Trescore Balneario, dopo l’aggressione alla docente si allarga il fronte dell’allarme: ‘La scuola non venga lasciata sola’
L’accoltellamento di una docente davanti all’istituto comprensivo di Trescore Balneario, nel Bergamasco, continua a scuotere il mondo della scuola e ad alimentare un confronto che va ben oltre la cronaca. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha richiamato la necessità di misure più severe e di una più ampia “svolta culturale”, e anche associazioni professionali e sindacati chiedono che l’episodio non venga letto come un fatto isolato né scaricato, ancora una volta, sulle sole istituzioni scolastiche.
Secondo le ricostruzioni diffuse nelle ore successive ai fatti, la docente, 58 anni, sarebbe stata colpita con un’arma da taglio da uno studente tredicenne poco prima dell’inizio delle lezioni, all’esterno della scuola. Soccorsa immediatamente, è stata trasferita in ospedale in codice rosso. In seguito, lo stesso ministro ha riferito di aver avuto rassicurazioni sul fatto che l’insegnante non fosse in pericolo di vita. Restano al vaglio degli inquirenti la dinamica dell’aggressione e le motivazioni che hanno portato il ragazzo a colpire la professoressa.
Nelle sue dichiarazioni, Valditara ha inserito l’episodio dentro un quadro più ampio di crescente violenza giovanile, chiamando in causa anche l’influenza dei social network e la diffusione di contenuti aggressivi online. Il ministro ha rivendicato le misure già introdotte dal governo, dall’educazione al rispetto nei percorsi di educazione civica al supporto psicologico per gli studenti in difficoltà, fino alle norme contro il bullismo. Ma ha anche insistito sulla necessità di un’accelerazione legislativa per contrastare la criminalità minorile e la diffusione di armi improprie tra i giovani, sottolineando che “la scuola non può fare tutto”.
È proprio su questo punto che si innestano le prese di posizione arrivate dal mondo della rappresentanza scolastica. DirigentiScuola, in una nota dai toni molto netti, parla di “emergenza educativa fuori controllo” e invita a non trasformare anche questo episodio nell’ennesima occasione per puntare il dito contro la scuola e il suo personale.
L’associazione esprime solidarietà alla docente aggredita, alla dirigente scolastica e a tutta la comunità dell’Istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci”, ma accompagna la vicinanza con una denuncia precisa: il clima che si respira negli istituti, osserva, non può più essere raccontato come pienamente sotto controllo. Vengono richiamati, oltre al caso di Trescore Balneario, anche altri episodi avvenuti nei mesi scorsi, da La Spezia ad Abbiategrasso, insieme a molti altri fatti meno esposti mediaticamente ma non per questo meno significativi.
Il presidente nazionale di DirigentiScuola, Attilio Fratta, pone una domanda destinata a pesare nel dibattito pubblico: “Le famiglie dove sono? Come fa un ragazzino a uscire di casa armato?”. È un interrogativo che chiama direttamente in causa la corresponsabilità educativa e il ruolo degli adulti fuori dalla scuola. Fratta parla di una soglia della violenza che continua ad alzarsi e auspica che, dopo quanto accaduto, non si assista all’“ennesimo attacco alla scuola e al suo personale”.
Nella stessa direzione si muove anche la Uil. Ivana Veronese, segretaria confederale, e Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola, definiscono l’accoltellamento della docente “un fatto gravissimo, estremamente allarmante”, sottolineando come la scuola, che dovrebbe essere il luogo sicuro per eccellenza, si trovi invece sempre più spesso esposta a episodi di violenza. Il loro ragionamento tocca un nodo strutturale: al sistema scolastico, osservano, vengono affidate responsabilità enormi sul piano della tutela, dell’inclusione e della costruzione di opportunità, soprattutto nei contesti più fragili, senza però che a chi lavora ogni giorno nelle scuole vengano garantiti strumenti adeguati.
Per il sindacato non basta ribadire, in termini generali, il valore della scuola nella società. Servono atti concreti: finanziamenti, formazione, tutela effettiva della salute e della sicurezza sul lavoro, oltre a un approccio organico che coinvolga anche le famiglie. È un passaggio rilevante, perché sposta il focus dalla sola reazione emotiva all’urgenza di costruire politiche stabili di prevenzione, protezione e accompagnamento.
Il punto, allora, non è solo l’eccezionalità drammatica di quanto accaduto a Trescore Balneario. È il contesto che questo episodio illumina con brutalità. Da un lato la politica chiede norme più severe e richiama il peso della cultura digitale e del disagio giovanile; dall’altro chi vive la scuola ogni giorno avverte che non si può continuare a considerarla l’unico argine a una crisi educativa che nasce altrove e che nella scuola esplode.
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