Elisabetta Gagliardi: ‘Sogno una scuola dove, fin dalla primaria, si dedichino più ore all’Educazione Civica’
Di Sara Morandi
Elisabetta Gagliardi, talentuosa cantante di Alessandria, si prepara ad incantare il pubblico durante la ventinovesima edizione del festival “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty”, che si terrà a Rovigo dal 24 al 26 luglio 2026. Selezionata come semifinalista con il suo potente brano “Toc Toc chi bussa?”, Elisabetta porta avanti un messaggio di rispetto e libertà assoluta per le donne, trasformando il dolore in un appello collettivo per i diritti umani. Elisabetta ha iniziato il suo viaggio musicale con lo studio del pianoforte al Conservatorio Antonio Vivaldi, dimostrando una dedizione straordinaria che l’ha portata a esibirsi in numerosi concorsi e manifestazioni. La sua carriera è un esempio di come la disciplina e l’incontro con figure significative, come il cantautore Gianpiero Alloisio, abbiano arricchito il suo percorso artistico. Oltre alla sua carriera musicale, Elisabetta sogna di creare una scuola che formi le nuove generazioni con un’educazione civica più solida, che affronti tematiche come la prevenzione della violenza e l’importanza della salute mentale. Immagina un’istituzione dove la musica d’insieme diventa un mezzo di inclusione e di connessione, preparando i giovani ad un futuro più empatico e consapevole.
Complimenti per essere stata selezionata come semifinalista al festival “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty“, con la tua canzone “Toc Toc chi bussa?”. Potresti raccontarci cosa ti ha spinto a scrivere questo brano e quali sono le tematiche principali che hai voluto affrontare?
“Felice di essere la prima semifinalista del Premio Amnesty Emergenti del Festival Voci per la libertà – una canzone per Amnesty. Ho scritto il brano “Toc, Toc chi bussa?” qualche mese fa dopo aver ascoltato e letto l’ennesimo caso di atroce violenza compiuto sulla Donna e in seguito ad accadimenti personali che mi sono accaduti. La tematica principale è il mondo e la dimensione della Donna. E’ una canzone che parla di rispetto e di libertà assoluta della Donna. Libertà di potersi esprimere, di poter vivere senza paura. La canzone affronta anche il tema del dolore, un dolore che si trasforma in un messaggio pubblico collettivo per dare forza in un gesto di solidarietà a tutte le donne”.
La tua carriera musicale è iniziata molto presto, con lo studio del pianoforte al Conservatorio Antonio Vivaldi. Come hanno influenzato le tue esperienze passate nella tua crescita artistica e professionale? Ci sono stati momenti o incontri particolarmente significativi nel tuo percorso?
“Ho iniziato a studiare pianoforte molto presto in un ambiente che allora era molto rigoroso e conservatore. Questi studi mi hanno insegnato la disciplina e a pensare alla musica non solo come un sogno o passione ma come un lavoro. Studiavo pianoforte 8 ore al giorno per prepararmi agli esami del Conservatorio. Andavo a lezione il sabato pomeriggio. La mia adolescenza l’ho trascorsa nell’aula 35 del secondo piano del Conservatorio Vivaldi di Alessandria con un’insegnante molto severa che mi ha insegnato e portato verso l’educazione musicale. Oggi ringrazio la mia insegnante di allora, Mirella Greco per avermi educato alla disciplina, allo studio e al sacrificio. Un altro incontro importante per il mio percorso musicale è stato sicuramente quello con il cantautore e drammaturgo Gianpiero Alloisio durante la finale di un concorso per Autori di canzoni. Ci siamo conosciuti 12 anni fa e da allora abbiamo iniziato a collaborare per diversi spettacoli. E’ una persona molto intelligente, di mestiere, aperto e visionario. Mi ha insegnato cos’è l’arte. Per me lui, è il Maestro”.
Partecipare all’evento “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty” e avere l’opportunità di esibirsi a Eufonica 2026 sono occasioni straordinarie. Come vedi il ruolo di questi festival e delle collaborazioni nel promuovere la musica indipendente e le tematiche sociali?
“Sono veramente molto felice di partecipare al Festival e ringrazio gli organizzatori per la passione e il lavoro enorme che compiono per realizzare un Festival che da visibilità e grandi opportunità agli artisti emergenti. Possibilità di spostarsi dalla loro area e zona di confort per potersi esibire di fronte a un pubblico nuovo e potersi esprimere con le loro canzoni e i loro messaggi. Credo che in Italia sia un’opportunità unica”.
Se potessi creare la scuola dei tuoi sogni, quali elementi fondamentali includeresti per formare le nuove generazioni dei giovani?
“Se potessi creare la scuola dei miei sogni inserirei già alle elementari ore in più di educazione civica, ore volte a responsabilizzare e formare i giovanissimi per renderli più sensibili in riferimento a tematiche come: prevenire qualsiasi tipo di violenza che sia fisica, psicologica, economica, sessuale diretta a qualsiasi individuo che sia Donna che sia Uomo. Inserirei un’ora conversazione con una psicologa in modo tale che gli alunni possano avere un punto di riferimento/confronto e non sentirsi mai soli. E infine inserirei un’ora di musica d’insieme: suonare e cantare unitamente è condivisione piacevole che crea legami reali e inclusione”.
Per maggiori informazioni: www.vociperlaliberta.it
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