Caro-libri, non si dovrebbero spendere più di 341 euro all’anno: ecco perché (spesso) non avviene

Una di quelle rare volte in cui l’aumento dei prezzi è un bene. Dopo oltre dieci anni, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha deciso di aggiornare i tetti di spesa per i libri scolastici: un riferimento che, almeno sulla carta, dovrebbe proteggere i bilanci familiari dalla “scure” del caro-scuola. Ma cosa sono i tetti di spesa? Come spiegano dal portale Skuola.net, sono una indicazione di budget per i docenti che, quando decidono quali libri adottare, non devono superare un certo limite stabilito per ogni grado scolastico e indirizzo di studio: possono sforare massimo del 15%, ma solo giustificando e motivando l’eccezione.

Dato, però, che sulla carta i tetti di spesa sono stati fermi dal lontano 2012, come ha rilevato l’Antitrust nella sua indagine sul settore dell’editoria scolastica, “col passare del tempo i tetti sono diventati un riferimento formale obbligato, ma sempre meno effettivo, quanto ai costi per l’acquisto dei libri concretamente a carico delle famiglie, con effetti disfunzionali anche per le attività dei collegi-docenti chiamati alle scelte adozionali”.

Così, il fatto che il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara abbia firmato un decreto ministeriale per aggiornare i tetti di spesa, lo scorso marzo, va inteso come una possibile buona notizia: aumenti di pochi euro rispetto al precedente di oltre una decade fa, ma forse un messaggio alle scuole nel porre più attenzione alla questione, che si definisce proprio in quel periodo dell’anno.

Infatti i tetti di spesa, se rispettati, darebbero una bella mano al portafoglio delle famiglie: nelle scuole medie si va da un massimo di 299,00 euro di spesa per il primo anno ai 134,00 euro per un figlio in terza media. In mezzo, il “tetto” indicato per la seconda classe è fissato a 119,00 euro.

Alle superiori, i livelli sono più elevati e la forbice è più ampia e varia a seconda dell’indirizzo: nei licei si va dai 341 euro del primo anno del Classico o del Linguistico ai 196 del secondo anno, con un picco di 389 euro al terzo anno del Classico; allo Scientifico i limiti oscillano tra i 326 euro del primo anno e i 316 del quinto, mentre all’Artistico si parte da 279 euro.

Negli istituti tecnici, invece, il settore economico prevede 324 euro al primo anno, mentre quello tecnologico parte da 341 euro. I professionali hanno valori più bassi: si comincia con 274 euro al primo anno per servizi sanitari, commerciali o per la cultura, per poi scendere progressivamente fino a circa 130 euro negli ultimi anni.

Per alleggerire gli zaini, sono inoltre confermati gli sconti per chi opta per i formati digitali: -30% se i libri sono completamente digitali, -10% se misti ovvero cartacei con un supplemento digitale.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) – l’Antitrust italiano – ha inoltre rilevato che il 95% dei libri attualmente adottati in Italia sono di tipo misto, in parte cartacei e in parte multimediali, per cui è abbastanza facile che questi tetti vadano rivisti al ribasso di almeno 10 punti percentuale nella stragrande maggioranza dei casi.

Nonostante la diffusione dei libri misti e il congelamento dei tetti di spesa, l’AGCM ha però constatato che negli ultimi cinque anni la spesa media per studente è aumentata di circa 7 euro nella primaria, di oltre 7 euro nella secondaria di primo grado e di quasi 14 euro per la scuola superiore. In altre parole, mentre i tetti rimanevano fermi al 2012, i prezzi reali hanno continuato a correre, scaricando l’intero divario sui bilanci delle famiglie o sullo Stato, visto che i libri della scuola primaria sono interamente pagati dagli enti locali.  

Basti pensare, che nell’anno scolastico 2024/25, la spesa media annua di una famiglia con un figlio frequentante la scuola secondaria di I grado si è attestata sui 580,75 euro nel triennio, con picchi di oltre 300 euro solo al primo anno. Peggio ancora alle superiori: fino a 1.250 euro l’anno per garantire ai ragazzi l’intera dotazione di testi nell’arco del quinquennio.

Di fatto, stiamo parlando di un problema diventato strutturale. Come sottolinea l’AGCM, il mancato aggiornamento dei tetti ha reso quelle cifre ferme all’anno scolastico 2012/13 un mero riferimento “formale”, non più ancorato alla realtà. Carta straccia, insomma, con buona pace delle famiglie, costrette a coprire la differenza di tasca propria. Tornando al presente, il nuovo tetto di spesa introduce un aumento di qualche decina di euro. Ma, alla luce di quanto visto, non un aggravio in più: le famiglie già spendevano molto oltre questi limiti. Il nuovo decreto serve solo a riavvicinare i limiti a prezzi realistici, così da rinfrescare la memoria dei diretti interessati ai processi decisionali sulle adozioni dei libri.

Per capire il paradosso, basta guardare i numeri. Nel 2012 il tetto per il Liceo Classico al primo anno era fissato a 335 euro; oggi sale a 341 euro. Allo Scientifico si passa da 320 euro a 326, alle Scienze umane da 320 a 326, all’Artistico da 274 a 279. Negli istituti tecnici, il settore economico passa da 304 a 324 euro, quello tecnologico da 320 a 341. Nei professionali, i Servizi socio-sanitari salgono da 254 a 274, mentre l’Enogastronomia passa da 299 a 319. Certamente prezzi non ancorati all’attualità. Anche se, in ogni caso, è apprezzabile lo sforzo fatto a livello ministeriale, che restituisce al tetto di spesa il suo ruolo di strumento di tutela.

La vera sfida, ora, sarà evitare che il prossimo decreto sul tema si invecchi come quello del 2012, ma soprattutto controllare che venga rispettato, erogando vere sanzioni (anche quelle mai realmente viste su larga scala) ai trasgressori e controllando che non si ricorra al trucchetto dei “libri consigliati”, che vanno comprati ma che sono fuori dal computo dei tetti di spesa.

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