I ‘Promessi sposi’ in quarta?/1. Pro e contro Valditara: decido io
Promessi sposi troppo difficili al secondo anno? Per questo saranno spostati al quarto? Alcune cronache giornalistiche, in particolare quella comparsa sul quotidiano Repubblica, avevano attribuito direttamente al ministro Giuseppe Valditara questa valutazione, ma l’interessato in una lettera al quotidiano ha puntigliosamente precisato che quella proposta era stata avanzata dal gruppo di lavoro per le Indicazioni di Italiano coordinato dal professore Claudio Giunta, non da lui. “Voglio chiarire che si tratta di affermazioni e di una proposta che, non portando la mia firma, non mi possono essere riferite”, ha scritto il ministro, a cui giudizio è comunque importante e positivo che esse che siano sottoposte al dibattito pubblico. Nessuna decisione è stata presa e il testo nelle prossime settimane sarà sottoposto a un’ampia consultazione con le scuole (tramite il peraltro discusso questionario), e con sindacati, associazioni disciplinari, famiglie e consulte studentesche.
“Quando le firmerò”, conclude il ministro, “quelle e solo quelle saranno ‘di Valditara’. Per il momento sono il frutto del lavoro di oltre 100 professori universitari e docenti di scuola”.
Ma in che termini è formulata la proposta di spostamento al quarto anno dei Promessi sposi contenuta nella bozza delle Indicazioni? Nella voce “letteratura” del primo biennio si osserva quanto segue: “Quanto a Manzoni, è debito ricordare che i Promessi sposi entrano nei programmi scolastici negli anni Settanta dell’Ottocento perché si vuole affiancare ai modelli di prosa tre e cinquecenteschi un “classico contemporaneo”. Come è evidente, i Promessi sposi non sono più un classico contemporaneo. Al secondo anno del biennio a discrezione dell’insegnante, in alternativa al romanzo di Manzoni sarà pertanto possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico (per esempio quelli elencati nelle righe precedenti), rimandando la lettura dei Promessi sposi, in forma integrale o per brani, al quarto anno del percorso di studio, quando si affronta la letteratura dell’epoca di Manzoni”. Tra gli autori citati “nelle righe precedenti” Carlo Levi, Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Ignazio Silone, Leonardo Sciascia e altri. “E naturalmente la saggistica straniera può ben affiancare quella italiana, anche allo scopo di avvicinare gli studenti a contesti storico-culturali diversi”. Vengono citati Stendhal, Flaubert, Dickens, Tolstoj, Dostoevskij, Stevenson, Kafka, e anche contemporanei come Stephen King.
I Promessi sposi, al quarto anno, potranno essere affiancati da altri romanzi di autori ottocenteschi anche stranieri contemporanei del Manzoni, che verrebbe per così dire storicizzato, inquadrato nel contesto storico, culturale del suo tempo, che è quello della conquista dell’unità politica, e anche linguistica, del nostro Paese.
Una tesi a giudizio di molti ragionevole, tenendo conto del fatto che lo studio obbligatorio dei Promessi sposi risale al 1888, cioè a un’epoca in cui il neonato Stato italiano era impegnato nell’opera di unificazione linguistica del Paese per il tramite dell’istruzione scolastica, non a caso regolata da un modello organizzativo ministeriale accentrato, ispirato a quello francese.
La prudenza di Valditara (“È solo una proposta su cui ho delle perplessità”, ha detto) è dovuta probabilmente al fatto da quel tempo lontano ad oggi il romanzo di Alessandro Manzoni “risciacquato in Arno” è stato considerato un testo fondativo della cultura italiana e un pilastro dell’educazione linguistica. Il dibattito comunque è apertissimo, come mostra l’intervento di Alessandro Barbero pro mantenimento dei Promessi Sposi al secondo anno e l’immediata replica interlocutoria di Valditara.
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