Mi ricordo bene!

“Non si vive di solo presente”
 (La coscienza del passato è un privilegio)
Duccio Demetrio                                                                                                                                                                                                                                  

Partirei da una recente affermazione, “ mi ricordo bene come ero io quando avevo la loro età!”,  fatta dal prof. A. Barbero durante una trasmissione televisiva nella quale lui e G. Augias discutevano, quest’ultimo con una certa supponenza e polemica, con due rappresentanti del Comitato Nazionale degli studenti sulle modifiche da apportare all’esame di stato qualche tempo fa.

Strategiche le parole di Barbero e puntuali per far mutare immediatamente, in maniera positiva, la conversazione già avviata sul piano dello scontro, per altro con uno studente e una studentessa che, se pur politicamente molto indottrinati, mostravano di essere per nulla sprovveduti e smarriti difronte a due intellettuali di prestigio.

Sta di fatto che il ricordo di quella età giovanile, in genere bella pur se complessa e talora problematica, gli adulti sembra l’abbiano spesso rimossa o non siano disposti per nulla a rammentarla, perché ormai sono tutti presi dal ruolo che ha compiti seri, impegnativi e diversi,  galloni conquistati sul campo, ben lucidi, da mettere in mostra.

E’ così si stenta molto, al di là delle parole, nei fatti a fare un passo di avvicinamento concreto verso i più giovani, si procede  con  diffidenza, sfiducia, frequenti richiami, con amorevole distacco.

Piace, i docenti ne sono maestri, sottolinearne le magagne, le inefficienze, gli errori, le incongruenze, la volatilità, la perdita di tempo, la testa per aria.

Provo anche io talora a rammentare, oggi che il tempo è passato, quella giovinezza consumata tanto in fretta, velocemente e ne ricordo, pur con qualche difficoltà,  la confusione, il turbamento, il vigoroso desiderio di quasi mangiare il giorno, di divorare l’esperienza, di vivere senza freni, travolto da emozioni vibranti, oggi ormai lontane, quasi sopite, quante nostalgie!

Da grandi ci siamo dimenticati quella tensione, quel trambusto interiore, quello slancio smisurato e incontrollabile, quell’odore denso di profumi travolgenti della vita, quel senso di onnipotenza tipicamente giovanile, la testardaggine, quell’innamorarsi irresistibile e senza limiti di tutto e di tutti.

Quei vissuti li abbiamo scordati, accantonati, rimossi e spenti con il senno e la razionalità del ruolo adulto, rendendo troppo spesso arido il nostro giardino interiore. Se proviamo però per un po’ a far mente locale e ci abbandoniamo ad un voluttuoso quanto edificante esercizio del ricordo, tutto affiora gradualmente e : “Mi ricordo bene i miei anni giovanili!”L’impazzimento per Maria dolce e promettente compagna di banco, che non mi faceva capire un bel nulla della filosofia spiegata dalla professoressa. Rammento le tante goliardate fatte con gli amici e che oggi non faccio più, non posso  più fare. “Non è più quel tempo e quell’età” direbbe Carducci*.

Le foto sbiadite, in bianco e nero, tornano a scorrere una dietro l’altra, nella  mente, come fotogrammi di un film. Se pur inizialmente con qualche fatica ecco che :” Mi ricordo bene!” e come se mi ricordo, l’entusiasmo, la voglia di fare senza freno e talora anche senza senso, la distanza dagli adulti di cui  rammento vagamente i volti,  ricordo poco le sembianze persino dei miei genitori che pure avevano appena quarantanni e questo perché ero semplicemente tutto Io.

Quelle antiche e lontane esperienze, essenzialmente emotive, sono oggi parte integrante di me.

Potremmo certamente uscire dalla ostentata tranquillità del ruolo di adulti, dalla presunzione di aver capito tutto o quasi dell’esistenza, dal presente percepito come eterno e aprire la porta al ricordo per tornare a giocare liberamente con la vita come un tempo? Certo che è possibile richiamare alla mente la straordinarietà di essere stati anche noi giovani dissennati e senza tanta voglia di applicarsi. Sarebbe  molto utile a noi e ci porterebbe forse a non chiedere con assillante, stucchevole insistenza, coerenza e serietà nei comportamenti e negli impegni a chi la sta vivendo. Perché al momento non lo possono fare più di tanto, come di certo non potevamo farlo anche noi allora, incalzati e rapiti come eravamo dai tanti turbamenti, da tante insani desideri.

Non c’è la coerenza, non ci può essere, non ci deve essere, questo è essere giovani.

La vicinanza, la condivisione emotiva, l’empatia, “ti capisco, ho portato le tue scarpe!”** sono la strada, talora dissestata e difficile da percorrere, che ci consente di portarci, pur se adulti fatti, vicini a quella inebriante stulticia***, per noi ormai lontana, che loro stanno adesso vivendo a pieno.

Perché, per dirla con Duccio Demetrio,non si vive di solo presente , la coscienza del passato è un privilegio, è l’antico che c’è e che siamo”.****

Riportarlo alla mente è riconoscere, nel bene o nel mal e a tutto tondo, le nostre esperienze, le antiche emozioni, le nostre incertezze, le nostre stravaganze e pazzie.

Anche noi docenti siamo stati con la testa tra le nuvole, pur se forse  in maniera diversa dai giovani oggi, i contesti sono molto diversi, il web imperversa e le follie sono altre, ma pur sempre follie sono e i turbamenti a stringere hanno radici umane comuni.

Il ricordo dell’età giovanile è possibile e non si può condensare in una sommaria struggente nostalgia del tempo passato, va condito di dettagli, di slanci vincenti e sonori naufragi, di ammonimenti solenni che ci hanno colpito nell’intimo:

“ Ma vuoi fare, una volta tanto, la persona seria?”

“Quel cellulare prima o poi te lo faccio in mille pezzi!”

Il ricordo permette di instaurare una costruttiva vicinanza emotiva con gli alunni, non ingombrata unicamente da continui richiami e rimbrotti, da distratti atteggiamenti di sufficienza e predicate idee di inclusione che si agevolerebbe con un semplice:

“ Ti capisco, ci sono passato anche io!” .

Consente di legare, di costruire vicinanze, di sostenere relazioni fiduciose, ci allontana da inutili pregiudizi, da distacchi ritenuti incolmabili, da banali affermazioni.

“Suo figlio, cara signora, potrebbe fare ma, non si applica, ha la testa tra le nuvole!”

“Menomale… Avrà tempo di invecchiare!”

*G. Carducci, Davanti san Guido.
**Empathy Museum, Londra.
***Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia.
****Duccio Demetrio, All’antica, Cortina Editore, 2025.