Riflessioni di una mamma

Cresciuta in anni in cui l’accesso agli studi superiori ed universitari era per molti ragazzi più una questione di volontà che di possibilità economiche, quando sono nati i miei figli ho dato per scontato che le cose non fossero affatto cambiate. Immaginavo per loro la scuola dell’infanzia con il vociare allegro ed i grembiulini a quadretti azzurri, la primaria con i quaderni e le copertine colorate, poi la secondaria di primo grado e le prime festicciole senza genitori e infine la lunga corsa verso il diploma per poi approdare agli studi universitari. Con gli anni, il peggiorare delle condizioni economiche e le storie di vita incontrate hanno mutato profondamente la mia visione ingenua e bucolica del percorso scolastico.

Ad un certo punto mi sono resa brutalmente conto che la scuola, per quanti sforzi faccia (e sono davvero tanti), non può, da sola, garantire un adeguato percorso di integrazione sociale se non supportata da un impegno educativo (lo do per scontato) ma anche economico delle famiglie. I libri ed il materiale d’uso quotidiano, la gita scolastica, il libro consigliato, l’uscita a teatro, il PC, la divisa scolastica… Tutte cose che fanno parte del quotidiano di un ragazzo soprattutto dalla secondaria in poi, possono diventare spese molto pesanti da sostenere per una famiglia, magari con più figli, che diventa improvvisamente mono-reddito. Diventano insostenibili se viene a mancare del tutto il lavoro.

Certo, con l’aiuto della comunità e spesso anche degli istituti scolastici, questi ragazzi vengono in qualche modo sostenuti, queste famiglie vengono in qualche modo aiutate. Ma l’incertezza in qualche modo lascia tracce e ferite profonde che possono arrivare a minare le possibilità stesse di apprendimento e spesso inducono all’abbandono scolastico. Talvolta ho provato ad immaginare cosa accadrebbe alla nostra famiglia se, per qualsiasi motivo, venisse a mancare un reddito. Sicuramente non finiremmo in carico ai servizi sociali, continueremmo a vivere nella nostra casa, a pagare mutuo e bollette e sicuramente continueremmo a sostenere le spese scolastiche di base. Ma credo che le pizze con gli amici finirebbero, le escursioni in montagna con gli amici ed i loro figli sarebbero drasticamente ridotte, le vacanze chi lo sa…

Forse dovremmo chiedere ai nostri figli di rinunciare a qualche festa di compleanno (perché i regali costano) o al cinema o all’uscita a teatro o alla gita di due giorni a cui tenevano tanto… Niente di tragico, certo le tragedie sono altre, ma ho provato a pensare ai loro compagni che sono in questa situazione. Sono bambini che alla fine sono un po’ emarginati, sono quelli che a forza di declinare inviti non vengono più invitati, sono in difficoltà a reperire i compiti sul libro perché utilizzano la vecchia edizione data in dono dalla scuola, sono quelli che chiedono ogni volta i fogli per i disegni di educazione tecnica e prendono la nota perché non portano il materiale e che in realtà non domandano neanche più ai genitori di acquistarlo perché, si sa, i fogli F4 costano molto.

Le avversità che possono colpire una famiglia sono davvero tante e non si può pensare di proteggersi da tutto, ma come mamma ritengo che proteggere il percorso di studi dei miei figli sia importante quanto garantire loro ascolto, attenzione e amorevoli cure. Avversità ben maggiori si potrebbero presentare per i miei figli per la continuazione degli studi universitari, mentre per molte famiglie di più basso reddito si aprirebbe l’impossibilità di garantire la continuazione degli studi fin oltre l’obbligo. A questo punto, quest’ansia potrebbe finire, se lo Stato intervenisse direttamente e decisamente nell’offrire un valido contributo sostitutivo non solo delle spese scolastiche dirette, ma anche compensativo della perdita di un salario in famiglia oppure aiutasse parzialmente la famiglia, garantendo ad essa fin dall’inizio dell’iter scolastico, dietro un versamento esentasse da parte della stessa, di tipo assicurativo, magari inglobato nelle tasse scolastiche, un futuro scolastico completo per i propri figli. È inutile continuare ad insistere sulla positività sociale dello studio e poi discriminare coloro che si trovassero in tali situazioni. La sicurezza per i propri figli è inoltre un elemento di tranquillità in più che potrebbe concorrere a superare le insicurezze dell’attuale momento e ad avere ricadute positive anche in altri settori.

di Irene Pirro
Psicologa e mamma

Questa riflessione è presente nel numero di maggio di Tuttoscuola. Sfoglialo qui e leggi gli altri articoli della rivista.

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