Diana Winter: ‘Sogno una scuola pubblica, inclusiva e laica’

Di Sara Morandi

Diana Winter è una cantautrice e musicista italo-austriaca che ha saputo costruire una carriera solida e versatile nel panorama musicale internazionale. Con una formazione classica e una laurea in Psicologia, Diana ha collaborato con artisti di grande calibro, tra cui Giorgia, partecipando a numerosi tour e concerti-evento di rilevanza nazionale. Ha esordito come solista con l’album “Escapizm” e ha continuato a produrre musica di qualità, mettendo in mostra il suo talento vocale e strumentale. Il suo nuovo EP, “COLLECTED SOUNDS VOL. II – Live in studio”, riflette una visione artistica autentica e controcorrente, che abbraccia l’imperfezione e la spontaneità delle esecuzioni dal vivo. Parallelamente alla sua carriera musicale, Diana è anche una docente appassionata al Saint Louis College of Music di Roma, dove guida giovani talenti nel loro percorso artistico. La scuola dei sogni di Diana è un luogo pubblico, inclusivo e laico, un ambiente dove l’educazione musicale è accessibile a tutti e incoraggia la creatività e l’espressione personale.

Nel tuo nuovo EP “COLLECTED SOUNDS VOL. II – Live in studio”, hai scelto un approccio che si discosta dalle logiche del mainstream contemporaneo. Potresti spiegare cosa ti ha spinto a concentrarti su una visione sonora più autentica e dichiaratamente controcorrente?

“Sicuramente c’è il mio grande amore per il live e tutta l’esperienza maturata nei tour, dove la musica viene vissuta davvero nel momento presente. Ma c’è anche una riflessione sull’uso della tecnologia: uno strumento prezioso, certo, ma che, se abusato, rischia quasi di diventare un imbroglio. Perché la musica finisce per esistere soltanto in studio, dietro un computer o dietro delle macchine e perde quella verità che nasce nell’istante”.

Il tuo EP è stato registrato interamente in presa diretta, un metodo che rimanda alle grandi band del passato. Come hai vissuto questo processo e quali sfide e soddisfazioni hai incontrato nel lavorare in questo modo?

“Per me lavorare senza sovraincisioni è una sfida, soprattutto rispetto a quella tensione continua verso la perfezione. In quel momento la perfezione non esiste: esiste solo il tentativo di dare il meglio possibile. Cercare questo risultato senza la possibilità di sovraincidere, editare o post-produrre rappresenta, da un punto di vista musicale, una sorta di competizione con me stessa; ma, da un punto di vista umano, mi porta a trovare un’espressività forte e autentica nel presente, proprio nell’istante in cui quella musica nasce e viene eseguita”.

Hai collaborato con artisti come Andrea Faustini, Phil Gould e molti altri. Come queste collaborazioni hanno influenzato la tua musica e in che modo hanno contribuito alla creazione di “COLLECTED SOUNDS VOL. II”?

“Porto con me gli insegnamenti di tutti gli artisti e musicisti con cui ho collaborato: fanno parte del mio bagaglio esperienziale e hanno contribuito a costruire la mia personalità musicale. Ognuno, in qualche modo, ha lasciato un segno, e questo si ritrova in tutto ciò che faccio. Sicuramente, però, ho ricevuto un’influenza importante da Giorgia e da Fabio Balestrieri, che ha prodotto gran parte della mia discografia”.

Oltre alla tua carriera musicale, sei anche docente al Saint Louis College of Music. In che modo il tuo ruolo di insegnante arricchisce la tua esperienza come musicista e viceversa?

“Insegnare agli altri è sempre, in fondo, anche un modo per insegnare qualcosa a sé stessi. Però non amo particolarmente la parola “insegnamento”: preferisco parlare di guida. Guidare persone meno esperte di me è una grande responsabilità, ma anche un grande privilegio. Mi dà la possibilità di entrare in contatto profondo con ragazzi molto giovani, che hanno tanto da dare a me quanto io posso dare a loro”.

Qual è la scuola dei tuoi sogni?

“Vorrei una scuola pubblica, inclusiva e laica”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA