Vacanze estive più brevi, e più pause durante l’anno? Le ricadute psico-pedagogiche, organizzative ed economiche
Si parla di nuovo di rivedere il calendario scolastico a partire da una robusta diminuzione delle vacanze estive, ma questa volta la proposta non viene avanzata per ragioni psico-pedagogiche. A chiedere la redistribuzione delle vacanze lungo tutto l’anno è stata la ministra del Turismo Daniela Santanchè dal palco del Forum internazionale del Turismo, svoltosi al Palazzo del ghiaccio di Milano il 23 e 24 gennaio 2026. E lo ha fatto adducendo una ragione di carattere eminentemente economico, quella di combattere anche per tale via il cosiddetto undertourism, cioè il mancato sfruttamento delle risorse turistiche di molte aree italiane rispetto alla loro disponibilità ricettiva.
Secondo Santanchè la concentrazione delle vacanze tra giugno e settembre fa sì che alcune località siano sovraffollate in quel periodo e sottoutilizzate nel resto dell’anno. Per limitare il fenomeno Santanchè lancia l’idea di “destagionalizzare il turismo” riducendo la pausa estiva di dieci giorni e redistribuendo quel tempo in altri periodi dell’anno.
“Un’idea che denota una scarsa conoscenza della complessità del sistema scolastico pubblico”, protesta la Flc Cgil,perché “adempimenti come gli scrutini, gli esami di Stato, la definizione degli organici, la mobilità del personale e le attività propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico richiedono tempi certi e una gestione unitaria a livello nazionale”. Dal MIM finora non sono giunte reazioni, e ci si limita a osservare che in base alla vigente normativa le Regioni hanno già la facoltà di deliberare il calendario scolastico, con un minimo di 200 giorni di lezione. Ma la proposta Santanchè va ben oltre perché implicherebbe modifiche del calendario nazionale, che attualmente prevede una sospensione prolungata delle attività scolastiche solo per le festività di fine anno (Natale-Capodanno-Epifania), e una più breve, circa una settimana, per il periodo pasquale. Per il resto, solo sporadici “ponti”.
L’Italia in questo è uno dei Paesi che hanno le vacanze estive più lunghe (12 settimane, come Lettonia, Malta e Grecia), mentre nella maggior parte degli altri Stati europei esse si collocano tra le 6 e le 10 settimane, cui si aggiungono più interruzioni distribuite nell’arco dell’anno, come mostrano i dati Eurydice aggiornati al 2025-2026. Se passasse l’ipotesi Santanchè l’Italia si avvicinerebbe ai molti Paesi europei (tra cui Germania, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito e Scandinavi) nei quali la pausa estiva è più breve ma compensata da interruzioni intermedie nel resto dell’anno.
Secondo molti i vantaggi di questa soluzione sarebbero in primo luogo di tipo psico-pedagogico consentendo una gestione più equilibrata e continuativa tra studio e tempo libero nel corso dell’anno. Ma ai vantaggi di tipo economico, sui quali è incentrata la proposta Santanchè, non pensa per la verità solo la ministra del Turismo, col sostegno di Confindustria: la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha messo allo studio un’ipotesi di riorganizzazione dell’anno scolastico, in vista dell’anno scolastico 2026/2027, che prevede l’introduzione di una pausa didattica di circa una settimana nel mese di febbraio (come in Francia), la conclusione delle lezioni a metà giugno, e un rientro anticipato a settembre rispetto al calendario tradizionale: un progetto da sperimentare sulla base di un confronto con scuole, famiglie, sindacati e categorie economiche.
Solo gli utenti registrati possono commentare!
Effettua il Login o Registrati
oppure accedi via