Materie maturità 2026, quando escono?

Via al countdown alle materie maturità 2026: l’anno scorso le materie maturità sono uscite il 29 gennaio e così anche nel 2024, quando vennero annunciate, tra le discipline, Greco al Liceo classico, Matematica allo scientifico, Economia Aziendale per gli Istituti tecnici del Settore economico indirizzo “Amministrazione, Finanza e Marketing” e Topografia per l’indirizzo “Costruzioni, Ambiente e Territorio”. Per quanto riguarda le materie maturità 2026 è quindi potrebbe essere questione di ore, non ci resta che attendere.

Materie maturità: quando sono uscite negli anni passati

Ricordiamo che non esiste alcun vincolo temporale per il MIM che lo obbliga a comunicare le materie della maturità entro il 31 gennaio. Per esempio, negli anni in cui l’esame di Stato ha subito modifiche per via dell’emergenza Covid, le materie maturità sono state diffuse a marzo. Il vincolo temporale esiste invece per la diffusione delle materie che saranno invece affidate ai commissari esterni dell’esame di Stato, mentre per quelle oggetto del secondo scritto potremmo un giorno aspettare verosimilmente anche fino ad aprile. Negli ultimi anni, comunque, le materie oggetto della seconda prova maturità e quelle affidate ai commissari esterni sono state rese note nello stesso momento. 

Ma quando sono uscite le materie maturità negli anni passati? Vediamolo insieme:

Maturità 2007: 17 Gennaio
Maturità 2008: 08 Gennaio
Maturità 2009: 21 Gennaio
Maturità 2010: 15 Gennaio
Maturità 2011: 31 Gennaio
Maturità 2012: 20 Gennaio
Maturità 2013: 28 Gennaio
Maturità 2014: 31 Gennaio
Maturità 2015: 27 Gennaio
Maturità 2016: 28 gennaio
Maturità 2017: 30 gennaio
Maturità 2018: 31 gennaio
Maturità 2019: 18 gennaio
Materie maturità 2020: 30 gennaio 
Materie maturità 2021: 5 marzo (post emergenza Covid)
Materie maturità 2022: 14 marzo (post emergenza Covid)
Materie maturità 2023: 26 gennaio
Materie maturità 2024: 29 gennaio
Materie maturità 2025: 29 gennaio

Maturità 2026, le novità

Con la maturità 2026 l’esame conclusivo del secondo ciclo cambia volto. Le novità sono contenute nel decreto-legge n. 127 del 9 settembre, dedicato alle misure urgenti per la riforma dell’esame conclusivo e per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026, diventato legge il 28 ottobre dopo l’approvazione definitiva della Camera. Un intervento che non riscrive da zero l’impianto dell’esame, ma ne modifica alcuni snodi chiave, con ricadute concrete su organizzazione, lavoro delle commissioni e percorso degli studenti.

Commissioni più snelle

La prima novità riguarda la composizione delle commissioni. Si passa da sette a cinque membri: due commissari interni, due esterni e un presidente esterno. Una scelta che punta a semplificare la macchina organizzativa dell’esame e a ridurre i costi, accompagnata però da un investimento mirato sulla qualità del lavoro valutativo. Il decreto prevede infatti risorse aggiuntive per la formazione dei commissari: 3 milioni di euro nel 2026 e 11 milioni nel 2027. Un segnale che prova a rispondere a una criticità spesso segnalata dalle scuole, quella della preparazione dei docenti chiamati a valutare in un contesto sempre più complesso.

Bonus rivisti e soglia più ampia

Cambia anche il sistema dei punti bonus. La possibilità di attribuirli viene estesa a una platea più ampia di candidati: non più solo a partire da 97/100, ma già da 90. Una modifica che punta a valorizzare percorsi scolastici solidi e continui, attenuando l’effetto “lotteria” dell’esame finale e riconoscendo il peso del lavoro svolto nel triennio.

Torna l’“Esame di Maturità”

Il decreto interviene anche sul piano simbolico. Scompare la denominazione di “Esame di Stato” e si torna ufficialmente a parlare di “Esame di Maturità”. Una scelta che ha un valore più culturale che tecnico, ma che segnala l’intenzione di riportare al centro il significato formativo del passaggio conclusivo della scuola secondaria, al di là della sua dimensione amministrativa.

Il colloquio diventa decisivo

La modifica più rilevante riguarda però la prova orale. Dal 2026 il colloquio non sarà più un passaggio “formale”: non si potrà superare l’esame senza sostenerlo. Il colloquio verterà su quattro discipline, che saranno individuate dal Ministero con un decreto atteso entro gennaio. È su questo punto che si concentrano ora le attenzioni delle scuole, chiamate a riorientare la preparazione degli studenti e la programmazione didattica dell’ultimo anno.

Un esame più essenziale, ma non più semplice

Nel complesso, la riforma disegna una maturità più essenziale nella struttura, ma non necessariamente più facile. Meno commissari, un orale centrale e criteri di valorizzazione del percorso scolastico indicano una direzione chiara: rafforzare la coerenza tra valutazione finale e lavoro svolto durante gli anni di scuola. Resta da vedere se le novità, già dal 2026, riusciranno davvero a semplificare senza impoverire, e a rendere l’esame conclusivo un momento credibile di sintesi e responsabilità per studenti e docenti.

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