‘La Preside’, la storia di Eugenia Carfora arriva in tv. Luisa Ranieri: ‘Necessario rimettere la scuola al centro’. L’intervista
Photo credits Assunta Servello
Di Sara Morandi
Nella nuova serie “La Preside”, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025 e in onda su Rai 1, si esplora una domanda fondamentale: «La scuola può salvare una vita?» Al centro della narrazione vi è Luisa Ranieri, che interpreta la dirigente scolastica Eugenia Carfora, appassionata e combattiva, immersa in un contesto difficile dove ogni studente rappresenta una conquista verso il riscatto educativo e sociale. Liberamente ispirata alla storia vera della preside di Caivano, la serie racconta la missione di una donna visionaria che sceglie di guidare una scuola situata in un luogo segnato dall’abbandono scolastico. Attraverso le storie dei “suoi” ragazzi, la serie restituisce valore al ruolo della scuola come presidio di legalità, speranza e futuro, delineando un modello di scuola dei sogni dove le differenze diventano opportunità e ogni giovane trova la propria strada.
Nella fiction “La Preside” – in onda in prima serata su Raiuno – interpreta il personaggio di Eugenia Liguori, una donna con una grandissima energia e un forte senso della legalità. Cosa L’ha colpita di più di questo personaggio e come ha fatto a prepararsi per un ruolo così complesso e, soprattutto, ispirato alla realtà?
“Tutto è nato dal documentario di Domenico Iannacone su Caivano. L’ho visto e mi sono molto emozionata. Ho pensato che fosse una storia che dovesse essere raccontata, raccontata e ancora raccontata. Della Preside mi ha colpito la sua passione, indomabile, questo suo mettere il futuro dei ragazzi sopra ogni cosa, il suo senso così profondo di bene comune e di amore per la scuola, come luogo sacro. un concetto che purtroppo non è più tanto scontato, ma che è centrale per la società. Prepararsi a interpretare la Preside è stato un processo lungo, complesso. Da una parte c’era l’esigenza di trasformare il reale in racconto cinematografico, dall’altra di rispettare una realtà in piena attività, una realtà da salvaguardare con grande rispetto. Sono stata diverse volte a Caivano e ho osservato Eugenia Carfora nel suo habitat naturale, la scuola. Le ho “rubato” alcuni tratti, come l’uso della voce e delle mani che esprimono tutta la sua energia, il suo desiderio di abbracciare quanti più ragazzi possibili, di proteggerli e insieme spronarli. È stato un viaggio straordinario”.
La serie televisiva è ambientata in un contesto difficile come quello di Caivano (in provincia di Napoli). Come è stato per lei lavorare in una storia così ancorata alla realtà sociale e quali sfide ha dovuto affrontare per rappresentare fedelmente la lotta per la legalità e l’inclusione?
“Chiaramente abbiamo dovuto trasformare nei tempi e nei modi della televisione la realtà, ma siamo partiti da lì. Le storie dei ragazzi, le condizioni della scuola e del quartiere, le radici dei personaggi affondano nella realtà e raccontano un progetto, una trasformazione che ha del miracoloso, ma che è reale, è accaduto davvero, è questo il valore grande di questo progetto. Si deve continuare a credere nella scuola come centro salvifico non solo per i singoli, ma per tutta la società. Questa serie che racconta di una storia vera, ci dice che si può fare e, quindi, si deve fare”.
Ha più volte sottolineato l’importanza del ruolo educativo della scuola contemporanea. Quali cambiamenti ritiene siano necessari affinché la scuola possa rispondere meglio alle esigenze della società odierna e supportare i giovani nel loro percorso di crescita?
“Da genitore penso che sia necessario prima di tutto rimettere la scuola al centro della società. Insieme alla famiglia e, spesso al posto della famiglia, la scuola è il luogo dove si formano le nuove generazioni. Per molti ragazzi è l’unico luogo dove possono non solo imparare a conoscere e investire su se stessi, ma anche a vivere nel gruppo, socializzare, imparare il rispetto e la comprensione, per se stessi e per gli altri. Dobbiamo tornare a investire di più in questa istituzione, sia come considerazione che economicamente, anche e soprattutto sul corpo docente, in Italia sempre più bistrattato. Come possiamo non credere in loro se affidiamo loro i nostri figli, tutti i giorni? Serve un intervento strutturale, culturale ed economico”.
Immaginando la sua scuola dei sogni, quali elementi fondamentali dovrebbe avere per essere un modello educativo ideale e come crede che potrebbe contribuire alla formazione di una società più giusta e inclusiva?
“Credo in una scuola che insegni ad essere dei cittadini migliori. Che veda nelle differenze delle opportunità, nel gruppo un valore, nella crescita un diritto e un dovere. Credo in una scuola che sia in grado di dare una possibilità a tutti, indipendentemente dal contesto in cui sono nati. Sono profondamente convinta dell’importanza della scuola per il singolo e per la società ed è per questo che abbiamo deciso di portare in tv una storia come questa, perché riporta la scuola al centro e racconta di giovani che hanno trovato qui quella mano che nessuno tendeva, quella strada che nessuno apriva, quella speranza e quella possibilità di costruire il loro futuro che non nessuno offriva. E sono storie vere che possono essere da esempio e sprone per tutti, non sono solo sogni”.
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