In sei anni le scuole dell’infanzia hanno perso 205mila iscritti (-14%). I gradi successivi si preparino…
L’inverno demografico ha già lasciato un segno pesante nei settori iniziali (scuole dell’infanzia) del sistema scolastico nazionale e prospetta per i prossimi anni una sua pesante estensione ai settori successivi, con conseguenti effetti che, se non interverranno significative modifiche normative, incideranno drasticamente sugli assetti degli organici del personale e in generale sull’organizzazione del servizio.
La previsione, pur nota da tempo, è diventata palese, grazie ai dati del Portale unico del MIM che hanno quantificato il progressivo calo di iscritti nelle scuole dell’infanzia statali e paritarie dal 2017-18 al 2023-24.
I bambini iscritti nelle scuole dell’infanzia nel 2017-18 erano stati complessivamente 1.420.396, di cui 903.637 nelle statali e 516.759 nelle paritarie, in un rapporto di 63,6% a 36,4%.
Sei anni dopo, nel 2023-24, il numero dei bambini iscritti è sceso complessivamente a 1.215.474 unità (-13,7%), di cui 791.341 nelle statali e 426.133 nelle paritarie, in un rapporto di 65,1% a 34,9%.
La modifica del rapporto percentuale a favore degli iscritti nelle scuole statali (il 63,6% del 2017-18 è salito a 65,1%) testimonia una minor incidenza nel calo di iscritti nelle statali rispetto a quella del calo di iscritti nelle paritarie.
Infatti, il calo di iscritti nelle statali (112.296 in meno) è stato pari al 12,4%, mentre il calo di iscritti nelle paritarie (92.626 in meno) ha sfiorato il 18% (più precisamente 17,9%).
Nel calo complessivo di 204.922 bambini iscritti, la maggior sofferenza si registra dunque nel settore della paritaria. Al Centro e al Nord, dove le scuole dell’infanzia paritarie sono da sempre presenti in modo significativo, è quasi di 80mila unità il calo degli iscritti rispetto al calo di 92mila complessivi nelle paritarie.
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