un mondo più gentile e inclusivo.

Innanzitutto congratulazioni per aver vinto il Premio “La Settima Nota”. Questo riconoscimento viene assegnato per il vostro “impegno artistico e sociale che sa trasformare la fragilità in valore”. Potreste condividere con noi cosa significa per voi trasformare la fragilità in valore attraverso la vostra musica?

Nella vita di tutti ci sono situazioni in cui la nostra vulnerabilità viene scoperta nei momenti più impensabili e nessuno di noi è corazzato al punto di nasconderla o proteggerla. Un ricordo, una parola, un gesto, un profumo o una voce possono spogliarci ed esporre le nostre fragilità a chiunque. Anche Alessandra e Fabio hanno le loro fragilità, ma la musica riesce a creare un ponte di tolleranza al dolore e alla caduta. Forse l’esperienza sul campo, le porte chiuse in faccia e le difficoltà sono state utili a fortificarci, a scegliere con chi stare ed a capire che le persone negative sono ancora più fragili di chi viene colpito, perché l’odio nasce da uno stato d’animo di frustrazione e di invidia cattiva che rigetta la serenità e l’armonia di chi ama. La musica è un forte medicinale naturale e chiunque può usufruirne”.

Nel corso della vostra carriera avete sempre mantenuto una cifra artistica coerente e riconoscibile. Come riuscite a coniugare la vostra visione autentica della musica con le esigenze del mercato musicale contemporaneo?

Basta essere sé stessi. Sicuramente non è facile, ma la conoscenza del settore, delle dinamiche di ogni tipo di attività lavorativa sono alla base di ogni percorso professionale. Ogni giovane dovrebbe conoscere la struttura del proprio ambiente lavorativo, sia di moda che di sport, di musica, di ristorazione, ecc. In ogni ambito bisogna essere imprenditori di sé stessi per poter conoscere le proprie attività e quelle che vengono richieste dal “cliente”. Noi siamo gestori del nostro futuro e del nostro lavoro, ma quando smettiamo i panni del “titolare” o responsabile, diventiamo clienti e abbiamo dovere e diritto di sapere cosa prendiamo e cosa vogliamo ottenere. La musica non è cambiata, è cambiata la fruizione, la distribuzione, ma il mercato è sempre più alla ricerca di qualcosa che spesso si rifà al passato”.

Avete recentemente presentato il singolo Taratatà. Quali sono i messaggi e le emozioni che desiderate trasmettere con questa nuova produzione musicale?

“Taratata racconta semplicemente il quotidiano, le difficoltà di una coppia, ma anche di chi vive la vita in solitaria. Le bollette da pagare, i panni da lavare, un cane da accudire… Sono emozioni universali e semplici, forse è per questo che piace.”

Se doveste creare una scuola dei sogni per i giovani del domani, quali valori e insegnamenti fondamentali vorreste trasmettere per prepararli al futuro?

“Ogni giovane deve essere esigente con sé stesso, deve imparare anche con gli occhi e con le orecchie, come si faceva un tempo. Oltre a questo serve l’amore ed il sacrificio, perché niente è regalato e i regali non hanno mai lo stesso valore di un traguardo raggiunto con il proprio sudore. E poi il rispetto e l’educazione per ogni persona, dal più umile al più blasonato, perché un mondo gentile rende tutto più morbido anche nei lavori più duri”.

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