Obbligo scolastico, un falso problema
Un consigliere regionale "azzurro" dell'Emilia Romagna interviene sulle proposte dellassessore Bastico per una legge regionale sullistruzione e la formazione professionale
Il progetto di legge sulla scuola per l’Emilia-Romagna, la cui bozza è stata anticipata alla stampa dall’assessore Bastico nel settembre ‘02, presenta come proprio “elemento qualificante” fondamentale la bocciatura del doppio canale scuola-formazione professionale, previsto dalla riforma del Ministro Moratti.
L’ipotesi di giocare la carta dell’innalzamento dell’obbligo scolastico per ottenere il miglioramento del livello culturale dei giovani e fare un passo in avanti nella qualità della scuola italiana si è già rivelata, nei fatti, un’illusione; che diventa pura mistificazione nel momento in cui viene trasformata aprioristicamente in strumento di lotta politica.
Che la questione dell’innalzamento dell’obbligo scolastico sia un falso problema, sicuramente non in grado di risolvere alcuni nodi fondamentali della scuola italiana, lo dimostrano proprio i dati relativi alla qualità dell’istruzione obbligatoria in Italia:
– secondo un recente rapporto PISA-OCSE, i quindicenni italiani sono tra gli adolescenti più “ignoranti”, e non solo nel cosiddetto mondo civilizzato: per la conoscenza specifica della propria lingua e della matematica si collocano al 32° posto della graduatoria OCSE in tutto il mondo!
– un’altra recente indagine, effettuata questa volta dall’Eurispes, fornisce dati sicuramente non confortanti riguardo alla preparazione degli studenti delle scuole superiori italiane: il 44,9% di essi ottiene un giudizio nel complesso appena sufficiente, il 24% buono, il 16,2% distinto e solo il 14,9% raggiunge l’ottimo.
Ma questi dati non tengono conto di un’altra grave situazione, quella degli abbandoni e del dropout. In terza media, circa il 12% degli allievi si trova in ritardo di età: sono circa 84mila i ragazzi che si trovano a frequentare in ritardo l’ultimo anno delle medie e di questi ben 16mila hanno tra 15 e 16 anni!
L’innalzamento dell’obbligo scolastico voluto da Berlinguer con la legge n° 9 del ’99, anche se ha portato un incremento al tasso di scolarizzazione dell’8% a livello nazionale, anziché produrre un vantaggio ha creato problemi gravi alle scuole e non ha risolto la questione della qualità dell’istruzione in Italia. Dopo l’entrata in vigore della legge 9/’99, sono stati gli istituti tecnici e, soprattutto, professionali e d’arte ad assorbire l’impatto dell’innalzamento dell’obbligo scolastico. Il risultato ottenuto, nonostante l’attivazione abbastanza diffusa del doppio canale con la formazione professionale, è stato quello di un generalizzato abbassamento della qualità dell’istruzione al primo anno, causato principalmente da un peggioramento del clima interno alle classi, con aumento della conflittualità e dei fenomeni di natura disciplinare. Né si è ottenuto un miglioramento di prospettiva nella frequenza, dato che dopo il primo anno, obbligatorio, 16,5 ragazzi su 100 attualmente escono del tutto dal circuito sia scolastico che formativo.
Altro dato preoccupante è fornito dal tasso di abbandono durante l’ultimo anno dell’obbligo: dal ‘99/’00, primo anno di applicazione della legge 9/’99, ad oggi, in media annualmente oltre 40mila studenti iscritti al primo anno delle superiori hanno abbandonato la frequenza prima dello scrutinio finale.
Al termine del primo anno le percentuali di non ammessi alla frequenza del secondo raggiungono valori impressionanti, superando il 20% negli istituti tecnici, professionali e d’arte. Questi tre ordini di scuola, che assieme accolgono la stragrande maggioranza degli studenti delle scuole superiori italiane, nell’a.s. 2001/’02 hanno “bocciato” o comunque non ammesso alla frequenza del secondo anno qualcosa come il 24% dei propri allievi del primo!
Né più confortanti sono i dati relativi alle ammissioni al secondo anno con debito formativo, che assegnano ancora una volta un triste primato agli istituti professionali, con quasi il 54% di allievi ammessi con debito.
A questa tendenza sconfortante si deve purtroppo aggiungere anche un altro dato negativo, che è quello relativo all’efficacia dei corsi di recupero. I dati riguardanti l’a.s. ‘01/’02 evidenziano un grave dato medio pari al 26,4% di allievi inviati ai corsi e successivamente non ammessi al secondo anno; il peso del dato percentuale è aggravato dal fatto che non esistono eclatanti differenze tra ordini di scuola, probabile segno questo di una generale inadeguatezza dello strumento del recupero.
I dati mostrano con evidenza come una generale “licealizzazione” del percorso formativo dopo la scuola media non porti ai risultati auspicati, bensì peggiori la condizione del sistema scolastico.
Gianni Varani
Consigliere regionale FI
Gvarani@regione.emilia-romagna.it
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