Decreto Sicurezza approvato alla Camera: più tutele per il personale scolastico e nuove misure contro la violenza
Con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il nuovo Decreto Sicurezza, chiudendo l’iter parlamentare di uno dei provvedimenti più discussi degli ultimi mesi. Il testo, promosso dal Governo, introduce un pacchetto articolato di interventi che spaziano dall’ordine pubblico alla sicurezza urbana, fino al rafforzamento delle tutele per categorie esposte, tra cui il personale scolastico. Per il mondo dell’istruzione, si tratta di un passaggio non secondario, in un contesto in cui episodi di aggressione e conflittualità nelle scuole continuano a sollevare preoccupazioni tra dirigenti, docenti e operatori.
Più tutele per tutto il personale scolastico
Una delle novità più rilevanti riguarda proprio la scuola. Durante il passaggio al Senato, il provvedimento è stato modificato estendendo le tutele penali previste in caso di aggressioni o lesioni personali. Non saranno più soltanto dirigenti scolastici e docenti a beneficiare di una protezione rafforzata, ma l’intero personale scolastico ed educativo, inclusi gli addetti Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari). Una scelta che riconosce il ruolo di tutte le figure che operano quotidianamente nei contesti educativi e che, sempre più spesso, si trovano esposte a situazioni di tensione. L’estensione riguarda anche il personale impegnato nella prevenzione e nell’accertamento delle infrazioni nel trasporto pubblico locale, a conferma di un approccio che punta a tutelare chi opera nei servizi pubblici a contatto diretto con i cittadini. Ma basterà l’inasprimento delle tutele penali a prevenire episodi di violenza nelle scuole? O serviranno interventi più strutturali sul piano educativo e relazionale?
Daspo urbano più flessibile e mirato
Tra le modifiche introdotte nel corso dell’iter parlamentare, una delle più significative riguarda il cosiddetto Daspo urbano. La misura viene resa più flessibile: il divieto di accesso potrà essere applicato non più solo all’intero centro abitato, ma anche a specifiche aree individuate. Questo consente alle autorità locali e alle forze dell’ordine di intervenire in modo più mirato nei contesti considerati a rischio, soprattutto in presenza di comportamenti reiterati che mettono in pericolo la sicurezza pubblica. Una modulazione che punta a rendere lo strumento più proporzionato, ma che solleva interrogativi sull’equilibrio tra prevenzione e garanzie individuali.
Porto di coltelli: torna il “giustificato motivo”
Altro nodo affrontato dal decreto è quello relativo al porto di oggetti da taglio. Dopo un confronto acceso anche all’interno della maggioranza, il testo finale reintroduce il criterio del “giustificato motivo”. Chi viene trovato fuori dalla propria abitazione con coltelli a lama superiore a otto centimetri (o pieghevoli pari o superiori a cinque centimetri) senza una valida ragione rischia una pena che va da sei mesi a tre anni di reclusione. Una mediazione che attenua la rigidità delle prime ipotesi normative, cercando di bilanciare esigenze di sicurezza e proporzionalità delle sanzioni.
Violenza giovanile e maltrattamenti animali: un collegamento esplicito
Nel capitolo dedicato al contrasto alla devianza, il decreto introduce anche un collegamento esplicito tra maltrattamenti sugli animali e violenza giovanile. Il legislatore riconosce in questi comportamenti possibili segnali precoci di disagio e potenziale escalation criminale, inserendoli in una strategia più ampia di prevenzione. Un’impostazione che richiama, almeno in parte, le analisi pedagogiche e sociologiche che individuano nei comportamenti antisociali giovanili indicatori da intercettare tempestivamente.
Nuovi strumenti per la gestione dell’ordine pubblico
Accanto alle norme immediatamente operative, il Parlamento ha approvato anche un ordine del giorno che impegna il Governo a valutare la sperimentazione di nuovi dispositivi per la gestione delle manifestazioni. Tra le ipotesi: lanciatori a CO2 con capsule irritanti, dispositivi a proiettili a deformazione programmata, marcatori selettivi a distanza, protezioni esoscheletriche e scudi dotati di sistemi a led ad alta intensità.
Pur non modificando direttamente il testo di legge, l’atto rappresenta un indirizzo politico che potrebbe orientare le future scelte in materia di dotazioni e formazione delle forze di polizia.
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