Il docente deve essere imparziale? Una lettera e il dibattito in redazione
Nel numero della settimana scorsa della nostra newsletter (2 febbraio 2026) ci siamo soffermati sull’iniziativa presa da Azione Studentesca (associazione legata a Gioventù Nazionale, che fa capo a Fratelli d’Italia), di diffondere a livello nazionale un questionario con il quale gli studenti sono invitati a segnalare “i professori di sinistra che fanno propaganda nelle scuole”. La sostanza del problema – abbiamo scritto – è di “garantire a tutti gli studenti una formazione libera e critica, in modo che lo studente costruisca in autonomia la sua visione del mondo e della società”.
E abbiamo poi sviluppato il ragionamento in una successiva notizia, intitolata “La libertà del docente e quella dello studente”. Abbiamo richiamato l’art. 33 della nostra Costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”). Ma abbiamo anche sottolineato che ciò non significa che il docente sia libero di “fare politica” a scuola, “nel senso di indottrinare gli studenti, avvalendosi della propria autorità/autorevolezza, per orientarli politicamente in modo unilaterale”, ricordando che il “Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici”, confermato nel 2025, impone doveri di “imparzialità, lealtà e trasparenza” cui sono tenuti tutti i dipendenti pubblici.
“La questione se sia giusto che gli insegnanti si schierino politicamente in classe” – scrivevamo la scorsa settimana – “è tuttavia assai complessa: qual è il punto di equilibrio tra la libertà di espressione del docente e il suo dovere di imparzialità? Tra i compiti dell’educazione civica c’è anche quello di fornire strumenti critici per comprendere la democrazia e l’impegno civile, favorendo il confronto di opinioni (legge n. 92/2019, art. 2). Da questo punto di vista stimolare il pensiero critico su questioni sociali, storiche e politiche è parte dell’educazione civica. In qualche misura l’insegnante può anche esprimere un suo punto di vista soggettivo, ma è essenziale che, se decide di farlo, lo presenti come tale, e che esponga in modo corretto anche i punti di vista alternativi, favorendo il confronto tra gli studenti in un libero debate”.
Il tema ha sollecitato l’attenzione dei nostri lettori, che ci hanno scritto, in taluni casi condividendo il senso della nostra riflessione, in altri ponendo alcune riserve ed esponendo opinioni diverse, sempre in maniera garbata e rispettosa delle altrui opinioni, per fortuna, e anche di questo li ringraziamo.
Riportiamo a seguire quasi integralmente la lettera della professoressa Alessandra Calzi, ringraziandola per l’attenzione con la quale ci segue – come tanti altri lettori appassionati di educazione che rappresentano il patrimonio più grande dei 50 anni di storia della nostra testata – e assicurandole che condividiamo il rigore e la passione civile che animano le sue parole. La lettera ha stimolato un animato dibattito anche nella redazione di Tuttoscuola.
Su tematiche come questa non esistono verità assolute, tanto meno se si vuole privilegiare il punto di vista educativo sottraendosi a contrapposizioni politiche che possono facilmente sfociare in ideologia. E poiché Tuttoscuola vuole essere una tribuna aperta (anche dall’interno verso l’esterno), non avendo – come testata indipendente – altro interesse che rispondere alla missione che ci siamo dati di sensibilizzare sull’importanza fondamentale dell’educazione per la società e di contribuire al miglioramento qualitativo della scuola, abbiamo pensato di rendere pubblico qualche estratto del dibattito interno alla redazione, affinché possa essere un invito ai lettori a dire la propria, possibilmente con lo stesso garbo e rispetto reciproco che hanno contraddistinto il confronto redazionale. Sempre – come tutte le cose che facciamo – nell’interesse ultimo degli studenti, affinché abbiano la scuola migliore nel farli crescere come persone e come cittadini responsabili.
Ecco la lettera della Prof.ssa Calzi:
Gentilissimi,
seguo sempre con attenzione le vostre notizie e i vostri approfondimenti, che ho sempre apprezzato per correttezza e rigore.
Tuttavia desidero condividere con voi la mia perplessità rispetto all’invito alla “imparzialità” che avete rivolto ai docenti con riferimento alle liste di proscrizione avviate da Azione Studentesca. Ci sono dei valori ben chiari indicati dalla nostra Costituzione, sui quali non si può e non si deve essere imparziali: l’eguaglianza (art.3), il ripudio della guerra (art.11) , la rimozione degli ostacoli al successo di ognuno, il rispetto dei diritti umani, e con grande chiarezza, l’antifascismo (ulteriormente precisato dalla Legge Scelba del 1952: apologia del fascismo è reato): nella XII Disposizione Transitoria e Finale la Costituzione vieta espressamente in modo categorico il ricostituirsi del Partito fascista sotto qualsiasi forma e denominazione. Pertanto promuovere a scuola, come docenti, l’antifascismo, corrisponde esattamente a quell’impegno istituzionale ed etico che abbiamo assunto nel giurare fedeltà alla Costituzione italiana e nel promuoverne i valori.
Se lavoriamo per promuovere i valori costituzionali, il nostro ruolo NON ci chiede l’imparzialità. Sul razzismo, la discriminazione di genere, le differenze religiose (qualunque esse siano), la guerra, la Costituzione NON è imparziale, e noi che abbiamo il compito di formare le future generazioni a quei i valori, noi docenti (noi cittadini italiani!) NON DOBBIAMO e NON POSSIAMO essere imparziali.
Non si può parlare di genocidio, guerre, violazioni dei diritti umani fame, schiavitù, mantenendosi “imparziali”. Di fronte alla minaccia incombente di una guerra nucleare globale, della crisi climatica, dell’odio razziale, di fronte ai femminicidi che insanguinano il nostro Paese (e non altri: fenomeno tutto italiano), è tempo invece di invitare i docenti a schierarsi apertamente: schierarsi dalla parte della Costituzione e dei suoi valori. Dalla parte della democrazia, e di ciò che la compone. Democrazia non è violenza, non è prevaricazione, non è razzismo, non è hate speech, non è censura, non è limitazione della libertà di espressione.
Certamente, questo non autorizza né si traduce in manipolare gli studenti, distorcere i fatti, fare propaganda per un partito politico: ma il dato altamente preoccupante è che il movimento Azione Studentesca non invita a compilare liste di proscrizione dei docenti che fanno propaganda ad un partito, ma che fanno “propaganda” ai valori della Costituzione: che parlano apertamente di antirazzismo, di antifascismo, di pacifismo. Come se questi fossero valori “di sinistra”, e non i valori fondanti l’Italia Intera, ciò che i Padri Costituenti ci hanno consegnato come il bene più prezioso, conquistato dopo una guerra mondiale che ha condannato il Fascismo come una dittatura antisemita e imperialista.
Vorrei dunque invitare Tuttoscuola a un maggior coraggio: nel sostenere che i valori della Costituzione sono italiani, non “di sinistra”. E che se ci sono degli italiani che non li condividono, non sono di destra, sono antidemocratici. (…) La Costituzione E’ politica. E’ esplicita. Non è di destra né di sinistra, ma non è imparziale. E’ antifascista.
La scuola E’ politica. Perché se i valori della Costituzione italiana non si coltivano, muoiono. Perché Liliana Segre ripete da decenni che grande parte della responsabilità dell’olocausto è stato della massa silenziosa che ha fatto finta di non vedere i treni, le deportazioni, le violenze; l’olocausto è stato possibile grazie al silenzio di chi guardava senza dire nulla, era “imparziale”.
Qualunque cosa diciamo o non diciamo, facciamo o non facciamo, siamo responsabili.
Siete responsabili.
Cordialmente, con stima
Alessandra Calzi
Come dicevamo la lettera della nostra lettrice ha stimolato un dialogo intenso nella redazione di Tuttoscuola. Vi trasportiamo idealmente nella nostra redazione “aperta” (della quale peraltro hanno fatto virtualmente parte nel tempo anche decine di migliaia di studenti all’interno del progetto di PCTO “Giornalisti in alternanza”, coordinato dall’indimenticabile Raffaello Masci). Ecco un estratto delle varie opinioni espresse:
– Il nostro richiamo all’imparzialità del docente riguarda il rispetto del pluralismo delle opinioni, ben radicato nella nostra Costituzione, nata dalla collaborazione tra partiti diversi, ma convergenti nel rispetto reciproco. (Orazio Niceforo)
– La pubblicazione della lettera è, a mio avviso, una scelta giusta e coerente con la nostra identità: dà spazio a una voce argomentata, civile e critica, rafforzando l’idea di Tuttoscuola come luogo di confronto serio. Una lettura difensiva o polemica, che non è nella nostra natura, indebolirebbe il concetto di imparzialità che vogliamo difendere con il rischio che l’imparzialità venga letta come neutralità politica selettiva o come invito alla cautela su temi valoriali, anziché come questione di metodo educativo, pluralismo delle opinioni e responsabilità professionale del docente.
Credo poi ci sia un tema di identità editoriale. Tuttoscuola non è chiamata a “dire chi ha ragione”, ma a tenere aperto uno spazio di riflessione alta sulla scuola, sul ruolo dei docenti e sulla democrazia. Ritengo giusto ribadire che imparzialità non significa rinuncia ai valori costituzionali, ma attenzione al metodo, al pluralismo e alla distinzione tra educazione civica e propaganda. (Serena Rosticci)
– La lettera pone problemi importanti. Riguarda noi come rivista, perché ci mette di fronte alla responsabilità del prendere posizione. E riguarda il compito della scuola. Ci sono contenuti che non possono essere trattati dalla scuola? Quali sono? Perché? Chi porta in aula questioni calde come guerra, genocidio, femminicidi, violenze …, è di sinistra?
Anche se non lo volessimo, la realtà entra a scuola con tutta la sua complessità e drammaticità. Gli insegnanti possono ignorarla, possono dare risposte ideologiche, oppure possono fornire le giuste domande perché gli studenti possano formarsi un pensiero consapevole.
Chi è l’insegnante imparziale? Quello che fa la media aritmetica tra le ragioni e i torti?
Il dovere del docente è di essere imparziale o di essere rigoroso? Di essere indifferente o credibile? Parliamo tanto dell’importanza che i ragazzi incontrino ‘maestri’. Esistono ‘maestri’ indifferenti?
La professoressa è da ringraziare per la sollecitazione a riflettere su queste questioni, perché consideriamo la scuola come luogo nel quale si impara la democrazia, che ha bisogno di cittadini consapevoli, responsabili, ‘costituzionali’.
Ho sempre apprezzato Tuttoscuola per la sua ricerca di dialogo, unito alla rigorosità della documentazione e alla serietà delle argomentazioni. I giorni in cui viviamo sono particolarmente difficili, il mondo si è ristretto e quanto sta accadendo a livello globale ha un forte impatto nel nostro ‘locale’. L’educazione può essere un grande motore di cambiamento, ma, come diceva Papa Francesco, solo se “non si guarda la vita dal balcone”. Del resto, lo sappiamo bene, l’educazione è un rischio. Delineare una ipotesi educativa è un rischio, ma è anche una urgenza. Le scritte sui muri, ma anche tante altre egualmente irragionevoli e violente, anche se di un altro colore, sono segnali di un vuoto, e non possono lasciarci indifferenti.
Non vanno ignorate, ma non devono nascondere che dietro slogan sgangherati e violenti ci sono ragazze e ragazzi, volti, non categorie.
Solo l’educazione è in grado (dovrebbe essere in grado) di riconoscerli e di accoglierli, così come di accogliere la provocazione e rivisitarla con gli strumenti della cultura.
Sempre Papa Francesco ci ha ricordato che “l’educazione ascolta, o non educa”. Il nostro impegno dovrebbe essere quello di ricostruire le condizioni dell’ascolto e della riflessione, ingredienti che oggi sembrano mancare, soffocati da una logica binaria e polarizzante. (Italo Fiorin)
– La scuola non può e non deve ignorare la realtà che la circonda, finirebbe per rinnegare la sua vocazione: fornire le giuste domande perché gli studenti possano formarsi un pensiero consapevole.
Nel numero di dicembre 2025 (“C’è bisogno di Maestri”) nel parlare di maestri abbiamo dato una connotazione chiara. E non abbiamo dimenticato di chiarire che non ci sono maestri indifferenti, o imparziali, ma ci sono buoni maestri e cattivi maestri. E di questi ultimi – che abbiamo conosciuto bene per le tragedie che hanno provocato al nostro paese – continuiamo a pagare le conseguenze. Per evitare che queste tragedie si ripetano – e sono dietro l’angolo, come dimostrano, per fare un esempio, le scritte sui muri dell’università di Torino, dove si può leggere “più sbirri morti, più orfani e più vedove” oppure “fritto misto sionisti e sbirri” – non possiamo e non dobbiamo essere imparziali. Ce lo impone proprio la Costituzione. Certo non si può tacere che la violenza non trova alcuno spazio nella Carta, che quei ragazzi di Torino hanno preso a martellate, prima ancora di prendersela con uno sbirro, come lo chiamano loro.
Rispondere a una lettrice senza fornire le giuste domande per cui tutti possano formarsi un pensiero consapevole, mi sembrerebbe fare come Ponzio Pilato, lavandocene le mani. Io preferisco stare alle parole che mi disse anni fa il cardinale di Milano Carlo Maria Martini, che non mi pare possa essere tacciato di partigianeria. Diceva così: “Chi getta oggi il sasso, e si sente impunito, domani potrà buttare una bomba o impugnare la pistola”. (Maurizio Amoroso)
– Iniziative che invitano a segnalare docenti sulla base di presunte appartenenze ideologiche alimentano nella scuola un clima di sospetti, di contrapposizioni che non hanno nulla a che vedere con la funzione educativa della scuola, che non è quella di sostituirsi all’atto critico del giovane, ma renderlo possibile (Alfonso Rubinacci)
– Vedo che il confronto tra di noi sui temi proposti dalla prof.ssa Calzi tocca anche la questione dell’identità politico-culturale di Tuttoscuola, che nei quasi 30 anni della mia collaborazione è sempre stata pluralista, aperta ai diversi punti di vista, che ha sempre cercato di rappresentare in modo «imparziale», per usare l’aggettivo oggetto della discussione. La notizia della newsletter cui si riferisce la nostra lettrice usava quel termine proprio in coerenza e continuità con la linea tradizionale della rivista, che è sempre stata equidistante – ma forse è meglio dire equilontana – da ogni estremismo. Non si tratta, secondo me, di dare un’interpretazione «di sinistra» o «di destra» alla nostra Costituzione: occorre approfondire criticamente i diversi provvedimenti, esaminare nel merito i pro e i contro senza pregiudizi. Lo stesso deve fare l’insegnante in classe: presentare le tematiche controverse nella loro complessità, rispettando la libertà dello studente di farsi un’idea propria. La nostra Costituzione è antifascista soprattutto perché ha ripristinato il pluralismo politico che era stato cancellato dal fascismo, ed è certamente riformista (vedi art. 3). Pluralismo, democrazia e riformismo sono incompatibili con ogni ammiccamento con l’estremismo, di destra e di sinistra.
Grazie a tutti, comunque, per la bella e leale discussione. (Orazio Niceforo)
– Cari colleghi sono contento di questo dialogo, questa è Tuttoscuola… un “manipolo” di appassionati di educazione che non hanno timore di apparire idealisti nel sognare una scuola che non dia risposte a problemi mal posti, ma domande capaci di suscitare stupore, di generare ricerca: una scuola che educhi la persona e ne sviluppi il pensiero critico. E che si impegnano a fare qualcosa di concreto per costruirla, fosse anche solo una goccia nel mare. Del resto non operiamo in chiave rivendicativa degli interessi di categoria (che pure ovviamente ci sta molto a cuore): si deve guardare all’interesse collettivo superiore di poter contare su un sistema formativo in grado di svolgere fino in fondo il suo fondamentale ruolo (Giovanni Vinciguerra).
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