Classi pollaio: sono davvero uno zero virgola nel nostro sistema? Cominciamo da +27

I dati relativi all’anno scolastico 2024/25, pubblicati recentemente sul Portale Unico del MIM, consentono diversi interessanti approfondimenti, tra cui la nota questione delle classi pollaio, un problema che ritorna ritualmente ogni tre o quattro mesi, accompagnato sempre da minimizzazioni (ministeriali) e da preoccupazioni (di molti docenti in cattedra).

Nel dicembre scorso il ministro Valditara non solo aveva sostenuto che, in base alle rilevazioni dell’Invalsi, le difficoltà di apprendimento degli alunni si riducevano nelle classi più numerose, suscitando perplessità e proteste tra gli insegnanti, ma aveva anche parlato di riduzione del fenomeno, precisando che “Le politiche più efficaci non sono quelle che prevedono meno alunni per classe indistinta, ma l’assegnazione di più docenti per scuola, lo dimostra Agenda Sud.

Il ministro, tuttavia, non aveva precisato il limite del numero di alunni per classe, oltre il quale si può parlare di classe pollaio.

Quel limite lo aveva precisato, alcuni anni prima il ministro Bianchi che, in occasione di un question time in Parlamento, aveva affermato: “Tecnicamente la classe è considerata sovraffollata quando il numero degli alunni è al di sopra dei 27. Però bisogna mettere mano in maniera strutturale al rapporto tra studenti e insegnanti e le riforme legate al Pnrr, su cui stiamo lavorando, definiranno non solo e non tanto il numero di alunni ma l’equilibrio che all’interno di una classe vi dovrebbe essere. La questione va affrontata strutturalmente”.

Le parole del ministro – al di sopra del 27 sono classi pollaio – possono valere come interpretazione autentica dei diversi limiti numerici fissati dal DPR 81 del 2009. 

Partendo, quindi, proprio dalla precisazione del ministro Banchi (pollaio oltre i 27 alunni per classe), Tuttoscuola ha effettuato una approfondita ricognizione dei dati relativi all’anno scolastico 2024-25, a cominciare da quelli degli studenti della scuola statale secondaria di II grado.

Il risultato è davvero interessante, come si può vedere cliccando qui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA