Ultimo giorno di scuola

Siamo alla fine di un anno scolastico. Anno intenso come tutti gli anni scolastici. Al centro le relazioni sociali tra i pari e i docenti, i rapporti con le famiglie, le valutazioni e gli apprendimenti.

In questi ultimi giorni si respira un clima frizzante fatto di emozioni a volte contrastanti che oscillano tra la voglia di chiudere immediatamente e un senso di smarrimento che ci porterà fuori dall’ordinario “tempo scuola”. Nel bene e nel male, ciascuno di noi ha imparato, ha amato e odiato, ha sofferto ed è stato felice, ha giudicato ed è stato giudicato, ha vissuto intensamente un’esperienza che lascerà il segno a prescindere. La parola “ecosistema” va di moda, ma se pensiamo all’ecosistema scuola probabilmente ognuno di noi se ne immagina uno diverso, ma con elementi comuni che obbligano ciascuno di noi a confrontarci con l’altro giocandosi il ruolo che gli appartiene. A fine anno va da sè che dobbiamo tirare le somme e, seppur con grandi limiti, ci guardiamo, ci interessiamo l’uno dell’altro e proviamo a dirci a che punto siamo arrivati del nostro percorso.

Manca all’appello qualcuno, incredibilmente assente da mesi, qualcuno dall’inizio dell’anno. Tutte le mattine la docente segna l’assenza. Tutte le mattine ci chiediamo che cosa starà accadendo a X, Y o Z. Uso X,Y, Z con cognizione di causa e in modo appropriato pensando alle incognite delle equazioni che i professori di matematica spiegano e generalmente non capiamo. Perché questi ragazzi e ragazze sono incognite, elementi non noti, non risolti, senza valore. Abbiamo cercato tutto l’anno di attribuirgli un “valore”, ma ci siamo sentiti profondamente soli e abbandonati, anche noi senza valore, senza possibilità di fare la differenza. Chissà se lo stato d’animo assomiglia a quello di X, Y, Z chiuso nella sua cameretta o in giro per le strade di Trento, o a casa ad accudire i fratelli più piccoli, o a casa semplicemente perché nessuno è interessato a portarlo a scuola. Accade in Trentino e probabilmente anche nel resto d’Italia, sembra inverosimile ma nonostante il tribunale dei minori, i servizi sociali e l’azienda sanitaria continuano a non essere presenti a scuola. I cari adulti di riferimento, i responsabili genitoriali sono evidentemente non in grado di far fronte al problema per i motivi più svariati: non interessati, conniventi, responsabili, vittime, incapaci.
 
Per compensare il deficit si è attivato, a tutela del minore, un gruppo nutrito di altri adulti “significativi” che dovrebbero compensare le mancanze e i vuoti di partenza. Ci siamo trovati, a volte abbiamo discusso, molto spesso abbiamo proprio sguardi diversi, rapporti diversi, vissuti diversi. X noi l’abbiamo avuto a scuola e abbiamo visto che si fa guidare, motivare, coinvolgere, ma un ambiente tossico lo condiziona con così tanta forza che a scuola non ci arriva se qualcuno non va a prenderlo. Y l’abbiamo vista attivarsi per i più fragili, l’abbiamo vista sorridere e l’abbiamo aiutata ad imparare a leggere , scrivere e far di conto, ma il suo malessere la porta in strada a vivere situazioni estreme senza che nessuno lo impedisca. Z a scuola non ci vuol venire perchè a casa sta in simbiosi con i videogiochi, i genitori sono separati e nessuno lo degna di uno sguardo di cura.
 
X,Y e Z hanno 13, 14 anni al massimo e da anni sono seguiti dai servizi più svariati che costano, ma non hanno minimamente cambiato lo stato ed anzi, possiamo dirci che con il passar degli anni le situazioni sono degenerate condannando X, Y e Z ad un destino prevedibile e di danno a loro stessi e a chi sarà con loro ( quindi anche a noi). Sono arrivati da noi a sei anni, abbiamo attivati i servizi più disparati e ognuno di loro è stato certificato ai sensi della Legge 104/92, sono stati ritenuti portatori di una certa disabilità che doveva portare ad una certa tutela che si è conclusa con un niente di fatto. Ci piacerebbe che lo Stato invitasse a “palazzo” ognuno di loro o quanto meno gli dedicasse una conferenza stampa dove far emergere le responsabilità del mondo adulto che, concentrato a mettere le spunte sulle cose fatte , ha perso di vista il senso autentico delle cose da fare. Ci piacerebbe che i vertici delle Istituzioni ascoltassero una qualsiasi di queste storie, se la prendessero a cuore e trovassero una strada diversa da percorrere, una strada che può anche cambiare e aprire a nuove possibilità, una strada che possa rappresentare una speranza per chi  è giovane, per chi deve crescere accompagnato, per chi parte da una situazione di svantaggio.

Che triste pensare di rivolgersi ai grandi dello Stato per poter cercare soluzioni a problemi per i quali esistono servizi, persone, istituzioni che ad oggi non riescono a fare la differenza.

Viene quasi da pensare se valga la pena continuare a investire in questi servizi o piuttosto andare al risparmio perché quel che spendiamo non fa la differenza per alcuni di loro. 

La questione della spesa sociale ci ritornerà moltiplicata quando ciascuno di loro sarà così in sofferenza da trovare uno spazio unico di accoglienza che non è certo la legalità. 

Noi continueremo a provarci con la certezza che qualcuno ci proverà con noi.

* Dirigente scolastica Istituto Comprensivo Trento 5

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