Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico: ‘Sogniamo una scuola dove i bambini possano scoprire le proprie emozioni’

Di Sara Morandi

Il film “Strike – Figli di un’era sbagliata”, nelle sale cinematografiche dal 26 marzo 2026, ci ha dato l’opportunità di intervistare i tre talentuosi registi che hanno dato vita a questo progetto: Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico. Questi giovani autori e attori si sono immersi in una narrazione che indaga le sfide legate alle dipendenze e celebra la forza dell’amicizia, offrendo un ritratto profondo e ironico della gioventù contemporanea. Nel corso dell’intervista, Berti, Nasta e Tricarico hanno condiviso la loro visione di una scuola ideale per le generazioni future. Una scuola che integri due ore di teatro sin dalle elementari, per permettere ai bambini di esplorare sé stessi e il mondo che li circonda attraverso l’empatia e l’espressione creativa. Inoltre, i registi auspicano un sistema educativo che favorisca il gioco come strumento di crescita, ispirandosi alle idee rivoluzionarie di Silvano Agosti. Con queste prospettive che uniscono arte e umanità, il trio si propone di non solo raccontare storie, ma anche di contribuire a un cambiamento positivo nella società. Questa intervista offre uno sguardo affascinante non solo sul processo creativo dietro “Strike”, ma anche sulle aspirazioni più ampie di questi giovani cineasti.

Il vostro film “Strike – Figli di un’era sbagliata” affronta temi complessi come le dipendenze e l’amicizia. Cosa vi ha ispirato a raccontare la storia di tre ragazzi che si trovano a frequentare il Ser.D. (struttura sanitaria)? Ci sono storie che vi hanno influenzato nella creazione di questi personaggi?

Gabriele: “Quello che volevamo fare era raccontare ciò che vivevamo: noi, i nostri amici, la nostra generazione e le nostre difficoltà. Queste difficoltà spesso vengono affrontate in modo sbagliato, attraverso le dipendenze, le quali si manifestano in modi diversi a seconda delle necessità di ogni individuo. Per quanto riguarda l’amicizia, essa è la base sulla quale può iniziare a costruirsi qualcosa di bello e di più grande. Abbiamo realizzato questo film proprio perché io, Diego e Giovanni eravamo amici, e questo ha una rilevanza fondamentale”.

Giovanni e Diego: “Abbiamo avuto persone a noi vicine che hanno vissuto delle situazioni forti. Abbiamo unito queste storie a quella della nostra amicizia. Sentiamo che nei momenti più duri solo un rapporto umano può salvarti dalla solitudine che crea il dolore”.

Nel film, vediamo come i protagonisti affrontano le loro insicurezze e i loro problemi personali. Come avete lavorato con gli attori per rappresentare in modo autentico e credibile queste sfide interiori?

Gabriele: “Abbiamo iniziato esplorando noi stessi, cercando di conoscerci meglio. Questo ci ha permesso di inserire nella sceneggiatura i temi che ci stavano più a cuore. Di conseguenza, è stato naturale interpretarli. Per quanto riguarda gli altri attori del film, abbiamo scritto molti personaggi pensando a interpreti specifici. Questo ci ha dato un certo vantaggio, perché conoscevamo perfettamente le loro movenze, l’attitudine e la sensibilità. In un’operazione così complessa, è fondamentale essere in sintonia con il proprio team. Tuttavia, trovare e scegliere l’interprete perfetto è un aspetto cruciale, poiché ci consente di non dover spiegare troppo durante le riprese sul set”.

Giovanni e Diego: Abbiamo avuto il piacere di lavorare con attori molto preparati e soprattutto vogliosi di raccontare una storia. I nostri dolori sono frutto dell’amore che non riceviamo da bambini. Ogni attore ha saputo mettersi in contatto con il bambino che ha dentro di sé”.

La colonna sonora è stata composta da Davide “Dade” Pavanello. Quanto è stata importante la musica nel vostro processo creativo e come pensate che abbia contribuito a rafforzare l’atmosfera e le emozioni del film?

Gabriele: “Avevamo visto Gloria, avevamo visto come la musica potesse addirittura far nascere una storia. Abbiamo pensato che fosse la persona perfetta per far emergere le emozioni nel nostro film con le sue composizioni. Inoltre, era l’uomo che, a livello umano, sarebbe stato al nostro fianco non solo come professionista, ma anche come amico”.

Giovanni e Diego: “Davide è eccezionale, la sua musica dà lustro al film. Ha vinto due David di Donatello lo scorso anno: possiamo solo dire che oltre al professionista, c’è una persona stupenda in ascolto continuo e con un sorriso contagioso”.

Pensando al futuro e ai giovani, come immaginate la scuola dei vostri sogni? Quali valori e competenze ritenete fondamentali per le nuove generazioni?

Gabriele: “Inserirei due ore di teatro nelle scuole sin dalle elementari. Questo permetterebbe ai bambini di immedesimarsi negli altri e, al tempo stesso, di iniziare a conoscere se stessi. Il teatro non dovrebbe essere introdotto nelle scuole con l’obiettivo di far diventare i bambini attori, registi o sceneggiatori, ma piuttosto per fornire loro gli strumenti necessari per affrontare la vita”.

Giovanni e Diego: Stimiamo Silvano Agosti, in particolar modo il suo libro “Lettere dalla Kirghisia” in quanto offre uno scenario rivoluzionario e fatto di amore. A scuola, ridurremmo le ore di lavoro e aumenteremmo il tempo per giocare. Nell’universo del gioco, l’essere umano scopre sé stesso ed il prossimo. Inoltre, il teatro dovrebbe essere una lezione come le altre: ogni giovane sarebbe grato di allontanarsi un po’ dai banchi e di avvicinarsi di più alle proprie emozioni”.

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